15 Settembre 2026
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L’uomo da mezzo milione di euro: maxi adeguamento retroattivo al capo di gabinetto del Consiglio regionale

Previsto un incremento complessivo di oltre 500mila euro con effetto retroattivo per il capo dello staff di Mancuso. L’adeguamento decorre dal 2021 (data della nomina) e arriva fino a ottobre 2026, presunta fine della legislatura

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Con l’atto dirigenziale n. 477 del 13 settembre 2024, pubblicato sul Bollettino Ufficiale della Regione Calabria, il settore risorse umane del Consiglio regionale ha formalizzato l’adeguamento del trattamento economico e previdenziale del dottor Domenico Macrì, nominato capo di Gabinetto del presidente del Consiglio, Filippo Mancuso, il 18 novembre 2021.

Il provvedimento si fonda sull’articolo 9 della legge regionale n. 8 del 1996, che stabilisce l’equiparazione del trattamento economico del Capo di Gabinetto a quello del Segretario Generale del Consiglio. A sua volta, lo stipendio del segretario è definito in relazione alla massima posizione dirigenziale prevista dal contratto collettivo nazionale applicato alle Funzioni Locali.

Con la sottoscrizione, avvenuta il 16 luglio 2024, del nuovo CCNL triennio 2019-2021 per l’area dirigenziale delle Funzioni Locali, è scattata l’esigenza di commisurare retroattivamente lo stipendio del capo di Gabinetto, in modo da riflettere l’aggiornamento contrattuale recepito a livello nazionale.

L’adeguamento economico

L’atto amministrativo dispone che il nuovo trattamento venga riconosciuto a partire dalla data di nomina del dottor Macrì, ovvero dal 18 novembre 2021, con validità fino alla fine della legislatura, prevista per il 4 ottobre 2026. La somma complessiva rideterminata è pari a 515.995,93 euro, già impegnata nel bilancio triennale 2024-2026 del Consiglio regionale, e ripartita come segue: 179.298,50 euro per l’anno 2024; 191.203,09 euro per l’anno 2025; 145.494,34 euro per l’anno 2026. I fondi provengono da un apposito capitolo del bilancio consiliare.

Il principio di legittimità

L’intervento non ha natura discrezionale, ma rientra nel quadro regolamentare esistente, secondo il quale il trattamento economico del capo di Gabinetto segue quello del segretario Generale. La retroattività dell’adeguamento è stata motivata dalla necessità di riallineare le retribuzioni con le nuove previsioni contrattuali, entrate in vigore solo nel 2024 ma valide per il triennio precedente.

Un caso che solleva riflessioni

Pur nel pieno rispetto della legge, l’atto solleva interrogativi di natura politica e gestionale, soprattutto in una regione in cui la sostenibilità della spesa pubblica resta un tema sensibile. Tuttavia, va precisato che l’adeguamento non rappresenta un aumento discrezionale o una scelta unilaterale, bensì un obbligo normativo e contrattuale cui l’amministrazione si è attenuta. Il dibattito, semmai, può spostarsi sulla congruità delle norme esistenti e sull’opportunità, in un momento di complessità finanziaria per molti enti territoriali, di prevedere aumenti con effetto retroattivo pluriennale, anche se legittimati da contratti nazionali.

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