Mentre il settore automobilistico guarda all’elettrificazione e alle tecnologie di nuova generazione, quasi un’auto usata su cinque tra quelle che cambiano proprietario in Italia ha almeno vent’anni. È uno dei dati più sorprendenti dell’ultimo bollettino Auto-Trend diffuso il 7 ottobre 2026 dall’Automobile Club d’Italia (ACI), sulla base delle registrazioni del Pubblico Registro Automobilistico. A settembre, per ogni 100 autovetture nuove immatricolate, si sono registrati 213 passaggi di proprietà di auto usate, al netto delle minivolture. Le compravendite dell’usato hanno raggiunto quota 284.708, contro le 288.065 dello stesso mese del 2025, segnando una flessione dell’1,2%.
Il fascino del seconda mano
Il mercato di seconda mano continua dunque a registrare volumi nettamente superiori a quello del nuovo, ma questo non significa che sia in crescita: il numero assoluto dei trasferimenti è infatti diminuito. A colpire è soprattutto l’età dei veicoli coinvolti. Le automobili tra i 20 e i 29 anni rappresentano il 17% dei passaggi di proprietà , rispetto al 15,4% di un anno prima, mentre quelle con almeno 30 anni raggiungono il 2,9%, contro il precedente 2,7%. Sommate, le due categorie arrivano al 19,9% delle transazioni, rispetto al 18,1% di settembre 2025. Il dato apre una questione che va oltre la semplice fotografia del mercato: come si concilia la continua evoluzione tecnologica dell’automobile con una quota così significativa di vetture immatricolate oltre due decenni fa che continuano a trovare nuovi proprietari? Le statistiche non permettono di stabilire perché i singoli acquirenti scelgano mezzi così datati e non descrivono l’età dell’intero parco circolante. Mostrano però una realtà difficile da ignorare: il ricambio delle automobili non procede necessariamente allo stesso ritmo dell’innovazione proposta dai costruttori.
l contrasto diventa ancora più evidente osservando le alimentazioni delle vetture che passano di mano. Benzina e diesel continuano a rappresentare la parte prevalente del mercato dell’usato, mentre le motorizzazioni elettrificate crescono rapidamente ma partono da quote molto più contenute. Secondo i dati ACI ripresi dall’ANSA, nel settembre 2026 le auto a benzina hanno rappresentato il 37,1% dei trasferimenti di proprietà , seguite dalle diesel con il 36,2%. Insieme, le due alimentazioni tradizionali hanno quindi concentrato il 73,3% delle transazioni. Le ibride a benzina hanno raggiunto una quota del 12%, registrando un incremento del 22,5% rispetto allo stesso mese del 2025. Anche le vetture completamente elettriche sono cresciute, con un aumento annuo del 20,1%, ma hanno rappresentato appena l’1,4% del mercato dell’usato. Numeri che mettono in luce una distinzione spesso trascurata: una crescita percentuale a doppia cifra non equivale necessariamente a una presenza dominante sul mercato. Le auto elettriche, per esempio, avanzano nei volumi di compravendita ma restano ancora una componente minoritaria dei passaggi di proprietà . Allo stesso tempo, la maggiore incidenza delle vetture con almeno vent’anni conferma la convivenza tra generazioni di automobili profondamente diverse per tecnologia ed epoca di produzione. Non significa che gli italiani rifiutino le innovazioni, né dimostra che l’acquisto di mezzi più vecchi sia dovuto esclusivamente a difficoltà economiche: le registrazioni del PRA descrivono le transazioni, non le motivazioni degli acquirenti. Prezzo, disponibilità , esigenze quotidiane, preferenze personali e condizioni del singolo veicolo possono concorrere alle scelte, ma il peso effettivo di ciascun fattore richiederebbe ulteriori indagini. Il risultato rimane significativo: la transizione automobilistica italiana non segue un percorso uniforme. Nello stesso mercato crescono le compravendite di veicoli elettrificati e aumenta la quota delle vetture costruite oltre vent’anni fa. È proprio questa coesistenza, più della sola contrapposizione tra nuovo e usato, a raccontare la complessità del cambiamento.
La domanda dietro i numeri
Dietro questi numeri si nasconde una domanda alla quale le statistiche, da sole, non possono rispondere: che cosa spinge davvero un automobilista a cambiare vettura, oppure a sceglierne una con molti anni alle spalle? Le rilevazioni dell’ACI permettono di conoscere quanti veicoli passano di proprietà , la loro anzianità e le alimentazioni, ma non spiegano le ragioni che orientano ogni acquisto. Una vettura usata può richiedere un esborso iniziale più contenuto rispetto a un modello nuovo, senza che questo consenta di prevedere automaticamente le spese di manutenzione, l’affidabilità o la durata del suo utilizzo. Allo stesso modo, la scelta di un’auto più recente non dipende soltanto dal motore, dalla dotazione tecnologica o dal prezzo di listino. Entrano in gioco la disponibilità del modello, le caratteristiche richieste, i tempi necessari per ottenerlo e le condizioni economiche dell’operazione. Il momento in cui si decide di sostituire un veicolo può quindi essere importante quanto il mezzo scelto, soprattutto quando l’automobile è indispensabile per gli spostamenti quotidiani. È una dimensione pratica affrontata anche da Manirent nell’approfondimento sulla pronta consegna, dedicato alla disponibilità dei veicoli e alla verifica delle configurazioni effettivamente proposte. Il riferimento non serve a spiegare perché vengano acquistate automobili con oltre vent’anni di età , né suggerisce che il noleggio sia necessariamente più conveniente dell’acquisto: evidenzia piuttosto uno degli aspetti da considerare quando si valuta la sostituzione di un mezzo.
Il racconto di una transizione
Il mercato italiano dell’usato racconta così una transizione molto meno lineare di quanto suggeriscano le novità presentate dall’industria automobilistica. Da una parte aumentano le compravendite delle motorizzazioni elettrificate, dall’altra cresce la quota delle vetture con almeno vent’anni che trovano un nuovo proprietario. Due tendenze che non si escludono, ma convivono nello stesso mercato e rendono difficile ridurre le decisioni degli automobilisti a una semplice contrapposizione tra vecchio e nuovo. La vera questione, allora, non è soltanto quanto rapidamente evolvano le automobili, ma quanto e in quali condizioni questa evoluzione riesca a tradursi nelle scelte concrete di chi le utilizza.














