Reggio Calabria diventa il punto di osservazione privilegiato di un confronto che va ben oltre il perimetro tecnico della riforma. Al convegno “La riforma della magistratura tra falsi miti e rischi reali”, l’Associazione nazionale magistrati alza la voce contro quella che definisce una narrazione politica ormai dominante in vista del referendum.
Parodi: il Sì vive di attacchi ai magistrati
Secondo il presidente dell’Associazione Nazionale Magistrati Cesare Parodi, “la narrazione contro i magistrati è ormai l’unico argomento forte su cui il Sì crede di poter vincere”. Una strategia comunicativa che, a suo dire, ha progressivamente sostituito il confronto sui contenuti reali della riforma.
Parodi rivendica il ruolo dell’Associazione: “Non siamo un partito politico, non facciamo opposizione e siamo qui per difendere dei valori”. Valori che, però, sarebbero stati messi in secondo piano nel dibattito pubblico, esattamente come è accaduto alla discussione sulla separazione delle carriere.
I numeri contro i luoghi comuni
A chi sostiene che giudici e pubblici ministeri siano appiattiti gli uni sugli altri, Parodi replica con i dati: “Abbiamo portato i numeri che dimostrano che i giudici sono assolutamente terzi”. E aggiunge un passaggio chiave: “Se la procura chiede una misura, magari il giudice non la dà”.
Già un anno fa, ricorda il presidente dell’Anm, il timore era che il confronto si sarebbe ridotto a una sola linea di attacco: “Distruggere l’immagine della magistratura, attaccare la magistratura”.
Errori, responsabilità e falsi spauracchi
Chi alimenta questa narrazione, osserva Parodi, insiste sul fatto che “la magistratura sbaglia” e che “i giudici non pagano mai”. Una rappresentazione che l’Anm contesta frontalmente: “La giustizia disciplinare italiana è tra le più severe in Europa”.
E sulle promesse salvifiche legate alla riforma, il presidente è netto: “Non ci sarà più Garlasco, non ci sarà più Tortora o il caso Zuncheddu? Tutto questo accadrà comunque, perché sono fatti indipendenti da questa riforma”.
Da qui l’avvertimento finale: “Pensiamoci bene prima di avventurarci verso un sistema i cui contenuti non conosciamo”, una “strada oscura e incerta” per abbandonare un sistema che ha difetti, sì, ma che va corretto con strumenti diversi.
Maruotti: magistratura e forze di polizia dalla stessa parte
A rafforzare il messaggio arriva il segretario generale dell’Anm, Rocco Maruotti, che respinge ogni tentativo di contrapposizione tra magistrati e forze di polizia: “Qualcuno vuole metterci su barricate opposte, ma questo non succederà mai”.
Maruotti riconosce che “la magistratura sbaglia”, come sbagliano medici, ingegneri, giornalisti e politici, ma sottolinea un punto dirimente: “È anche quella che prova ad emendare sé stessa quando commette errori”.
Servitori dello Stato, non avversari
Il passaggio più simbolico arriva parlando del rapporto con le forze dell’ordine: “La magistratura ha pagato forse il prezzo più alto insieme ad altri servitori dello Stato, come quelli delle forze di polizia”. Fronti che oggi appaiono distanti “solo perché qualcuno vuole metterci su due barricate opposte”.
Non a caso, Maruotti rivendica il luogo e il contesto dell’intervento: “Sono contento di dirlo in questa città e in questa sala, dove ci sono tanti colleghi con la scorta”, insieme a “tanti appartenenti alle forze di polizia che con noi combattono per un Paese più giusto”.
Il nodo politico
Al netto delle differenze di tono, il messaggio dell’ANM è unitario: i problemi della giustizia esistono, ma ridurre il referendum a una campagna contro i magistrati significa spostare il confronto dal merito alla delegittimazione. Una scorciatoia politica che, secondo l’Associazione, rischia di lasciare sul campo più macerie che soluzioni.












