Tra due possibili figuracce, sarebbe meglio scegliere la meno peggio o, che dir si voglia, la più onorevole. È la sensibilità che si sta facendo largo nel dibattito interno alla coalizione di governo regionale sull’ affaire sottosegretari. Il 29 novembre, data in cui, salvo sovvertimenti clamorosi, i calabresi saranno chiamati ad esprimersi sulla opportunità di inserire nell’ordinamento regionale due consulenti de facto, è dietro l’angolo.
Prospettato ieri da Famularo
Non c’è bisogno scomodare il grande Piepoli o altre entità demoscopiche per avere la conferma che la maggioranza dei calabresi andrebbe a macellare nelle urne i “vice ministri “. I vannacciani, poi, si sbizzarrirebbero in questo periodo di grazia sondaggistica per loro nell’ affossare una riforma quantomeno non urgente. Insomma, al presidente della regione una eventuale consultazione referendaria potrebbe costare tanto. Ma anche a Fratelli d’Italia e Lega, con quest’ultima impegnata da Nord a Sud a predicare aderenza ai ceti più deboli, farebbe malissimo sostenere l’ insostenibile leggerezza sottosegretariale. Ecco perché, quantunque timida, qualche voce di dissenso comincia a levarsi sai ranghi della maggioranza occhiutiana. “Roberto non si doveva impuntare supra sti cazzi de sottosegretari perché ora uscirne è difficile “. L’exit strategy di saggezza c’è comunque, la prefigurava ieri il direttore Famularo da questo giornale: abrogare al primo consiglio utile la norma che disciplina l’introduzione dei pleonastici ‘visìr’ nell’ esecutivo regionale. Il che equivarrebbe (anche) a mandare anzitempo negli spogliatoi un’ avvocatura che, almeno in questa partita, ha avuto lo stesso rendimento di Modric in Lazio Milan di due giorni fa. È vero, levare di mezzo la vexata quaestio sarebbe una sconfitta per il Governatore, ma almeno essa avrebbe effetti che si potrebbero limitare alle quattro mura del palazzo.
La fiducia posta su una questione di capriccio
Diversa sarebbe una tranvata che arrivasse dalle urne pochi mesi prima del rinnovo dei due rami del parlamento. Con il rischio di un effetto domino sul gradimento dei partiti a sostegno di quello che anche le destre definiscono oramai uno spreco, i sottosegretari appunto. Conviene, pertanto, a Roberto Occhiuto mantenere il punto su una scelta impopolare già tra i suoi stessi alleati? Il presidente nel recente passato ha saputo giocare politicamente d’azzardo, mostrando un talento non comune, come dimostra il successo elettorale dello scorso autunno. Ma allora i calabresi venivano chiamati ad esprimersi sulla sua credibilità, a seguito delle ben note vicende giudiziarie, sulle quali peraltro si attende ancora una parola di chiarezza. Questa volta, invece, la questione di fiducia sarebbe posta su di un capriccio. E i capricci, da che mondo è mondo, non piacciono. Glielo diciamo noi, si fidi, perché anche questa volta le guagliune e ri guagliuni della sua coalizione se vrigognanu.












