Le navi, i passeggeri, le escursioni. E poi i negozi, i ristoranti, le guide, i collegamenti con le località della costa. Il progetto per Vibo Marina presentato nel 2014 aveva un’ambizione che andava oltre la riqualificazione del molo: organizzare l’accoglienza e fare del porto una porta d’ingresso al territorio.
Nell’ambizioso e fattibile progetto che descrive l’intervento promosso dalla Camera di commercio di Vibo Valentia, sotto la presidenza di Michele Lico, compare anche un terminal per la clientela delle navi da crociera e del charter nautico. Accanto alla passeggiata sopraelevata, alle vele parasole e all’anfiteatro, c’era dunque una funzione economica da sviluppare. Chi arrivava dal mare avrebbe dovuto trovare uno scalo attrezzato, servizi e possibilità di spostamento. Dodici anni dopo, quella previsione restituisce la misura dell’occasione perduta. Vibo Marina disponeva di una proposta che cercava di collegare la qualità dello spazio pubblico alla crescita delle attività turistiche. Il futuro era stato progettato; il percorso per realizzarlo si interruppe.
Il terminal: accogliere i passeggeri e accompagnarli nel territorio
Il progetto riguardava il Molo Generale Malta e la Banchina Cortese, nel quadrante del porto dove si concentravano importanti attività della nautica da diporto. La proposta selezionata attraverso il concorso internazionale, elaborata dalla RTP Studio Nicoletti Associati, prevedeva spazi per servizi nautici, operatori charter, commercio, ristorazione e attività ricreative. Il terminal avrebbe inserito l’accoglienza dei passeggeri in questo sistema. La documentazione ufficiale contemplava anche l’accesso e la sosta breve dei mezzi di trasporto collettivo, considerati necessari per sviluppare il trasporto a terra di passeggeri e crocieristi. Un dettaglio concreto: una volta sbarcati, i visitatori avrebbero dovuto poter raggiungere le proprie destinazioni attraverso collegamenti organizzati.
La previsione del terminal non equivaleva, da sola, alla garanzia di nuovi attracchi o dell’arrivo delle grandi navi. Per sviluppare il traffico crocieristico sarebbero serviti requisiti nautici e infrastrutturali adeguati, oltre agli accordi con gli operatori. Ma il progetto affrontava un’esigenza essenziale: preparare lo scalo a ricevere le persone e offrire servizi al loro arrivo. Era una scelta che riconosceva al porto una funzione turistica e urbana, accanto alle attività produttive già presenti.
Dai charter alle escursioni: il mare poteva alimentare un’economia più ampia
La nautica a Vibo Marina aveva già una propria consistenza. Nella presentazione del 2014 Lico ricordava oltre 600 imbarcazioni ospitate nei pontili delle banchine Cortese e Generale Malta e una decina di charter con punto d’imbarco nello scalo e rotte verso le isole Eolie. Il progetto partiva quindi da operatori, clienti e attività esistenti. Cercava di dare loro spazi e servizi per crescere, superando un’offerta che i promotori descrivevano come limitata soprattutto alle funzioni logistiche di base. Un terminal e un’area portuale più accogliente avrebbero potuto favorire la permanenza dei visitatori prima dell’imbarco o dopo il rientro. Mangiare, acquistare, pernottare, visitare il territorio: sono queste le attività attraverso le quali il movimento nautico può produrre ricadute oltre il pontile. La proposta teneva insieme tali possibilità. I locali per gli operatori e i servizi si affiancavano alla passeggiata e agli spazi culturali. La trasformazione architettonica era pensata per rendere il porto più fruibile e aumentare le ragioni per frequentarlo.
Pizzo e la Costa degli Dei: una porta d’ingresso da organizzare
Per chi arriva dal mare, Vibo Marina può essere l’inizio di un itinerario. Pizzo, il castello Murat, il centro storico e la tradizione gastronomica rappresentano alcune delle mete alle quali collegare l’accoglienza portuale, insieme alle altre località della Costa degli Dei. Queste possibilità richiedono organizzazione: informazioni chiare, trasporti, escursioni, orari compatibili con la permanenza dei passeggeri. Il valore di un terminal si misura anche nella capacità di mettere in relazione lo scalo con ciò che lo circonda.
La dimensione territoriale del progetto venne ribadita dalla stessa Camera di commercio nel 2019, quando il presidente Sebastiano Caffo ne propose il rilancio attraverso i Contratti istituzionali di sviluppo. L’ente indicava nella crocieristica una possibile fonte di presenze per la cittadina e, attraverso adeguati collegamenti, per la provincia e la regione. Il progetto promosso durante la presidenza Lico aveva anticipato questa impostazione: il porto come accesso a una destinazione turistica più ampia. La crescita dello scalo e quella delle località vicine potevano sostenersi a vicenda.
Il merito di Lico: una proposta concreta dodici anni fa
A Michele Lico va riconosciuto il merito di avere sostenuto questa prospettiva quando ancora doveva essere tradotta in spazi, funzioni e servizi. La Camera di commercio e l’Aspo portarono avanti un percorso progettuale, coinvolsero professionisti e interlocutori istituzionali e individuarono una fonte di finanziamento.
Il costo complessivo previsto era di otto milioni di euro, dei quali 6,5 milioni indicati a carico di Vibo Sviluppo, attraverso la rimodulazione del Patto territoriale con finanziamenti già assegnati e destinati alla riqualificazione del Molo Generale Malta e della Banchina Cortese. Nel settembre 2019, una nota della Camera di commercio dell’epoca sul rilancio del waterfront ricordava che il progetto era stato consegnato al Comune per gli adempimenti successivi e collegava la mancata realizzazione alle vicende dei finanziamenti della rimodulazione dei Patti territoriali. Il terminal, la passeggiata e gli altri servizi rimasero dunque parte di un intervento da recuperare. Intanto erano trascorsi cinque anni dalla presentazione. Oggi ne sono passati più di dodici.
Non è possibile calcolare quanti visitatori sarebbero arrivati o quanti posti di lavoro sarebbero stati creati. È possibile, invece, riconoscere ciò che il territorio non ha potuto mettere alla prova: un porto più attrezzato per l’accoglienza, nuovi spazi per le attività economiche e un rapporto più stretto tra lo scalo e la città. La previsione del terminal per crociere e charter rende ancora più evidente la portata della proposta. Nel 2014 Vibo Marina aveva cominciato a progettare come accogliere chi arrivava dal mare. La storia della sua mancata realizzazione riguarda anche tutte le opportunità che, da quell’accoglienza, avrebbero potuto nascere.















