La vittoria di Fabio Roscioli alle suppletive di Reggio Calabria è il punto di partenza dell’intervento di Roberto Occhiuto a “Porta a Porta”, la trasmissione di Rai 1 condotta da Bruno Vespa, andata in onda nella serata del 29 settembre 2026. Il presidente della Regione Calabria, esponente di Forza Italia, torna sul risultato elettorale e sul ruolo giocato da Roberto Vannacci, che aveva sostenuto la candidatura di Domenico Giannetta.
Alle suppletive del collegio Reggio Calabria-Locri l’affluenza definitiva si è attestata al 22,34 per cento. Roscioli ha conquistato il seggio alla Camera con il 51,02 per cento, davanti a Francesco Antonio Benedetto, fermo al 36,59 per cento, mentre Giannetta ha ottenuto il 10,94 per cento.
È proprio il dato dell’affluenza a offrire a Occhiuto l’occasione per una prima riflessione. “L’astensionismo è brutto? Beh, è tipico di tutte le Suppletive”, ha detto il governatore durante la trasmissione, richiamando precedenti consultazioni caratterizzate da una partecipazione ridotta. Secondo Occhiuto, dunque, il dato calabrese va letto tenendo conto della particolare natura della consultazione.
Il confronto con Vannacci
Nel ragionamento di Occhiuto entra quindi direttamente Vannacci, protagonista della campagna elettorale e sostenitore di Giannetta. Il governatore contesta l’interpretazione secondo cui il risultato avrebbe rappresentato un’affermazione politica del generale.
“Non doveva essere Vannacci a riavvicinare gli italiani alle urne? Non è riuscito nemmeno in questo”, ha affermato Occhiuto, riferendosi alla bassa partecipazione. Poi l’attacco più diretto: “Ho visto che ha festeggiato, voleva fare della Calabria la sua Sassonia, ma un Generale che festeggia una sconfitta mi sembra che sia un Generale molto strano”.
Il riferimento alla Sassonia richiama una metafora già utilizzata dallo stesso Occhiuto dopo il voto. Il 28 settembre, commentando l’esito delle suppletive, il presidente calabrese aveva dichiarato che Vannacci avrebbe pensato di trasformare Reggio Calabria nella propria “Sassonia”, sostenendo però che il risultato elettorale fosse andato in direzione opposta.
Occhiuto ha poi contestato anche la lettura del risultato di Giannetta, sostenendo che il consenso ottenuto dal candidato di Futuro Nazionale sarebbe stato in larga parte riconducibile al patrimonio elettorale già posseduto dallo stesso Giannetta. “Quello di Vannacci è un dato drogato, due terzi dei voti presi sono di Giannetta, uguali a quelli dell’anno scorso”, ha affermato. E ha aggiunto: “Sarebbe stata la stessa identica cosa se Giannetta si fosse candidato col Partito Socialista”.
Si tratta, in questo caso, di una valutazione politica di Occhiuto sul peso elettorale di Vannacci e Giannetta, non di un dato ufficiale sul quale sia possibile stabilire direttamente l’origine dei singoli voti. Il risultato ufficiale delle suppletive attribuisce a Giannetta il 10,94 per cento dei consensi.
“Il coraggio di governare” e le idee liberali
Durante l’intervista c’è spazio anche per il nuovo libro di Occhiuto, “Il coraggio di governare”, presentato dallo stesso presidente della Regione come un testo dedicato alle sue idee politiche e all’esperienza amministrativa calabrese.
“Il mio libro contiene alcune idee liberali, se alcune cose sono state fatte in Calabria si possono fare ovunque. E poi contiene uno spirito riformista”, ha spiegato Occhiuto.
Il libro diventa così anche l’occasione per riportare il discorso sul profilo politico di Forza Italia e sulla collocazione del centrodestra rispetto alle altre forze parlamentari.
Lo scontro sul campo largo
Il secondo fronte affrontato nel corso della trasmissione riguarda il centrosinistra e, in particolare, la discussione interna alla coalizione sulle posizioni da assumere rispetto al conflitto in Medio Oriente e al tema dell’antisemitismo.
Occhiuto sostiene che il cosiddetto campo largo si sarebbe progressivamente allontanato da una parte dell’elettorato di centrosinistra di tradizione riformista. Nel suo ragionamento cita anche Emanuele Fiano: “Fiano rappresenta quella parte della sinistra che non solo su questo tema ma anche su altro non è più rappresentata da questo campo per così dire largo”.
Il governatore individua quindi una frattura politica tra chi, a suo giudizio, continua a tenere insieme la condanna dell’antisemitismo e quella delle politiche del governo israeliano e chi, invece, avrebbe assunto posizioni differenti.
“Una parte che condanna l’antisemitismo pur condannando anche il regime israeliano, una parte che votava per una sinistra riformista che ora non c’è più”, ha detto Occhiuto. Da qui la sua conclusione politica sul centrosinistra: “Anche su questo tema il campo largo sta dimostrando di essere una coalizione politica che si sta spostando sempre più sulle estreme”.
La replica al Pd e il tema dell’antisemitismo
Il confronto si è intrecciato anche con le dichiarazioni del deputato del Partito democratico Marco Furfaro, che aveva contestato l’idea secondo cui sarebbe la sinistra a dover fare i conti con il proprio passato.
Occhiuto ha risposto spostando il discorso sul rapporto tra memoria storica e manifestazioni contemporanee. “Non ho il busto di Mussolini a casa però non cerco di soffiare sul fuoco delle piazze quando qualche rigurgito antisemita lo rappresentano e c’è una parte consistente della sinistra che lo ha fatto in questi anni”, ha dichiarato.
Le affermazioni restano dunque inserite nel confronto politico tra il governatore calabrese e gli esponenti del centrosinistra e riguardano, nella formulazione di Occhiuto, il comportamento di una parte della sinistra negli ultimi anni.
Dalle suppletive al confronto politico
La puntata di “Porta a Porta” ha così riunito due piani distinti: da una parte il risultato delle suppletive di Reggio Calabria, con l’elezione di Fabio Roscioli e il confronto interno al centrodestra; dall’altra il dibattito sulla collocazione del centrosinistra e sulle tensioni emerse intorno ai temi dell’antisemitismo e della politica israeliana.
Sul voto reggino, i dati ufficiali confermano l’elezione di Roscioli e un’affluenza del 22,34 per cento. Le interpretazioni sul significato politico del risultato e sul peso specifico di Vannacci restano invece affidate alle valutazioni dei protagonisti.













