25 Settembre 2026
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Suppletive a Reggio, Benedetto e il centrosinistra puntano sulla frattura nella destra: “Noi uniti, loro disuniti”

Alla chiusura della campagna il candidato del centrosinistra rivendica la coesione della sua coalizione e prende le distanze da Vannacci. Poi promette di portare alla Camera la voce dei borghi dimenticati.

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La divisione degli avversari può diventare un’occasione, ma Frank Benedetto non la considera sufficiente per vincere. Nell’ultimo appuntamento della sua campagna per le elezioni suppletive della Camera, il candidato del centrosinistra indica la sfida che attende la sua coalizione: convincere gli elettori che all’unità costruita attorno alla sua candidatura possa corrispondere una risposta ai problemi del territorio. “La destra è spaccata”, dice Benedetto a margine dell’iniziativa conclusiva al Cinema Odeon di Reggio Calabria. L’avversario da battere, insiste, è la destra: è la sua lettura politica del voto del 27 e 28 settembre, quando quattro candidati si contenderanno il seggio lasciato libero da Francesco Cannizzaro dopo l’elezione a sindaco: Fabio Roscioli per il centrodestra, Domenico Giannetta per Futuro Nazionale, Benedetto per il centrosinistra e Francesco Toscano per Democrazia Sovrana Popolare.

La sfida tra coalizioni e la distanza da Vannacci

La frattura cui Benedetto si riferisce ha un nome e una storia politica. Giannetta è stato capogruppo di Forza Italia in Consiglio regionale; ora corre con il partito di Roberto Vannacci contro il candidato sostenuto anche dagli azzurri. Per Benedetto, le suppletive diventano così una verifica della forza dei diversi schieramenti. La sua coalizione, afferma, è unita mentre gli avversari sono divisi: “Noi diamo esempio di coesione”. È su questo confronto che cerca di impostare gli ultimi giorni prima delle urne.

Il candidato del centrosinistra insiste però anche sulla distanza politica da Futuro Nazionale. Dice di voler difendere “i più deboli”, la scuola e chi rischia di restare escluso dai servizi. Di Vannacci riconosce che ha un proprio modo di fare politica, ma conclude: “Abbiamo poco da condividere”. La divisione nel campo avversario, nella sua prospettiva, è una possibilità elettorale; non equivale a una vicinanza di idee con chi l’ha provocata.

Il messaggio ai borghi: dalla campagna al Parlamento

Nelle parole di Benedetto c’è anche il tentativo di definire che cosa dovrebbe accadere dopo il voto. Parla di una “nuova sinistra” che lavori insieme: l’obiettivo, sostiene, è battere la destra e allo stesso tempo garantire servizi ai cittadini. Rivendica gli incontri nei centri più piccoli del collegio e racconta di persone che lo hanno ringraziato persino per averli “solo nominati”.

Alla Camera, promette, porterà il “grido di dolore” dei borghi dimenticati. È il passaggio con cui prova a spostare l’attenzione dalla contesa fra partiti alla rappresentanza di chi vive lontano dai luoghi in cui si prendono le decisioni. La prova decisiva, per Benedetto, sarà trasformare questa promessa e l’unità della coalizione in voti: la spaccatura della destra apre la partita, ma saranno gli elettori a stabilire chi la vincerà.

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