20 Settembre 2026
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Referendum sui sottosegretari, Occhiuto non arretra: ricorso al Consiglio di Stato per fermare il voto

La Regione impugna la sentenza con cui il Tar si è dichiarato privo di giurisdizione. Nessuna revoca della riforma: il 29 novembre resta sul calendario e lo scontro congela politicamente anche l’allargamento della Giunta da sette a nove assessori

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Roberto Occhiuto sposta a Roma la battaglia sui sottosegretari. Con il referendum del 29 novembre ancora fissato e il tempo che corre, la Regione ha notificato il ricorso al Consiglio di Stato contro la sentenza che ha sbarrato la strada al tentativo di fermare il voto. In estrema sintesi: nessuna modifica della riforma, nessuna revoca degli atti e nessun ritorno in Consiglio regionale. Il centrodestra difenderà fino in fondo la modifica dello Statuto della Calabria che consente la nomina di due sottosegretari e l’allargamento della Giunta da sette a nove componenti. La partita si gioca ora davanti ai giudici di Palazzo Spada, mentre il calendario continua a indicare la stessa data: 29 novembre 2026.

La Regione sceglie lo scontro fino al Consiglio di Stato

Dopo le valutazioni affidate all’Avvocatura regionale, la Cittadella ha deciso di impugnare davanti al Consiglio di Stato la sentenza con cui il Tar Calabria ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato dalla Regione. L’appello è stato notificato e ora si attende la fissazione dell’udienza cautelare, che dovrà arrivare in tempo utile rispetto alla data del 29 novembre. L’obiettivo è ottenere a Palazzo Spada il ribaltamento della decisione di primo grado e provare a fermare il referendum prima dell’apertura delle urne.

Il punto giuridico resta essenziale. Il Tar Calabria non ha stabilito se il referendum sia legittimo o illegittimo e non ha convalidato nel merito le ragioni dei promotori. Ha dichiarato il ricorso regionale inammissibile per difetto di giurisdizione, ritenendo che la controversia non potesse essere decisa dal giudice amministrativo. L’effetto concreto, tuttavia, è stato pesante per la Regione: l’atto che ha aperto la strada alla consultazione non è stato annullato e il voto è rimasto fissato. È proprio questo passaggio che la Cittadella tenta ora di rimettere in discussione davanti al Consiglio di Stato. Fino a una nuova pronuncia, però, il referendum del 29 novembre resta formalmente in calendario.

Sottosegretari e Giunta allargata restano appesi al giudizio

La controversia non riguarda soltanto due nuove caselle nell’organigramma regionale. La modifica statutaria consente la nomina di fino a due sottosegretari, anche esterni al Consiglio, e porta da sette a nove il numero massimo dei componenti della Giunta. Una linea di confine che trasforma il contenzioso giuridico in un problema politico. Attorno all’allargamento dell’esecutivo si concentrano aspettative, equilibri tra partiti e impegni maturati nella maggioranza. Finché il destino del referendum non sarà chiarito, ogni nuovo assetto rimane esposto all’incertezza. E lo stallo finisce inevitabilmente per pesare anche sull’attività di Palazzo Campanella, ferma da settimane e chiamata a smaltire provvedimenti politicamente rilevanti.

Due consultazioni nella stessa giornata, ma una sola è già certa

Il paradosso è che, comunque vada davanti al Consiglio di Stato, il 29 novembre le urne in Calabria si apriranno. A Zambrone e Zaccanopoli si voterà certamente sulla ridefinizione dei confini comunali. Resta invece da capire se, nello stesso giorno, tutti i calabresi saranno chiamati anche a pronunciarsi sulla riforma dello Statuto. Occhiuto ha scelto di andare fino in fondo, assumendosi anche il rischio politico della sfida: se il Consiglio di Stato non accoglierà le ragioni della Regione o non sospenderà in tempo gli effetti degli atti contestati, la Cittadella dovrà organizzare proprio quel referendum che ha tentato di bloccare prima al Tar e ora in appello.

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