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10 Marzo 2026
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Diritti LGBT+, l’allarme di Marrazzo: “Referendum e riforma della Giustizia minacciano le tutele”

Il leader del Partito Gay, intervistato da Klaus Davi, mette in guardia sui rischi dell'instabilità normativa in Italia e analizza la drammatica condizione della comunità in Iran tra repressione e paradossi.

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Fabrizio Marrazzo, leader del Partito Gay per i diritti LGBT+, ha espresso forti preoccupazioni riguardo agli scenari politici nazionali durante il talk KlausCondicio. Al centro della riflessione, il legame tra la riforma della giustizia e la tenuta dei diritti civili. Secondo Marrazzo, l’attuale clima di incertezza legislativa, unito a una possibile subordinazione della magistratura al potere politico, potrebbe aprire la strada a pericolosi passi indietro.

“Se dovesse vince il Sì e ci dovesse essere poi una subordinazione della magistratura, chi ci dice che poi nei temi principali che potrà indicare il il governo ci sarà quello proprio di non provare e non riconoscere i diritti per le coppie omosessuali?” ha dichiarato il leader politico. Marrazzo punta il dito contro l’indeterminatezza della riforma, paventando l’ascesa di correnti ultra-conservatrici: “Sapendo che un giorno la magistratura potrebbe dipendere da certe persone come quelli che seguono Vannacci – basti pensare a quello che dicono sugli omosessuali – ovviamente questo ci può lasciare preoccupati”.

Il timore è che i diritti LGBT+ possano diventare merce di scambio elettorale: “C’è il rischio per noi, ma anche per altri, che, con personaggi come Vannacci che stanno al governo, poi nel dibattito e nelle richieste politiche possano chiedere il venir meno di alcuni nostri diritti a fronte di loro voti a supporto del governo o quant’altro. Anche perché tra un anno si va a elezioni e tutto potrebbe cambiare”.

Iran: tra teocrazia, condanne a morte e il paradosso transgender

Spostando lo sguardo sullo scenario internazionale, Marrazzo ha analizzato la situazione in Iran, dove la comunità omosessuale vive sotto la costante minaccia della pena capitale. L’analisi del leader del Partito Gay non lascia spazio a ottimismo in assenza di un cambiamento strutturale del sistema: “Se non ci sarà un cambio di regime ma si attuerà solo una tregua, probabilmente in Iran la comunità LGBT continuerà a essere repressa. Magari daranno libertà su qualcos’altro ma sulla comunità LGBT non so chi si spenderà. Se rimarrà questo regime e comunque questo gruppo teocratico al governo dell’Iran per la nostra Comunità non cambierà nulla”.

Marrazzo ha poi evidenziato una contraddizione storica del regime iraniano, legata alla transessualità, citando le origini della normativa che permette le transizioni di genere nel Paese: “Non dimentichiamoci che in Iran, anche se naturalmente questo non è mai stato confermato ufficialmente ma non è mai stato nemmeno smentito, la principale giornalista della tv iraniana è stata una delle prime donne trans del Paese e che per lei Khomeyni regolarizzò i trans perché si diceva che fosse la sua amante”.

Questo paradosso ha reso l’Iran una delle nazioni con il più alto numero di operazioni per il cambio di sesso al mondo, una pratica che tuttavia non coincide con un riconoscimento dei diritti umani fondamentali. “In tutti i regimi di carattere islamico l’omosessualità c’è e in certi ambienti non noti viene “tollerata” dai potenti – ha concluso Marrazzo – ma sono potenti che non attuano diritti LGBT ma semplicemente fanno azioni di carattere personale”.

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