Sulla carta esiste una sola Azienda ospedaliero-universitaria. Nella quotidianità, però, i presidi Pugliese-Ciaccio e Germaneto sembrano ancora troppo spesso due realtà costrette a trovare, di volta in volta, il modo di dialogare tra loro. A riportare il tema al centro dell’attenzione è un documento interno dell’AOU “Renato Dulbecco” relativo al percorso di accettazione dei ricoveri provenienti dal Pronto Soccorso e dalla Medicina d’Urgenza del Pugliese e destinati alle Unità Operative di Medicina Interna, Geriatria e Malattie del Metabolismo di Germaneto.Il protocollo nasce con l’obiettivo, certamente condivisibile, di mettere ordine nei percorsi. Stabilisce che i pazienti provenienti dal Pronto Soccorso-OBI possano essere accolti dalle tre Unità Operative una volta stabilizzati e prevede una precisa interlocuzione tra i professionisti dei due presidi per verificare la disponibilità dei posti letto e l’appropriatezza del ricovero. Ma contiene anche un elemento significativo: il trasferimento del paziente stabilizzato dovrebbe avvenire entro le ore 18 dei giorni feriali, considerato che dalle ore 20 è prevista l’organizzazione con guardia interdivisionale. Ed è proprio qui che la teoria rischia di scontrarsi con la realtà.
Le telefonate notturne dal Pugliese a Germaneto
Secondo quanto risulta a Calabria7, in questi giorni dal Pugliese sarebbero arrivate anche in orario notturno telefonate ai colleghi di Germaneto per verificare la possibilità di trasferire pazienti. In qualche circostanza i toni sulle linee telefoniche sarebbero diventati anche accesi.Un elemento che merita di essere approfondito, senza trasformarlo automaticamente in una responsabilità dei singoli professionisti. Medici, infermieri e operatori dei due presidi si trovano spesso a dover individuare soluzioni concrete a problemi organizzativi che li precedono.La questione è perché a distanza di anni dalla nascita della “Dulbecco”, il rapporto tra Pugliese e Germaneto necessita ancora di procedure e interlocuzioni che sembrano talvolta più proprie di due ospedali distinti che di due presidi appartenenti alla stessa Azienda. Il documento stabilisce che il caposala o altra persona designata del Pronto Soccorso e Medicina d’Urgenza debba contattare il caposala del sesto piano di Germaneto per verificare la disponibilità dei posti letto e che l’appropriatezza del ricovero venga concordata tra il medico del Pronto Soccorso e i medici in servizio nelle Unità Operative di Germaneto.Procedure comprensibili e legittime sul piano operativo, ma che fotografano anche quanto sia complesso trasformare una fusione giuridica e amministrativa in una vera integrazione clinico-assistenziale.
Una sola azienda, ma l’integrazione non può restare sulla carta
La nascita della “Renato Dulbecco” avrebbe dovuto rappresentare una svolta per la sanità catanzarese e calabrese. Il progetto era ed è ambizioso e cioè mettere insieme l’esperienza assistenziale del Pugliese-Ciaccio e la componente universitaria, assistenziale e di ricerca di Germaneto, creare percorsi comuni e costruire un grande hub regionale.Nel giugno 2025 l’Azienda aveva approvato il Piano attuativo dell’Atto aziendale, entrando formalmente nella fase operativa della riorganizzazione. L’obiettivo dichiarato era proprio quello dell’integrazione, insieme a qualità e innovazione. Da allora non sono mancati segnali positivi. Sono nate esperienze che cercano concretamente di mettere in rete le competenze dei due presidi, come il Polo delle Neuroscienze, organizzato secondo una logica integrata Pugliese-Germaneto. A Germaneto è stata inoltre inaugurata a giugno la nuova UTIC da 12 posti letto, tecnologicamente avanzata.Ma accanto alle eccellenze rimangono i problemi quotidiani. Ed è soprattutto su questi ultimi che oggi si misura la riuscita della fusione.
