Un lungo vertice politico si è svolto alla Camera dei Deputati tra alcuni dei principali protagonisti del centrodestra nazionale e calabrese. Nel Transatlantico di Montecitorio, in un clima descritto come particolarmente riservato e con la Camera quasi semideserta, si sono intrattenuti a colloquio il presidente della Regione Calabria e vicesegretario nazionale di Forza Italia, Roberto Occhiuto, il vicesegretario della Lega e sottosegretario al Lavoro, Claudio Durigon, e il leader di Noi Moderati, Maurizio Lupi. Al confronto ha preso parte anche Francesco Cannizzaro, esponente azzurro e neo sindaco di Reggio Calabria.
Occhiuto taglia corto: “Abbiamo parlato della Calabria”
Al termine dell’incontro, Occhiuto ha preferito non entrare nei dettagli del colloquio. A chi gli chiedeva il senso del confronto, il governatore calabrese ha risposto in modo secco: “Abbiamo parlato della Calabria”. Una frase breve, ma politicamente significativa. Perché dietro il riferimento generico alla Calabria si muove una partita molto più concreta: quella degli assetti del centrodestra regionale, dell’allargamento della Giunta e dell’uscita dall’empasse che da settimane tiene in sospeso gli equilibri della maggioranza.
Il nodo dell’allargamento della Giunta
La questione è nota. L’esecutivo regionale dovrebbe passare da sette a nove assessori, con due nuovi ingressi destinati agli alleati della coalizione. La partita riguarda soprattutto Lega e Noi Moderati, chiamati a indicare i profili da sottoporre alla valutazione finale del presidente della Regione. La scorsa settimana Calabria7 aveva raccontato il retroscena con una metafora diventata il simbolo della trattativa: la “rosa con un solo petalo”. Una rosa impossibile, politicamente e persino botanicamente. I partner della coalizione, infatti, erano partiti da ipotesi troppo ristrette, salvo poi tornare alla tradizione e offrire al governatore una rosa vera di nomi, con tanto di spine.
La rosa della Lega
Sul fronte della Lega, i nomi in circolazione restano quelli di Giuseppe Mattiani, dello scopellitiano Sarica e della presidente del Consiglio comunale di Paola, Ciodaro. Quest’ultima, nonostante letture e retroscena contrastanti, viene descritta ancora come pienamente in pista. Il punto politico riguarda anche il profilo femminile obbligatorio nell’allargamento dell’esecutivo. Secondo un preliminare d’accordo maturato nei mesi scorsi, l’indicazione della donna da inserire in Giunta dovrebbe spettare proprio al partito di Matteo Salvini. Ma nella negoziazione politica, ciò che viene stabilito mesi prima può sempre essere rimesso in discussione.
Noi Moderati tra Pitaro, Mellace e Torromino
Anche dalle parti di Noi Moderati circola una terna di nomi, suscettibile di diventare quaterna: Vincenzo Pitaro, Giusì Mellace e Antonello Torromino. In particolare, Mellace viene indicata in forte crescita. La differenza, rispetto alla Lega, è che nel caso di Noi Moderati sarebbero soprattutto i quadri calabresi a orientare la scelta dei petali, più che i vertici romani. Anche se proprio il livello nazionale del partito, secondo diverse letture interne, avrebbe finito per indebolire il peso contrattuale della struttura calabrese dopo il mancato approdo di Pino Galati al ruolo di sottosegretario.
Occhiuto e il filtro della reputation
In tutto, le personalità in ballo sarebbero almeno sei, con la possibilità che diventino otto. Da questa rosa dovrebbero uscire i due nuovi assessori destinati a completare il quadro di governo regionale. Ma la partita non è soltanto numerica. Non tutti i nomi in campo, infatti, incontrerebbero automaticamente il favore di Occhiuto, considerato particolarmente puntiglioso quando si tratta di reputation, affidabilità politica e profilo amministrativo. Da qui potrebbe nascere un supplemento istruttorio imposto ai partiti alleati. Tradotto dal politichese: “Proponetemi altre figure, perché queste non mi convincono del tutto”.
Perché il vertice romano pesa sulla Calabria
È dentro questo quadro che il colloquio di Montecitorio assume un significato più largo. La presenza attorno allo stesso tavolo di Forza Italia, Lega e Noi Moderati non segnala soltanto un confronto generico sui dossier territoriali, ma un passaggio delicato sugli equilibri del centrodestra calabrese. Occhiuto, nel doppio ruolo di presidente della Regione e dirigente nazionale azzurro, resta l’interlocutore centrale tra Roma e la Calabria. Durigon rappresenta il peso della Lega nella trattativa. Lupi quello di Noi Moderati. Cannizzaro, invece, porta al tavolo il collegamento con Reggio Calabria, città strategica negli assetti politici regionali.
Settimana decisiva per uscire dall’empasse
I tempi, adesso, sono stretti. Non c’è fretta si dice ufficialmente ma questi – si sussurra – sono giorni decisivi per chiudere l’allargamento della squadra e consentire alla Regione di affrontare alcuni dossier cruciali con un dispositivo politico pienamente operativo. Sul tavolo ci sono partite pesanti: programmazione comunitaria, cultura, transizione digitale, welfare, presidenze delle società partecipate, nodo Aterp e altri snodi della macchina burocratica regionale. Il vertice romano, dunque, non è stato soltanto una conversazione informale nel Transatlantico. È stato un passaggio politico dentro una trattativa ancora aperta. Ufficialmente, come ha detto Occhiuto, “si è parlato della Calabria”. In realtà, si è parlato soprattutto di come chiudere il risiko della Giunta e riportare ordine dentro gli equilibri della maggioranza.










