18 Settembre 2026
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Catanzaro fa una statua a Palanca (da vivo) e ‘O Rey’ torna alla bandierina davanti al Ceravolo: “Spero mi porti lunga vita”

L’opera riproduce l’immagine simbolo del numero 11 sotto la vecchia Curva Ovest. L’abbraccio dei tifosi e il progetto “13 di 11”: altre dodici statue nei luoghi panoramici della città

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Il pallone nell’angolo, qualche passo di rincorsa e quel sinistro pronto a disegnare una traiettoria impossibile. Massimo Palanca è tornato alla bandierina davanti allo stadio “Nicola Ceravolo”. Questa volta, però, il tempo si è fermato: Catanzaro ha trasformato O Rey in una statua, consegnando alla città l’immagine più riconoscibile del calciatore che ha legato il proprio nome alla storia giallorossa. L’opera è stata svelata nell’area antistante la biglietteria dello stadio, alla presenza di tifosi, rappresentanti delle istituzioni e protagonisti delle stagioni più felici delle Aquile. Accanto a Palanca c’erano, tra gli altri, Adriano Banelli, il presidente del Catanzaro Floriano Noto e tanti volti che hanno attraversato epoche diverse ma continuano a riconoscersi negli stessi colori.

Il monumento arriva tre anni dopo il ritiro della maglia numero 11. E ha strappato allo stesso Palanca una battuta tra ironia e scaramanzia: “Sono rimasto un po’ perplesso, a dire la verità, perché di solito le statue vengono dedicate a persone che non ci sono più. Spero che questa mi porti lunga vita e, soprattutto, che possa essere davvero un simbolo di unione”.

O Rey fermato nell’istante prima della magia

La statua riproduce la celebre fotografia scattata da Totino: Palanca accanto alla bandierina, il corpo già orientato verso l’area e alle spalle la Curva Ovest, sovrastata dallo striscione “O’ Rey, imperatore della Ovest”. Un’immagine entrata nella memoria collettiva e ora trasformata in una presenza stabile davanti allo stadio. Era proprio da quella posizione che il suo piede numero 37 diventava un’arma. Palanca riuscì a segnare tredici volte direttamente su calcio d’angolo, combinando tecnica, effetto e capacità di leggere il vento. In area c’era anche il lavoro dei compagni: spesso Claudio Ranieri occupava lo spazio davanti al portiere, rendendo ancora più difficile intercettare il pallone.

Palanca, però, continua a raccontare quel primato senza prendersi troppo sul serio: “Mi si riconosce soprattutto per i gol segnati su calcio d’angolo. È vero che tredici sono andati a buon fine, ma ne avrò battuti migliaia: la percentuale è molto bassa. Forse anche per questo il dato è ancora più significativo”. I numeri spiegano il calciatore. Non bastano, invece, a spiegare il legame con una città che continua a chiamarlo O Rey e ad accoglierlo come se non fosse mai andato via.

“Sono diventato calabrese e catanzarese”

Nel giorno del suo omaggio, Palanca ha chiesto che la statua non venga considerata soltanto un monumento alla nostalgia. “Vorrei che diventasse il simbolo dell’unione tra tutte le componenti della città: la società, la squadra e soprattutto i tifosi. Quando le cose vanno bene non c’è bisogno di simboli. Questo, invece, può rappresentare l’unità anche quando le cose non vanno troppo bene”. Il suo rapporto con Catanzaro ha superato da tempo i confini del calcio. Qui sono rimasti gli amici più cari, qui è nato suo figlio e qui continua a tornare ogni anno. “La sento come una città mia. Sono stato marchigiano fino a venti, ventuno anni; poi sono sceso in Calabria ed è cambiato tutto. Sono diventato calabrese e, in particolare, catanzarese”.

O Rey segue ancora le Aquile e invita l’ambiente ad avere fiducia anche davanti alle difficoltà di questo avvio di stagione. “La famiglia Noto ci ha abituati a partenze un po’ lente: dobbiamo avere fiducia che le cose si sistemeranno”. Il suo sguardo è rivolto soprattutto ai giovani, da Cisse a Favasuli e Liberali, che a Catanzaro hanno trovato spazio e la possibilità di mostrare il proprio talento. Per Palanca è una strada da proseguire: una squadra capace di custodire la propria memoria senza smettere di costruire il futuro.

“13 di 11”, il progetto di un museo a cielo aperto

La statua inaugurata davanti al “Ceravolo” è stata voluta dall’associazione “Nuova Mente” e rappresenta il primo tassello di un progetto più ambizioso. Il nome scelto è “13 di 11”: tredici opere dedicate ai tredici gol realizzati direttamente dalla bandierina dal numero 11 giallorosso. L’idea è collocare le altre statue in altrettanti punti panoramici, dal porto agli affacci più suggestivi, creando un percorso turistico e sportivo capace di unire il mito di Palanca alla bellezza della città. L’opera è stata prodotta in Toscana, ma progettata, rifinita e dipinta a Catanzaro. Il murale che completa l’installazione porta invece la firma dell’artista catanzarese Vincenzo Rotundo, in arte Zeus.

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