Il pronto soccorso del presidio Pugliese
Il nodo principale resta evidente. Il presidio Pugliese continua a rappresentare la principale porta d’ingresso dell’emergenza-urgenza per una vasta area della Calabria, mentre Germaneto dispone di reparti, posti letto e competenze che possono contribuire ad assorbire tale pressione. Il problema è che anche a Germaneto diverse Unità Operative devono fare i conti con organici cronicamente ridotti e con difficoltà che rendono più complicato assorbire ulteriori carichi assistenziali.Il secondo Pronto Soccorso previsto a Germaneto potrebbe modificare radicalmente questo equilibrio. L’obiettivo indicato dalla stessa commissaria straordinaria Simona Carbone è quello dell’apertura nel primo semestre del 2027. Ma su questo fronte pesa una vicenda progettuale particolarmente lunga e complessa e le versioni del progetto strutturale sarebbero arrivate addirittura alla numero 63.Nel frattempo il problema resta. Il paziente arriva al Pugliese e quando necessita di ricovero, bisogna individuare dove collocarlo all’interno di una macchina ospedaliera distribuita su più presidi. Il trasferimento tra i due ospedali non rappresenta naturalmente un’anomalia, dovrebbe anzi essere una delle conseguenze fisiologiche dell’esistenza di un’unica Azienda. Il punto è “come” questo trasferimento avviene. Se la ricerca del posto letto arriva fino alle telefonate notturne tra colleghi e genera tensioni tra professionisti, significa che l’integrazione necessita ancora di un salto di qualità organizzativo.
Il grande problema del personale: pensionamenti al Pugliese, partenze da Germaneto
C’è poi un’altra questione che nessuna riorganizzazione può ignorare e che, probabilmente, rappresenta oggi uno dei problemi centrali della Dulbecco e cioè le risorse umane.Si possono disegnare dipartimenti, trasferire funzioni, creare percorsi e integrare strutture, ma senza un numero adeguato di medici, infermieri, tecnici e operatori sociosanitari qualsiasi modello rischia di rimanere incompleto. E il problema presenta caratteristiche differenti nei due presidi.Al Pugliese negli ultimi anni si è registrato un numero significativo di pensionamenti, con la conseguente perdita di professionisti di grande esperienza. Il ricambio generazionale non sempre riesce ad avere gli stessi tempi delle uscite e ciò finisce inevitabilmente per pesare sull’organizzazione dei reparti, sulle guardie e sulla capacità complessiva di risposta di un ospedale che continua a sostenere una parte enorme dell’emergenza-urgenza.A Germaneto il fenomeno assume invece anche un’altra forma.Diversi giovani docenti universitari hanno scelto negli ultimi anni di lasciare Catanzaro, attratti dalle opportunità offerte da altri Atenei, soprattutto del Nord.Un fenomeno sul quale sarebbe sbagliato cercare una spiegazione unica, perché le scelte accademiche e professionali dipendono sempre da molteplici fattori. Ma sarebbe altrettanto sbagliato non interrogarsi sul peso che può avere l’incertezza che continua ad aleggiare sull’assetto definitivo dell’Azienda, sui rapporti tra Università e componente ospedaliera, sulle prospettive delle singole strutture e sulla possibilità per i giovani professionisti di programmare il proprio futuro professionale a Catanzaro. Una grande Azienda ospedaliero-universitaria non deve infatti soltanto assumere personale, ma deve essere capace di trattenerlo e valorizzarlo. Deve diventare attrattiva per medici, ricercatori e giovani docenti, offrire prospettive di crescita, percorsi professionali chiari, ricerca, tecnologie e possibilità di costruire a Catanzaro una carriera competitiva rispetto a quella offerta dai grandi centri del Centro-Nord.Perdere professionisti esperti per pensionamento e contemporaneamente, vedere partire una parte delle nuove generazioni rappresenta una combinazione particolarmente pericolosa.Perché un ospedale può acquistare apparecchiature e costruire nuovi reparti. Molto più difficile è ricostruire rapidamente il patrimonio di competenze che viene perso quando un professionista va via.Già nei mesi scorsi erano state segnalate condizioni di sofferenza legate alla carenza di personale al Pugliese, con particolare riferimento a infermieri e OSS. A maggio gli stessi operatori di alcuni reparti avevano denunciato una situazione nella quale la presenza di pazienti sulle barelle nei corridoi rischiava di trasformarsi da emergenza occasionale a condizione strutturale. Nello stesso periodo è esploso anche il caso degli OSS idonei nella graduatoria dell’ex Mater Domini, con un esposto sul mancato scorrimento della graduatoria proprio mentre veniva denunciata una carenza di personale. È questo probabilmente uno dei paradossi da risolvere. Integrare due ospedali non significa soltanto spostare pazienti da una sede all’altra, ma programmare insieme posti letto, personale, guardie, servizi diagnostici e percorsi dell’emergenza. Altrimenti il rischio è che Germaneto diventi semplicemente la valvola di sfogo del Pugliese quando quest’ultimo è in difficoltà, invece di costruire un sistema nel quale i due presidi funzionino fin dall’inizio come parti complementari dello stesso grande ospedale.
