C’era già tensione nell’aria, nelle ultime settimane, all’interno della federazione del Partito democratico di Cosenza. Le accuse di “violenza politica”, la sfiducia al segretario provinciale, le assemblee convocate e poi cancellate nel cuore della notte avevano trasformato il dibattito interno in una guerra di nervi.
L’assemblea autoconvocata sabato mattina segna però un salto di qualità: non più schermaglie, ma una richiesta formale e netta. Commissariamento pieno e congresso straordinario. Tradotto: così non si può andare avanti.
“Una crisi ormai strutturale”
Il documento approvato non gira attorno alle parole. La situazione della federazione viene definita senza infingimenti: “La condizione di crisi in cui è stata trascinata la federazione del Pd di Cosenza è divenuta ormai strutturale”.
Non un incidente di percorso, non una fase transitoria. Una patologia politica che si è sedimentata nel tempo e che oggi impedisce al partito di svolgere le sue funzioni minime: discutere, decidere, rappresentare.
La bocciatura delle mezze soluzioni
Nel mirino finisce anche la recente costituzione della commissione per la gestione della fase elettorale provinciale. Per l’assemblea si tratta di “un atto insufficiente e parziale”, un tentativo di tamponare l’emorragia con un cerotto.
“Un commissariamento ad acta presuppone l’attivazione di poteri sostitutivi dell’attuale direzione politica provinciale”, si legge. Senza questo passaggio, ogni gestione della fase elettorale rischia di essere viziata alla radice.
La richiesta: commissariamento e congresso
Da qui la scelta che fino a poco tempo fa sembrava impronunciabile: “Chiediamo il pieno commissariamento della Federazione provinciale del Partito Democratico di Cosenza e l’immediata indizione del congresso provinciale”.
Un passaggio indicato come necessario per ristabilire agibilità democratica, garantire imparzialità e restituire credibilità al partito nei territori. Parole che, lette in controluce, certificano quanto quella credibilità oggi sia logorata.
Non solo regolamenti di conti
Nel documento c’è anche il tentativo di allargare lo sguardo oltre le mura della federazione. La crisi interna, si sottolinea, non può tradursi in una sospensione dell’iniziativa politica.
I temi indicati sono essenziali: la giustizia, come rapporto tra Stato di diritto e fiducia dei cittadini; la sanità, definita senza mezzi termini “una vera emergenza sociale e democratica” in Calabria.
Un modo per ricordare — forse — che, mentre il Pd discute di sé stesso, fuori c’è una società che chiede risposte.
“Un luogo vero di politica”
La chiusura del documento è quasi un atto di autoaccusa collettiva. “Il Partito democratico della provincia di Cosenza deve tornare ad essere un luogo vero di politica, partecipazione e rappresentanza reale delle comunità”.
Quel “tornare” pesa quasi come un macigno giacché ammette che oggi il partito non è più percepito così, né dai suoi iscritti né, soprattutto, dai cittadini.
L’amara considerazione finale
Ed è forse qui il nodo che va oltre Cosenza. Un Pd sempre più rissoso, chiuso in dinamiche autoreferenziali, costretto a commissariarsi per ricordarsi come si fa politica, sempre più lontano dalla vita reale delle persone.
In questo vuoto di credibilità e rappresentanza, la risposta arriva puntuale alle urne.
Ecco perché poi vincono i sovranismi: non perché parlino meglio, ma perché trovano dall’altra parte partiti impegnati a combattersi invece che a governare.
Cosa resta di tutto questo? La via romana, la richiesta di commissariamento della federazione da inoltrare al Nazareno.









