27 Giugno 2026
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Flavio Stasi approda in Avs: la metamorfosi di un lupo solitario

Il sindaco di Corigliano Rossano per la prima volta nel suo cammino politico abbandona il movimentismo. Una mossa ingombrante e un problema in più per il Pd, un rapporto turbolento da raddrizzare col M5S

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C’è una massima antica nel teatro politico calabrese, affinata nei secoli di una regione che ha visto arrivare e partire tanti conquistatori: chi non sceglie, prima o poi viene scelto. Flavio Stasi, sindaco di Corigliano Rossano, movimentista per vocazione, sembra ormai deciso a giocare una partita — quella partitica — con molti anni di ritardo, allergico qual è alle liturgie di partito e con una fede incrollabile nel movimentismo.
La sua iscrizione ufficiale a Europa Verde/AVS — che sarà sancita domani Roma nel corso di un evento politico nazionale — è insieme un punto di arrivo e, per alcuni versi, una resa. La resa di un uomo che ha fatto dell’autonomia dai partiti la sua bandiera più sventolata, e che adesso quella bandiera la consegna, con cura, nelle mani di Angelo Bonelli e di Nicola Fratoianni.
Sia chiaro: non è una resa qualunque ma calcolata, meditata, probabilmente inevitabile. Peraltro, per chi segue il percorso di Stasi fin dalle origini, c’è qualcosa di sottilmente ironico in tutto questo.

Il movimentista, il grillino mancato e l’ingegnere che non voleva la tessera

Flavio Stasi cresce politicamente all’Università della Calabria, fucina di tante lotte e di qualche illusione. La sua formazione è quella del militante di base, del presidio ambientale, della battaglia contro le ecomafie e contro una ‘ndrangheta che nel Mezzogiorno non è solo crimine organizzato, ma sistema di potere che permea ogni ganglio civile. Denuncia, protesta, prende qualche denuncia come medaglia al valore. È il tipo di figura che in quegli anni — e solo in quegli anni — piace anche al Movimento Cinque Stelle.
Non a caso, nella stagione che precede la sua prima candidatura a sindaco nel 2019, Stasi sembra molto vicino al grillismo. Ne condivide battaglie, linguaggi, nemici. Il Movimento tenta la candidatura a Corigliano Rossano ma viene escluso per vizi di forma — un segno del destino, forse, o più semplicemente una burocrazia beffarda —. Stasi però sta già guardando altrove. “Ci saremmo fatti male a vicenda”, dice all’epoca, con quella franchezza che è il suo marchio di fabbrica quando gli conviene usarla.
E così vince da solo, o quasi. Con cinque liste civiche, senza simboli di partito, sfidando la coalizione del centrodestra con undici liste e il centrosinistra con nove. Vince con il 72% dei consensi al ballottaggio in una città di 80mila abitanti e quasi 70mila aventi diritto. Poi si ripete nel 2024 ottenendo 65% al primo turno. Potrà vantarsi un giorno coi nipotini, di essere stato l’unico — al momento ça va sans dire — ad aver battuto Occhiuto che in quelle settimane prova a scendere al suo livello, facendo campagna elettorale nella città di Stasi.
Quella del sindaco ionico è la figura di chi nella Calabria dei notabili e delle correnti rappresenta qualcosa di genuinamente anomalo: un amministratore che impara in fretta cosa sia la gestione pubblica, ma che la governa alla giornata. Uno che prova a mettersi contro i “poteri forti” ma poi ci si allea fittiziamente per trarre — il suo — vantaggio.

