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4 Giugno 2026
4 Giugno 2026
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Procura di Crotone, il Consiglio di Stato annulla la nomina di Guarascio. Accolto il ricorso di Tridico

Il massimo organo della giustizia amministrativa ha azzerato la delibera del Csm che affidava la guida della Procura pitagorica. Gli atti tornano a Palazzo dei Marescialli per una nuova valutazione comparativa dei profili professionali.

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Il Consiglio di Stato ha sciolto questa mattina la riserva sul ricorso presentato dal pubblico ministero della Procura di Cosenza, Antonio Bruno Tridico, contro la nomina del magistrato Domenico Guarascio a procuratore capo di Crotone. Con una decisione che ridefinisce gli assetti dei vertici giudiziari calabresi, il massimo organo della giustizia amministrativa ha accolto l’istanza del ricorrente. Per effetto di questa pronuncia, la delibera di nomina viene ufficialmente annullata, imponendo una retrocessione del fascicolo che torna ora all’esame del Consiglio superiore della magistratura.

Il nodo della valutazione comparativa e i prossimi passaggi

Sarà nello specifico la Quinta Commissione del Csm a valutare la sentenza del Consiglio di Stato e a riaprire formalmente l’istruttoria sulla complessa procedura di conferimento dell’incarico direttivo. Secondo quanto emerge dalla decisione di Palazzo Spada, i giudici amministrativi hanno ritenuto necessario un nuovo esame comparativo dei profili professionali, con particolare riferimento alla candidatura di Tridico e alla valutazione compiuta in precedenza sul profilo di Guarascio, evidenziando la necessità di un supplemento di motivazione nei criteri di selezione.

Uno scenario aperto per la Procura pitagorica

La partita per la guida della Procura di Crotone, dunque, torna interamente davanti al Csm, chiamato a rideterminarsi e a ponderare nuovamente i titoli dei candidati alla luce dei rilievi formulati dal Consiglio di Stato. Il provvedimento apre di fatto una fase di reggenza o comunque di transizione per l’ufficio inquirente crotonese, in attesa che l’organo di autogoverno della magistratura ordinaria individui la nuova linea di condotta amministrativa e completi il riesame ordinato dai giudici del secondo grado amministrativo.

L’incarico al vertice del Tribunale di Crotone finisce in tribunale

La guida della sede giudiziaria crotonese finisce al centro di un complesso braccio di ferro legale. L’assegnazione dell’incarico di presidente a Maria Luisa Mingrone è stata infatti oggetto di una contestazione formale da parte di Massimo Forciniti, già presidente di sezione nello stesso ufficio.
Il nodo centrale del contendere risiede nell’interpretazione delle norme che regolano la permanenza nei ruoli direttivi: secondo Forciniti, la nomina sarebbe illegittima in virtù del principio di temporaneità, che limita il rinnovo di tali posizioni a “un’ulteriore sola volta”. Se in un primo momento il Tar del Lazio aveva respinto l’istanza, sostenendo che Mingrone non avesse esaurito l’intero arco temporale degli otto anni previsti nel precedente incarico, la sentenza è stata ora ribaltata dal Consiglio di Stato.
Accogliendo l’appello del magistrato, i giudici di Palazzo Spada hanno chiarito un principio fondamentale: il divieto di riassegnazione diventa operativo non appena interviene il provvedimento di conferma, a prescindere dal numero effettivo di mesi o anni in cui il secondo mandato è stato concretamente svolto.

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