Per tredici anni l’omicidio di Salvatore Lazzaro è rimasto senza volti e senza nomi. Ora, però, dai verbali del collaboratore di giustizia Marco Ferdico, ex capo ultrà della Curva Nord dell’Inter, emerge una rivelazione finora inedita e si apre uno squarcio di luce nel buio quasi completo. Un racconto che chiama in causa il suocero Pietro Andrea Simoncini e che gli investigatori della Dda di Milano riconducono all’agguato consumato la sera del 12 aprile 2013, in località Savini di Sorianello, nel pieno della faida delle Preserre vibonesi. Ferdico non afferma di avere assistito al delitto e racconta fatti che, a suo dire, gli sarebbero stati confidati dallo stesso Simoncini. Il collaboratore, inoltre, non indica inizialmente il nome della vittima. È la descrizione dell’azione – un uomo alla finestra, raggiunto da una fucilata – a condurre alla vicenda di Lazzaro. Un passaggio destinato adesso a essere sottoposto ai necessari riscontri investigativi.
“Mi aveva confessato di aver partecipato a un omicidio a Soriano”
Il cuore della rivelazione è nelle parole attribuite da Ferdico al suocero davanti ai magistrati milanesi Paolo Storari e Stefano Ammendola: “Simoncini mi aveva confessato di aver partecipato a un omicidio a Soriano dove avevano tirato una fucilata a uno alla finestra“. La circostanza compare già nel verbale del 30 maggio 2026 in parte deomissato. Ferdico riferisce che, quando propose a Simoncini di prendere parte all’omicidio di Vittorio Boiocchi, gli domandò se avesse esperienza in azioni di quel genere. “Lui, per accreditarsi, mi ha detto che a Soriano aveva partecipato in qualche modo all’uccisione di un soggetto“, si legge nel verbale. Il collaboratore torna sul punto nell’interrogatorio del 9 giugno 2026: “Con riguardo a Simoncini ribadisco che lo stesso prima dell’omicidio mi disse che aveva partecipato a un omicidio anni prima e che pertanto era esperto della materia. Ciò lo disse per rassicurarmi“.
La confessione prima del delitto Boiocchi
La collocazione temporale indicata da Ferdico è tra il 2013 e il 2014. Ma il dato ritenuto più significativo dai magistrati riguarda il momento in cui Simoncini gli avrebbe parlato di quel precedente delitto: non dopo l’uccisione di Boiocchi, bensì durante la fase preparatoria. “Prima di fare l’omicidio“, risponde Ferdico alla domanda del pm Ammendola. Storari prospetta allora che Simoncini potesse voler “accreditarsi in qualche modo“. Ferdico racconta di avergli chiesto: “Ma tu sei capace a fare una roba del genere?“. La risposta attribuita al suocero è secca: “Sì, sì, sì“. È in questo contesto, dunque, che sarebbe emerso il riferimento al delitto commesso in Calabria. Non una confidenza casuale, secondo la ricostruzione del collaboratore, ma un racconto utilizzato per dimostrare di essere capace di prendere parte a un’azione omicidiaria.
Il dettaglio della finestra e il collegamento con Salvatore Lazzaro
Ferdico precisa di non aver conosciuto, in un primo momento, l’identità della vittima. Racconta però di essersi successivamente documentato e di aver trovato il caso di “uno che aveva subìto una fucilata alla finestra“. È questo dettaglio a indirizzare la ricostruzione verso Salvatore Lazzaro, ucciso la sera del 12 aprile 2013 a Savini di Sorianello. Le modalità descritte dal collaboratore – il luogo, il periodo e soprattutto la vittima colpita mentre si trovava alla finestra – vengono ritenute aderenti a quell’agguato. Ferdico, tuttavia, non sostiene che Simoncini gli avesse fatto il nome di Lazzaro: l’identificazione nasce dal confronto tra il suo racconto e le caratteristiche del delitto.
“Non aveva sparato”: il ruolo attribuito a Simoncini
Nel prosieguo del racconto Ferdico ridimensiona il ruolo operativo che Simoncini si sarebbe inizialmente attribuito. Dopo l’omicidio Boiocchi, racconta il collaboratore, avrebbe scoperto che “la fucilata non l’ha tirata lui“. Nel verbale del 30 maggio il passaggio viene fissato in termini ancora più chiari. Ferdico afferma che, dopo avergli contestato di non essere sembrato particolarmente esperto, Simoncini avrebbe modificato la propria versione: “Lui non aveva sparato, ma aveva semplicemente accompagnato gli autori dell’omicidio“.
Ferdico usa anche l’espressione “tipo da specchiettista“, attribuendo quindi al suocero un compito di appoggio. Nel descrivere la scena parla di uomini appostati “nei boschi, nel prato” e di “questo alla finestra“, poi raggiunto da una fucilata. Sono dichiarazioni riferite dal collaboratore e ancora da verificare, ma che introducono un possibile ruolo nella ricostruzione dell’agguato.
Lo stub già richiamato nell’inchiesta “Jerakarni”
Nel verbale Ferdico fa inoltre riferimento a un possibile stub, l’accertamento finalizzato a ricercare eventuali tracce di polvere da sparo, che sarebbe stato eseguito su Simoncini in relazione a quell’episodio. Lo stesso collaboratore precisa, però, di non essersi documentato sugli aspetti tecnici e di non conoscerne gli esiti. La circostanza dello stub era già comparsa negli atti dell’inchiesta “Jerakarni” contro il clan Emanuele-Idà. In quelle carte veniva evidenziato che Simoncini era monitorato nell’ambito di due procedimenti penali e che, in occasione dell’omicidio Lazzaro, era stato sottoposto agli accertamenti necessari a individuare eventuali residui di sparo. Dagli elementi esaminati non emerge, tuttavia, quale fosse stato il risultato del test.
Simoncini atteso in aula a Milano
Simoncini è imputato a Milano nel processo per l’omicidio di Vittorio Boiocchi, ucciso sotto casa il 29 ottobre 2022. La sua escussione è stata rinviata dopo il deposito dei nuovi verbali di Ferdico da parte della pubblica accusa e dovrebbe avvenire nella prossima udienza. Le dichiarazioni del collaboratore potrebbero adesso aprire nuovi scenari anche sull’omicidio Lazzaro. Prende sempre più quota quindi la pista calabrese battuta tra i primi da Klaus Davi sull’asse Milano-Soriano con una serie di inchieste giornalistiche condotte sul campo. Allo stato, però, si tratta del racconto di Ferdico che necessita degli opportuni riscontri che superino il livello puramente investigativo. Resta un dato: tredici anni dopo l’agguato di Savini, una confessione riferita ai pm di Milano riporta quel delitto al centro dell’attenzione giudiziaria.













