18 Settembre 2026
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Colosimo sulla morte di Denise Cosco: “Per me è morta per mano della ‘ndrangheta, una sconfitta dello Stato”

La presidente della Commissione parlamentare Antimafia, intervenendo a un convegno a Roma, torna sul caso di Denise Cosco, figlia della testimone di giustizia Lea Garofalo. "Lo Stato ha fatto il possibile, ma questa resta una sconfitta che impone una riflessione profonda"

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La morte di Denise Cosco, figlia della testimone di giustizia Lea Garofalo, continua a interrogare istituzioni e opinione pubblica. A tornare sul caso è stata la presidente della Commissione parlamentare Antimafia, Chiara Colosimo, che ha parlato di una vicenda che rappresenta “una sconfitta dello Stato“, pur riconoscendo gli strumenti di protezione e sostegno messi in campo.

Le dichiarazioni sono arrivate durante il convegno “Liberi dalla mafia, liberi di scegliere”, organizzato nell’ambito della manifestazione Fenix di Gioventù Nazionale, in corso a Roma.

“Una sconfitta dello Stato

Secondo Chiara Colosimo, è difficile immaginare il peso che una ragazza come Denise Cosco abbia dovuto sopportare dopo la tragica vicenda che ha travolto la sua famiglia.

“È una sconfitta dello Stato, perché una ragazzina non può essere lasciata sola con un fardello di questo tipo”, ha affermato la presidente dell’Antimafia, ricordando come Denise, durante il viaggio di ritorno da Milano, avesse saputo che c’era chi voleva uccidere anche lei.

Le misure di protezione e il dramma personale

Colosimo ha ricordato che lo Stato aveva garantito a Denise diversi strumenti di tutela: assistenza psicologica, cambio d’identità, misure di sostegno economico, un percorso di reinserimento sociale e anche un’occupazione.

Ha quindi sottolineato come la giovane avesse cercato di ricostruire la propria vita, trovando anche un compagno e diventando madre. Tuttavia, ha osservato, tutto questo non è bastato a cancellare il trauma vissuto.

Per la presidente della Commissione, la vicenda apre una riflessione che va oltre il tema dei testimoni di giustizia, chiamando in causa il tema del suicidio, delle fragilità psicologiche e delle profonde ferite lasciate dalla violenza mafiosa.

“Per me Denise è morta per mano della ‘ndrangheta

Nel suo intervento, Colosimo ha espresso una convinzione netta sul significato della tragedia.

“Per me Denise è morta per mano della ‘ndrangheta, la stessa organizzazione criminale che ha assassinato sua madre Lea Garofalo“, ha dichiarato.

Ha quindi ricordato che la Procura sta conducendo un’indagine per istigazione al suicidio, aggiungendo che, a suo giudizio, i sensi di colpa che hanno accompagnato Denise erano strettamente legati alle responsabilità del padre, condannato per l’omicidio della moglie.

L’eredità di Denise: il coraggio

In conclusione, la presidente della Commissione parlamentare Antimafia ha indicato nel coraggio il lascito più importante di Denise Cosco, simbolo di una storia che continua a rappresentare una delle pagine più drammatiche della lotta alla ‘ndrangheta e della tutela dei testimoni di giustizia.

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