18 Settembre 2026
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Violenza sulle donne, in Calabria nasce “Spazio sicuro Uil”: 50 sedi sindacali trasformate in presidi d’ascolto

Approvato all'unanimità dal Consiglio regionale il progetto che formerà oltre 150 operatori a partire da ottobre. La segretaria Senese: "Non daremo un freddo numero di telefono, ma un supporto concreto e reale"

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Una nuova e articolata rete di protezione sociale si attiva sul territorio calabrese per offrire risposte concrete alle donne vittime di maltrattamenti fisici, psicologici, economici o sociali.
Il Consiglio regionale della Uil Calabria ha approvato all’unanimità l’avvio del programma “Spazio sicuro Uil”, un’iniziativa strutturata che punta a trasformare capillarmente l’intera presenza del sindacato in un punto di prima accoglienza e orientamento.
A partire dal mese di ottobre, oltre 150 dipendenti operativi nelle 50 sedi regionali parteciperanno a percorsi formativi dedicati, acquisendo le competenze necessarie per accogliere le richieste d’aiuto e indirizzare le vittime verso percorsi di assistenza in piena riservatezza. “Basterà recarsi in una delle 50 sedi del sindacato e rivolgersi a un qualsiasi operatore o operatrice disponibile sapendo di trovare, in assoluta riservatezza, una persona preparata a indicare il percorso di aiuto e supporto corretto”.

Il ruolo degli operatori e il raccordo con i centri antiviolenza

L’iniziativa non mira a sostituirsi alle strutture specializzate, bensì a costituire un canale di accesso immediato e protetto collegato direttamente con i soggetti istituzionali e i servizi già attivi sul territorio attraverso appositi protocolli di intesa.
La segretaria regionale Mariaelena Senese ha evidenziato l’impatto sociale della misura, pensata per rompere l’isolamento e facilitare l’uscita da contesti di sofferenza e sopraffazione. “Abbiamo deciso di trasformare i nostri presidi in sentinelle del disagio femminile, provando così a offrire un’ulteriore opportunità alle donne calabresi in difficoltà perché riescano ad affrancarsi da situazioni di vessazione e violenza. Il compito degli operatori è molto chiaro: non fare gli psicologi, non formulare giudizi e, soprattutto, non valutare autonomamente il livello di pericolo. Devono invece essere formati per riconoscere i segnali, accogliere, ascoltare e attivare tempestivamente la rete dei professionisti competenti. Da quel momento chi si rivolge a noi non riceverà solo un freddo numero di telefono da contattare ma sarà accompagnata, nel rispetto della sua volontà e dei protocolli previsti, verso il centro antiviolenza e, quando necessario, verso i servizi sociali, l’assistenza legale e sanitaria e le istituzioni competenti”.

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