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4 Giugno 2026
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Stragi del ’93, archiviata l’inchiesta su Dell’Utri e Berlusconi. La rabbia di Marina e Barbara contro i teoremi

Il gip di Firenze ha disposto l'archiviazione del procedimento sui presunti mandanti occulti degli attentati mafiosi, evidenziando la totale assenza di elementi concreti. Durissima la reazione delle figlie del Cavaliere, che denunciano trent'anni di fango mediatico e giudiziario e chiedono riforme urgenti.

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Il Tribunale di Firenze ha messo definitivamente la parola fine alle indagini sui presunti mandanti occulti delle stragi di mafia del 1993, che vedevano iscritto nel registro degli indagati l’ex senatore Marcello Dell’Utri. Il giudice per le indagini preliminari, Patrizia Martucci, ha firmato il decreto di archiviazione accogliendo la tesi della mancanza di riscontri oggettivi. Secondo il giudice, infatti, “mancano elementi concreti su contatti/rapporti diretti tra Cosa Nostra e Silvio Berlusconi e quindi Marcello Dell’Utri, stretto collaboratore di Berlusconi”. Con questo provvedimento si chiude un capitolo giudiziario durato tre decenni, contrassegnato da ben sei archiviazioni analoghe che hanno sistematicamente escluso il coinvolgimento dei vertici di Forza Italia nelle strategie stragiste di Cosa Nostra.

La reazione di Marina Berlusconi e l’affondo sul sistema giustizia

La decisione della magistratura toscana ha suscitato la netta e ferma reazione di Marina Berlusconi, presidente di Fininvest, che ha stigmatizzato la natura della lunghissima stagione investigativa. “Tutto questo accanirsi su una tesi insensata – cioè che le stragi mafiose del 1993-94 avrebbero avvantaggiato la nascente Forza Italia – ha alimentato trent’anni di sospetti, insinuazioni e campagne di delegittimazione contro Silvio Berlusconi e Marcello Dell’Utri. Ma alla fine ha prodotto solo una montagna di carta straccia, sia in tribunale, sia nelle redazioni di certi giornali”, ha dichiarato, sottolineando come “la verità storica è totalmente diversa: mio padre è stato uno dei principali protagonisti della lotta alla criminalità organizzata in Italia”.

La primogenita del fondatore di Forza Italia ha poi allargato lo spettro della riflessione alla situazione della magistratura italiana, invocando un intervento strutturale da parte dei decisori politici. “L’incredibile storia dell’inchiesta di Firenze, mostra una volta di più – ha sottolineato Marina Berlusconi – in quali condizioni si trovi la giustizia italiana, e conferma anche che la sconfitta del referendum di marzo è stata un’immensa occasione perduta per il nostro Paese. Da cittadina che ha visto da vicino fin troppi disastri giudiziari, vorrei che la politica non accantonasse il tema: i nodi da sciogliere sono tanti, a partire dall’assenza di una vera responsabilità civile dei magistrati. Quella della giustizia resta un’emergenza. La bandiera del garantismo non può e non deve essere ammainata”.

L’intervento di Barbara Berlusconi sul dispendio di risorse pubbliche

Sulla stessa linea di fermezza si è collocata la dichiarazione di Barbara Berlusconi, che ha evidenziato il pesante impatto economico e reputazionale derivato dalla conduzione dei filoni d’indagine fiorentini. «Oggi la verità crolla addosso agli accusatori di mio padre. Per mettere in piedi processi basati su accuse assurde e inverosimili è stata spesa inutilmente una quantità enorme di soldi pubblici», ha rimarcato l’amministratrice delegata della Holding Italiana Quattordicesima.

Secondo la terzogenita del Cavaliere, il verdetto del Tribunale rappresenta la fine di un pregiudizio ideologico durato troppo a lungo. “Il Tribunale di Firenze – ha aggiunto Barbara Berlusconi – mette finalmente la parola fine anche a questo teorema. L’archiviazione conferma la totale estraneità di mio padre alle stragi del 1993 e restituisce verità alla sua memoria dopo decenni di accuse, insinuazioni e fango”. Un pensiero finale è stato infine rivolto alla memoria storica della lotta alla criminalità: “Alle vittime della mafia va il mio rispetto assoluto. La verità e la giustizia meritano serietà, non costruzioni mediatiche o giudiziarie”.

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