28 Luglio 2026
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Neet in Calabria, allarme sociale: “Se la madre ha studiato, i figli hanno più chance”

Uno studio nazionale rivela: dove le madri sono laureate, i figli sono meno esposti al rischio di finire ai margini

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In Calabria, uno dei territori più colpiti dal fenomeno dei neet – giovani che non studiano, non lavorano e non seguono percorsi formativi – emerge un dato che spicca per chiarezza e rilevanza: più è alto il titolo di studio della madre, più si riduce la probabilità che un figlio diventi neet.

Secondo il rapporto Dedalo, frutto di un lavoro congiunto tra Fondazione Gi Group, Istituto Toniolo, ZeroNeet, Fondazione Cariplo e Compagnia di San Paolo, la percentuale di giovani in questa condizione oscilla in modo netto: dal 44,4% se la madre ha solo la licenza elementare, all’11,3% quando ha un titolo universitario o superiore.

Una forbice che racconta più di mille statistiche, mettendo al centro l’importanza del contesto familiare e del capitale educativo femminile come argine alla marginalizzazione giovanile.

La Calabria fanalino di coda: un giovane su tre è neet

L’indagine amplia lo sguardo oltre i soliti limiti anagrafici, includendo nel campione anche i giovani tra i 30 e i 34 anni, per fotografare con maggiore precisione la fragilità generazionale.

I numeri per la Calabria sono durissimi: il 30,1% dei giovani tra i 15 e i 34 anni non studia, non lavora e non segue percorsi di formazione. Un dato che pone la regione ai vertici negativi in Italia, alla pari con la Sicilia.

A preoccupare è soprattutto il dato femminile: il 34,6% delle donne giovani è neet contro il 25,9% degli uomini. Un divario di genere che si riflette anche sul mercato del lavoro e sull’autonomia economica.

Un rischio che cresce con l’età: il neet non è più solo un “problema da adolescenti”

La condizione di inattività giovanile non è limitata alla fase adolescenziale. In Calabria il fenomeno cresce progressivamente con l’età, segnalando difficoltà strutturali nell’inserimento nel mondo del lavoro e nella costruzione di un percorso di vita autonomo.

Dallo 7,2% nella fascia 15-19 anni, si passa al 31% tra i 20-24enni, per salire ancora al 39,6% nella fascia 25-29 e infine arrivare al picco del 40,6% tra i 30 e i 34 anni. Una tendenza che racconta di una generazione bloccata, che fatica a trovare un proprio spazio economico e sociale.

Fondazione Gi Group: “Non possiamo permetterci di perdere un’intera generazione”

“Non possiamo voltare lo sguardo mentre perdiamo il potenziale delle nuove generazioni”. Con queste parole, Chiara Violini, presidente della Fondazione Gi Group, richiama l’attenzione sulla necessità urgente di politiche strutturate contro il fenomeno neet.

Il progetto Dedalo, infatti, si pone come Osservatorio e Laboratorio permanente per indagare le cause profonde dell’allontanamento dei giovani dal sistema formativo e lavorativo, con l’obiettivo di stimolare iniziative concrete di prevenzione e reinserimento.

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