3 Novembre 2026
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Modello Iam, così si protegge il mare di Gioia Tauro: doppia depurazione e controlli sull’acqua ogni giorno (VIDEO)

Michele Moscariello illustra il funzionamento dell’impianto che riceve i reflui di sedici comuni della Piana. Dalle verifiche sui carichi ai trattamenti biologici, fino alle analisi sullo scarico e ai prelievi gestiti da Arpacal

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Prima di scaricare, serve il via libera del laboratorio. A Gioia Tauro, nell’impianto IAM, ogni carico di rifiuti liquidi non pericolosi viene campionato per verificarne l’idoneità al trattamento. Solo dopo le analisi può cominciare la depurazione, che prevede un doppio passaggio biologico e ulteriori controlli sull’acqua destinata allo scarico a mare.

Michele Moscariello, delegato ambientale di IAM, spiega che cosa accade dentro l’impianto che riceve anche i reflui urbani di sedici comuni della Piana. Dalle verifiche sulle autobotti alle vasche di trattamento, fino ai campionamenti in uscita, il racconto segue le fasi del processo e ne illustra i risultati: “I rendimenti di abbattimento sono dell’80-90%”, afferma Moscariello, riferendosi alla rimozione delle componenti organiche e azotate.

Dalle autobotti alla quarta linea

L’accettazione dei carichi segue la procedura di omologa, con cui vengono individuate e verificate le caratteristiche chimico-fisiche del rifiuto. All’arrivo del mezzo si controllano il peso, la documentazione e la corrispondenza del materiale con quanto dichiarato dal produttore. Dalle vasche di raccolta, i liquidi vengono indirizzati alla quarta linea, una sezione a fanghi attivi con una capacità che Moscariello indica in circa 100mila abitanti equivalenti, una misura del carico inquinante trattabile.

Nelle vasche, il lavoro dei microrganismi

“Questo è il cuore dell’impianto di depurazione”, dice Moscariello davanti ai bacini del trattamento biologico. L’aria immessa nelle vasche sostiene l’attività dei microrganismi aerobici, che degradano la sostanza organica presente nei reflui. È il meccanismo sul quale si basa la depurazione a fanghi attivi. La miscela di acqua e fango passa quindi nei bacini di sedimentazione. I fanghi si depositano sul fondo e vengono estratti: una parte viene rimessa in circolo, mentre quelli in eccesso seguono un percorso di trattamento fino alla stabilizzazione, alla disidratazione e all’allontanamento dall’impianto.

Il secondo trattamento prima dello scarico

La quarta linea non conclude il percorso. “Il refluo non viene direttamente inviato allo scarico, ma viene convogliato all’impianto di depurazione civile per subire un ulteriore processo di depurazione”, chiarisce Moscariello. Completato il trattamento, l’acqua viene sottoposta a disinfezione con ipoclorito di sodio, per ridurre la presenza di microrganismi patogeni. Le pompe di sollevamento la inviano poi alla condotta sottomarina.

Azoto ammoniacale, il confronto con i limiti

Per spiegare i risultati del monitoraggio aziendale, Moscariello porta l’esempio dell’azoto ammoniacale. Il limite allo scarico che indica è di 15 milligrammi per litro; i valori normalmente rilevati, riferisce, sono di 0,2-0,3 milligrammi per litro. “Mediamente siamo molto al di sotto di quelli che sono i limiti previsti dall’autorizzazione integrata ambientale allo scarico”, afferma.

Le analisi quotidiane e i prelievi di Arpacal

Il controllo sull’acqua in uscita si basa su un campione medio composito raccolto nell’arco delle 24 ore, sul quale il laboratorio IAM esegue analisi giornaliere. “Viene effettuato il monitoraggio di tutti i parametri sia organici che chimico-fisici sul refluo depurato”, spiega il delegato ambientale. Al pozzetto fiscale, il punto di controllo dello scarico, accanto al campionatore aziendale è presente un’apparecchiatura installata dalla Regione e gestita da remoto da Arpacal. Permette alle autorità di raccogliere campioni senza che IAM conosca in anticipo il momento del prelievo e di svolgere verifiche autonome rispetto agli autocontrolli della società. “Per noi costituisce un elemento importante”, sottolinea Moscariello. Il delegato ambientale riferisce che gli accertamenti di polizia giudiziaria, Arpacal, Regione e Capitaneria di porto hanno riscontrato il rispetto dei limiti fissati dal provvedimento autorizzativo.

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