“Sul mare del Lametino non servono né propaganda né allarmismi”. È questa la posizione espressa dal Gruppo consiliare di Fratelli d’Italia Lamezia Terme, che interviene sullo stato delle acque lungo la costa e sull’attività di monitoraggio e risanamento messa in campo dalla Regione Calabria.
Secondo FdI, rispetto alla scorsa estate si sarebbero registrati segnali di miglioramento in diversi tratti del litorale di Lamezia e del Lametino, pur senza poter considerare definitivamente superate le criticità. “Non sempre e non ovunque”, sottolineano i consiglieri, evidenziando come il miglioramento non debba tradursi in un abbassamento della guardia.
Il gruppo ricorda anche quanto accaduto nel giugno 2025, quando alla Marinella di Lamezia Terme fu necessario adottare un divieto temporaneo di balneazione dopo il superamento dei limiti relativi all’Escherichia coli, successivamente revocato a seguito delle nuove analisi. Nel corso dell’estate 2026, almeno finora, a Lamezia non si sarebbe verificato un analogo provvedimento.
Tutti “eccellenti” i tratti balneabili del Lametino
Un elemento positivo viene individuato nella classificazione ufficiale delle acque di balneazione per il 2026. La classe “eccellente” è stata infatti assegnata, secondo quanto riportato da FdI, a tutti i 27 tratti destinati alla balneazione nei comuni di Curinga, Falerna, Gizzeria, Lamezia Terme e Nocera Terinese, per complessivi oltre 30 chilometri di costa.
A Lamezia Terme risultano classificati come “eccellenti” tutti i nove tratti monitorati, per circa nove chilometri complessivi. Un dato che, però, il gruppo consiliare invita a leggere correttamente. La classificazione, infatti, è basata sulle analisi microbiologiche effettuate nell’arco di quattro anni, dal 2022 al 2025, e non costituisce una certificazione quotidiana della qualità dell’acqua.
Per questo, secondo FdI, il dato non può cancellare eventuali fenomeni episodici, dalla presenza di schiume e rifiuti alle alterazioni della colorazione dell’acqua.
La criticità alla foce dello Spilinga
Nel documento viene affrontato anche il caso del torrente Spilinga, alla foce tra Lamezia Terme e Gizzeria, dove il monitoraggio di Goletta Verde aveva evidenziato una significativa criticità.
FdI precisa che il campionamento è stato effettuato “in corrispondenza della foce” e non in uno dei tratti ufficialmente destinati alla balneazione. Per questo, secondo il gruppo, il risultato non può essere automaticamente esteso all’intero litorale del Lametino.
“Resta comunque un segnale da non sottovalutare”, affermano i consiglieri, secondo i quali proprio nei punti in cui un corso d’acqua può intercettare o trasportare carichi inquinanti verso il mare occorre intervenire individuando le cause a monte. L’obiettivo indicato è dunque quello di risalire all’origine delle eventuali criticità e intervenire in maniera strutturale.
Acqua verde e schiume, il nodo delle microalghe
Un altro tema riguarda gli episodi di acqua verde o marrone e schiume superficiali osservati lungo la costa tirrenica. Nel documento viene richiamato il lavoro di Arpacal, secondo cui numerosi fenomeni sarebbero riconducibili a intense fioriture di microalghe, favorite dalle alte temperature, dal forte irraggiamento solare e dallo scarso ricambio delle acque.
Questo, viene evidenziato, non equivale automaticamente a una contaminazione fecale, ma non significa nemmeno che il fenomeno debba essere archiviato semplicemente come “naturale”. Secondo FdI, infatti, l’eccesso di azoto e fosforo, proveniente anche da reflui, attività agricole, insediamenti non collettati e scarichi industriali, può favorire la proliferazione delle alghe.
Da qui la richiesta di ampliare le analisi, rafforzare i controlli sui corsi d’acqua e intervenire sull’intero bacino del Golfo di Sant’Eufemia.
FdI riconosce l’impegno dell’assessore Montuoro
È in questo contesto che il gruppo consiliare di Fratelli d’Italia riconosce l’attività portata avanti dall’assessore regionale all’Ambiente Antonio Montuoro. Secondo FdI, l’impegno della Regione non si sarebbe limitato alle dichiarazioni, ma avrebbe prodotto risorse, strumenti di controllo e attività sul territorio.
La programmazione regionale prevede circa 200 interventi sul sistema depurativo e fognario calabrese, per un investimento complessivo di 175 milioni di euro. All’interno di questo piano, a Lamezia Terme sono stati destinati 3 milioni di euro per il potenziamento e l’adeguamento strutturale del collettore fognario che collega località Pullo al pozzetto del fiume Amato.