Dopo il commissariamento si apre una fase nuova
Su tutto questo incombe ora una variabile politica e istituzionale non secondaria.La Calabria è uscita dal lungo commissariamento della sanità. Una decisione che chiude una stagione e, contemporaneamente, aumenta le responsabilità della Regione nella programmazione e nel governo del sistema sanitario.Anche per la “Dulbecco” si apre quindi una fase delicata. Attualmente alla guida dell’Azienda c’è Simona Carbone in qualità di commissaria straordinaria. Il management attende dunque le determinazioni che saranno assunte dalla Regione nel nuovo scenario istituzionale. Ci sarà una conferma dell’attuale governance? Si procederà verso una nuova fase gestionale? E soprattutto quali obiettivi verranno assegnati alla futura guida dell’Azienda?Sono domande tutt’altro che formali. L’incertezza sulla governance non riguarda soltanto i vertici, perché inevitabilmente si riflette sulla capacità di programmare nel medio e lungo periodo e può contribuire ad alimentare quel clima di attesa che non aiuta né l’organizzazione né la capacità di trattenere e attrarre professionisti.La “Dulbecco” è probabilmente una delle partite più importanti della sanità calabrese. Non si tratta soltanto di amministrare due grandi presidi ospedalieri, ma di completare una fusione complessa tra assistenza ospedaliera e Università, facendo di Catanzaro un vero hub regionale.Ed è proprio per questo che la nuova stagione apertasi con la fine del commissariamento dovrebbe rappresentare l’occasione per definire una governance stabile, obiettivi misurabili e tempi certi per completare l’integrazione.
Adesso serve la seconda fase della Dulbecco
La prima fase è stata quella delle norme, degli atti aziendali, degli organigrammi e dell’unificazione amministrativa.La seconda deve essere quella dell’integrazione reale.Significa sapere in tempo reale quanti posti letto sono disponibili nell’intera Azienda. Significa avere percorsi condivisi che non dipendano dalla buona volontà o dalla telefonata tra singoli operatori. Vuol dire personale e guardie dimensionati sulla nuova realtà aziendale. Significa utilizzare Germaneto e Pugliese secondo una programmazione unica e non soltanto quando uno dei due presidi entra in sofferenza. Ma significa anche affrontare una questione che rischia di diventare decisiva e cioè il capitale umano. Bisogna sostituire chi va in pensione, assumere dove gli organici sono insufficienti e, contemporaneamente, creare le condizioni affinché i giovani professionisti e i giovani docenti universitari scelgano di arrivare e soprattutto di rimanere a Catanzaro.Perché l’integrazione non si realizza soltanto unificando strutture. Si realizza costruendo una comunità professionale capace di riconoscersi in un unico progetto. Le telefonate notturne di questi giorni, se confermate nella loro sistematicità, diventano allora qualcosa di più di un episodio organizzativo. Sono uno dei segnali di una domanda alla quale la sanità catanzarese deve finalmente rispondere: la “Renato Dulbecco” è già un unico grande ospedale distribuito su più presidi oppure è ancora, nella pratica quotidiana, un’Azienda unica soltanto a metà? Sarà questa, insieme al risanamento dei conti, al rafforzamento degli organici e alla capacità di fermare la dispersione delle professionalità, una delle principali sfide che la Regione dovrà affidare al management chiamato a guidare la Dulbecco nella stagione del dopo commissariamento.












