18 Settembre 2026
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Sanità in Calabria, l’ironia amara di Stasi: “Ospedali con le zecche? No, per la Regione è solo un’illusione ottica”

Il primo cittadino di Corigliano Rossano smonta la "teoria della percezione" della maggioranza di centrodestra e punta il dito contro il governatore: "Tagli, accentramenti e regalìe ai privati"

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Tranquilli, quelle nei reparti non sono zecche: è solo la loro percezione“. Utilizza il fioretto dell’ironia più amara, il sindaco di Corigliano Rossano Flavio Stasi, per sferzare la gestione della sanità pubblica calabrese e l’operato del Governatore. Un paradosso surreale, quello evocato dal primo cittadino, che prende le mosse dalle recenti e sconcertanti segnalazioni arrivate da alcuni suoi concittadini per smontare pezzo per pezzo la narrazione ufficiale del centrodestra sul servizio sanitario regionale.
Il casus belli nasce da una vicenda di degrado igienico-sanitario segnalata da cittadini e familiari di ricoverati: l’invasione di zecche per per alcuni giorni nelle corsie d’ospedale.
Di fronte alla gravità del fatto, Stasi – invece di fermarsi alla semplice protesta – sceglie di restituire al mittente la retorica usata a sua detta dai difensori dell’amministrazione regionale, secondo cui i disservizi sanitari calabresi sarebbero non già una drammatica realtà, bensì una mera ed errata “percezione” dei cittadini, condizionati da post sui social e articoli di giornale.
“A questi zelanti cittadini – incalza ironicamente Stasi – ho risposto come mi è stato insegnato dal centrodestra: probabilmente quelle che hanno visto per giorni, persino addosso ai propri parenti, non erano zecche, ma una semplice ‘percezione delle zecche'”.
Una battuta sferzante che serve a mettere a nudo quello che il sindaco definisce un vero e proprio insulto all’intelligenza dei calabresi: “Secondo questa illuminata teoria, i cittadini sarebbero incapaci di valutare la qualità dei servizi ricevuti, nei rari casi in cui li ricevono, perché imbambolati dalla propaganda. Invece la realtà è fatta di migliaia di persone costrette ogni anno a mettersi in viaggio e spendere fior di quattrini che non hanno per ottenere prestazioni sanitarie minime, già pagate con le proprie tasse”.

L’accusa: “Un disegno preciso: accentrare, sopprimere, privatizzare

Ma al di là della metafora, la nota del primo cittadino traccia un bilancio dettagliato e durissimo dell’operato della gestione commissariale e presidenziale, accusata di condurre un’opera metodica di smantellamento del servizio pubblico a vantaggio delle strutture private.
Tra le tappe di questo declino, Stasi elenca con precisione una serie di provvedimenti e tagli analitici, citando in primis la “cancellazione del servizio salvavita di Emodinamica” per le comunità di Corigliano Rossano, Paola, Lamezia Terme e Vibo Valentia, giunta “ovviamente dopo aver usato, durante la campagna elettorale del 2025, atti che dicevano l’esatto contrario”.
A questo si affianca la recente Delibera 1289 firmata dal Commissario De Salazar tra i suoi ultimi atti alla guida dell’ASP, con la quale vengono “di fatto soppresse tutte le unità di Anatomia Patologica degli Spoke e trasformate nello sgabuzzino dell’Anatomia Patologica dell’Ospedale di Cosenza”.
Il quadro delle accuse si completa infine con la spinta verso l’esterno, denunciando il “finanziamento milionario a favore di privati per servizi come l’Assistenza Domiciliare”, la “totale mancanza di trasparenza nelle procedure di reclutamento” e la scelta di dirottare verso il privato “non più soltanto pazienti che hanno bisogno di prestazioni urgenti, ma persino banali ricoveri nei reparti ‘freddi’, come Medicina e reparti analoghi”.

«Calabresi trattati come limoni da spremere»

Tutto questo quadro, rimarca Stasi, avviene “nel più totale e imbarazzante silenzio dei circoli locali di centrodestra”, mentre la classe politica di governo regionale continua a difendere l’operato commissariale.
“Se la storia della percezione fosse vera – conclude il sindaco di Corigliano Rossano – non saremmo di fronte a uno scandalo, ma alle logiche conseguenze dell’abbandono politico della sanità territoriale, con la scelta deliberata di trasformare ogni cittadino calabrese in un limone da spremere nel momento del bisogno. La vicenda delle zecche non è una banale denuncia, ma la drammatica e urgente conferma che serve un totale ribaltamento dell’organizzazione sanitaria in Calabria e un netto cambio di passo della classe politica regionale“.

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