C’è una regola antica della politica. Quando non riesci a spiegare perché una cosa non è stata fatta, spiega perché non si possono fare altre cento cose che nessuno ti ha chiesto. È esattamente ciò che accade nella replica della sindaca Elisabeth Sacco.
Calabria7 pubblica fotografie che mostrano canne, tronchi, materiale spiaggiato e perfino qualche rifiuto lungo un tratto della spiaggia di Roccelletta. La risposta del Comune? Le dune. Le tartarughe. L’habitat. Il FESR. I Parchi Marini. Manca solo il cambiamento climatico e poi il catalogo delle giustificazioni è completo.
Nessuno voleva le ruspe
La sindaca combatte una battaglia contro un avversario immaginario. Nessuno ha mai chiesto di demolire le dune. Nessuno ha chiesto di asfaltare l’Oasi di Scolacium. Nessuno ha proposto di passare una ruspa tra i nidi della Caretta caretta. È un dibattito inventato dall’amministrazione per evitare quello reale. Perché il punto è molto più semplice. Tra una ruspa e il nulla esiste l’amministrazione.
La stessa sindaca smentisce la sindaca
La parte più curiosa della replica è un’altra. Da un lato ci viene spiegato che l’area è delicatissima. Dall’altro la stessa nota annuncia un progetto con pulizia delle dune, restauro vegetazionale, delimitazioni, percorsi, totem, pannelli informativi e persino una rampa per l’accessibilità delle persone con disabilità. Dunque si può intervenire. Basta farlo nel modo corretto. Ed è esattamente ciò che Calabria7 sostiene dall’inizio.
La tutela ambientale non vieta gli interventi. Impone semplicemente che siano compatibili. Ed è una differenza enorme.
La domanda alla quale il Comune continua a non rispondere
C’è una domanda che continua a rimanere senza risposta. È consentita una pulizia manuale e selettiva del materiale spiaggiato? La risposta senza se e senza ma è solo una: si
A differenza di quanto sostiene la sindaca non c’è alcuna norma che lo vieta. Basterebbe chiedere ai tanti suoi colleghi che amministrano Comuni costieri per avere conferme senza trovare inutili e ridicoli alibi al dolce far niente. Non servono trattati universitari sull’ecosistema dunale. Serve una risposta e finché quella risposta non arriverà, resteranno soltanto le fotografie. E le fotografie, a differenza della politica, hanno il brutto vizio di non votare.
La politica delle mani in tasca
La scena più emblematica, però, non è neppure la replica del sindaco. È quella che si consuma sui social. Perché, anziché spiegare quali interventi l’amministrazione intenda mettere in campo, c’è perfino qualche consigliere comunale che invita i villeggianti a ripulire la spiaggia. Magnifico.
Il cittadino paga le tasse. Il Comune paga il personale. E alla fine dovrebbe essere il turista, con paletta e sacchetto, a supplire alle carenze dell’amministrazione. Più che partecipazione civica, sembra un nuovo modello di esternalizzazione del servizio pubblico.
Se questa è l’idea di governo del territorio, allora la prossima volta, invece di approvare il bilancio comunale, basterà aprire un gruppo WhatsApp.
L’occasione che Borgia ha lasciato sulla sabbia
C’è poi un altro particolare che rende la vicenda ancora più incomprensibile. La Regione Calabria, attraverso l’assessorato competente, aveva predisposto misure per consentire ai Comuni costieri di intervenire sulla pulizia degli arenili con procedure e risorse dedicate. Borgia ha aderito? Una scelta legittima se non lo ha fatto ma allora diventa difficile sostenere che il problema sia soltanto la complessità dei vincoli ambientali. Quando esistono strumenti messi a disposizione degli enti locali, la politica dovrebbe almeno provare a utilizzarli.
Il vero patrimonio da proteggere
Roccelletta è un posto che qualsiasi amministratore italiano vorrebbe governare. Un mare straordinario. Una spiaggia splendida. Alle spalle uno dei parchi archeologici più importanti del Mezzogiorno. Qui la natura ha fatto il novanta per cento del lavoro. Alla politica restava il dieci. Ed è riuscita a complicare anche quello.
La Puntura
Proteggiamo le dune. Proteggiamo la Caretta caretta. Proteggiamo ogni filo d’erba dell’Oasi di Scolacium. Ma qualcuno protegga anche il buon senso e non faccia scappare i turisti da questa zona perché la tutela ambientale non è il contrario della manutenzione.
Un’amministrazione seria non si limita a spiegare quello che non può fare. Spiega soprattutto quello che può fare. A Borgia, invece, sembra che tutto sia impossibile. Impossibile pulire. Impossibile intervenire. Impossibile decidere. Possibile soltanto scrivere lunghi comunicati.
Eppure c’è una cosa che non richiede fondi europei, conferenze di servizi o studi universitari sulle dune. Richiede soltanto la volontà di amministrare. Ed è la più semplice di tutte. Fare in modo che una delle spiagge più belle della Calabria non diventi il monumento alla rassegnazione di chi governa.