La Leopolda e il morso al limone

Il guaio, per Stasi, è che quando si è troppo liberi si finisce per permettersi di tutto, per accondiscendere al proprio ego. E “di tutto” include anche qualche mossa dalla geometria variabile che non passa inosservata. E che non piace.
Alla vigilia delle elezioni regionali calabresi dell’autunno 2025, dopo che Avs lo propone come candidato governatore — Bonelli lo spinge pubblicamente, Fratoianni ne tesse le lodi — Stasi fa una capatina alla Leopolda di Matteo Renzi. Non una visita privata, non un incontro casuale. Un’apparizione pubblica, con tanto di abbraccio al senatore di Rignano sull’Arno, il fondatore di quella stagione politica che Bonelli e Fratoianni considerano, a torto o a ragione, l’antitesi di tutto ciò che rappresentano.
Il combinato disposto è dirompente. I due coportavoce nazionali di Avs incassano il colpo con l’espressione di chi ha appena morso un limone tentando di sorridere. Nel campo progressista calabrese la cosa non passa inosservata: Stasi incassa l’endorsement di Fratoianni e Bonelli, ma poi va a farsi fotografare con Renzi.
Alla fine, come noto, non si candida alle regionali. Sostiene Pasquale Tridico “pancia a terra”, dice, con una di quelle espressioni militaresche che i politici calabresi amano molto, e che di solito nascondono un entusiasmo piuttosto tiepido o di chi vorrebbe essere al loro posto. La campagna elettorale la fa in modo episodico, apparendo soprattutto alle iniziative di Avs e al comizio di chiusura a Corigliano Rossano. Il centrosinistra perde. Stasi — con la tempistica impeccabile di chi aspettava il momento giusto alla Confucio — attende l’esito per ergersi a rottamatore — guarda un po’ la dottrina renziana — della classe dirigente progressista regionale, chiedendo dimissioni in blocco. Una mossa che gli si ritorcerà tra i denti come un boomerang. Il suo rapporto con i vertici del Pd calabrese, già non esattamente idilliaci, ne esce ulteriormente deteriorato. Col Movimento il rapporto è — per utilizzare un eufemismo — turbolento.

stasi renzi 1

L’occasione mancata che pesa come un macigno

Ma è proprio qui che vale la pena essere onesti — con lui, innanzitutto —. Alle ultime regionali, Stasi dice di sostenere Giuseppe Campana, il portavoce regionale di Europa Verde/Avs che si candida nella lista nella quale lui stesso si si potrebbe accreditare come figura di riferimento. Avrebbe potuto — e forse avrebbe dovuto — candidarsi direttamente al consiglio regionale, con la promessa, legittima e praticata, di dimettersi in caso di elezione per restare sindaco della sua città. Un gesto netto, di campo, che avrebbe trascinato voti, rafforzato Avs, e accumulato credito politico da spendere in futuro.
Non lo fa. E la scelta di fare il supporter a mezzo servizio, di comparire sui palchi a intermittenza, di accompagnarsi ai leader nazionali senza esporsi davvero in prima persona, costa cara — non solo ad AVS, ma alla credibilità stessa di Stasi come figura regionale. Perché i consensi non si raccolgono per osmosi, e la Calabria non premia chi si tiene i piedi in due scarpe con troppa eleganza.
Se avesse scelto diversamente, se avesse avuto il coraggio della candidatura e poi delle dimissioni, alle prossime elezioni regionali — quelle del 2026 o del 2027 — lo avrebbero portato a spalla alla Cittadella di Catanzaro.

La mossa che (forse) rivoluziona gli equilibri

Eccoci dunque all’oggi. Flavio Stasi si iscrive a Europa Verde, e lo manifesta a Roma, in un evento nazionale. Il gesto ha un valore che travalica l’aspetto formale della tessera. In una regione in cui il centrosinistra si guarda con una certa diffidenza, l’approdo di una figura politicamente “ingombrante” come Stasi, in un partito di “opposizione” al Pd regionale potrebbe modificare gli equilibri in modo non trascurabile, semplicemente perché il Pd non spicca elettoralmente e Avs avrà in casa un interessante attrattore.
Europa Verde/Avs guadagna un nome che vale consensi, un sindaco che ha dimostrato di saper vincere in autonomia, una sponda nella città più popolosa della provincia di Cosenza e sul gradino del podio di quelle con più abitanti in Calabria. Il Pd guadagna un problema in più, in un momento in cui di problemi ne ha già abbastanza. E Stasi guadagna una casa, un simbolo, una piattaforma per le prossime mosse. Quelle regionali, probabilmente.

La tessera e il futuro

Adesso la tessera c’è. La casa politica c’è. Il palcoscenico romano dell’ufficializzazione suggerisce ambizioni che vanno oltre i confini della Sibaritide. Stasi sa bene che il suo secondo mandato da sindaco ha un orizzonte temporale, e che dopo Corigliano Rossano la domanda è: dove?
La risposta, probabilmente, è già scritta. Ma tra lo scriverla e il costruirla c’è di mezzo una lealtà che, fino ad ora, Stasi sta dimostrando di possedere in dosi omeopatiche. Europa Verde/AVS lo sa. Bonelli lo sa. E anche Fratoianni, che ricorda benissimo l’abbraccio leopoldino, lo sa.
Il lupo solitario trova un branco. Resta da vedere se sarà lui ad adeguarsi alle regole del branco, o se — come è nel suo stile — finirà per riscrivere anche quelle.
In Calabria, si sa, i finali sono sempre aperti.

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