Un intervento considerato strategico per il funzionamento del sistema fognario cittadino e per la tutela del mare. “Un finanziamento, però, non è ancora un’opera conclusa”, evidenzia FdI, chiedendo che le risorse vengano trasformate rapidamente in progettazione, procedure e lavori, attraverso un cronoprogramma trasparente e verificabile.
“Tolleranza Zero” e controlli sul territorio
La strategia regionale comprende anche la ricognizione e ingegnerizzazione degli impianti affidata a Sorical, l’installazione di sonde in 70 depuratori costieri per il controllo continuo del funzionamento, il tracciamento GPS degli autospurgo e i campionamenti straordinari di Arpacal. Sono inoltre previsti l’utilizzo di laboratori mobili, battelli e droni, con un sistema operativo che coinvolgerebbe oltre 300 addetti.
Con la deliberazione di Giunta regionale numero 108 del 13 marzo 2026, l’operazione “Tolleranza Zero” è stata resa strutturale durante tutto l’anno, con il potenziamento della sorveglianza idraulica, della pulizia delle aste fluviali e del monitoraggio delle aree considerate più sensibili.
Nel mese di luglio, inoltre, Arpacal ha effettuato prelievi straordinari anche nell’area di Lamezia Terme, lungo i torrenti e i recapiti a mare, ampliando gli approfondimenti ad azoto, fosforo e altri nutrienti potenzialmente responsabili delle proliferazioni algali.
La nuova app per monitorare la situazione
Tra gli strumenti indicati da FdI c’è anche “CalabriAmbiente”, l’applicazione attraverso la quale i cittadini possono consultare le attività di monitoraggio, accedere alle analisi ambientali e segnalare eventuali anomalie. “La trasparenza, su una materia così delicata, non è un elemento accessorio, è parte della soluzione”, sostiene il gruppo consiliare.
Un passaggio considerato particolarmente importante riguarda inoltre il confronto avviato dall’assessore Montuoro con le associazioni riunite in “Uniti per il Golfo di Sant’Eufemia”.
Nel tavolo regionale sono state affrontate diverse questioni, dalla depurazione durante i periodi di maggiore afflusso turistico al tema dei nitrati e dei nutrienti agricoli, passando per i canaloni dell’area industriale, gli scarichi provenienti dai comuni dell’entroterra e il documento sottoscritto da migliaia di cittadini. Per FdI, il confronto con associazioni e comitati rappresenta il corretto metodo istituzionale.
“Ora bisogna intensificare i controlli”
Il gruppo consiliare chiede adesso un ulteriore rafforzamento delle attività di controllo. Nel mirino vengono indicati in particolare lo Spilinga, il fiume Amato, i torrenti Bagni e Turrina e i canaloni dell’area industriale.
FdI sollecita inoltre la pubblicazione rapida degli esiti dei campionamenti, interventi contro gli scarichi abusivi e sugli insediamenti non collegati alla rete fognaria, oltre a un monitoraggio sistematico di nitrati, fosforo e sostanze provenienti dalle attività agricole e produttive.
Secondo il gruppo, sarà inoltre necessario coinvolgere stabilmente tutti i comuni costieri e dell’entroterra che incidono sul Golfo di Sant’Eufemia, affrontando il problema in una prospettiva complessiva di bacino.
“Nessun trionfalismo, guardia alta”
Il giudizio finale di Fratelli d’Italia è netto: il mare di Lamezia e del Lametino non avrebbe ancora raggiunto il livello auspicato, ma il 2026 avrebbe mostrato segnali di miglioramento, accompagnati da un livello di attenzione, investimenti e controlli ritenuto superiore rispetto al passato. “Per questo riconosciamo all’assessore Antonio Montuoro presenza, disponibilità e attenzione concreta verso Lamezia e il suo comprensorio”, affermano Alessandro Saullo, Antonio Lorena e Giovanni Manuel Raso.
Il gruppo sottolinea però che il modo migliore per valorizzare il lavoro svolto non sarebbe sostenere che “vada tutto bene”, ma proseguire chiedendo ancora più determinazione, trasparenza e capacità operativa. “Il risultato vero non sarà un comunicato stampa o una percentuale. Sarà raggiunto quando nessuna famiglia dovrà più domandarsi se sia sicuro far entrare i propri figli in acqua”.
E la conclusione del documento guarda proprio a questo obiettivo: “Fino ad allora, nessun trionfalismo e nessuno sconto, guardia alta, controlli continui e interventi concreti”.












