Il generale catalano José Borjes, provenendo da Malta, sbarcò segretamente sulla spiaggia di Capo Spartivento nella notte tra il 13 e il 14 settembre 1861. Venne quasi ignorato dalla popolazione del luogo.
Il generale Borjes era stato inviato dal comitato borbonico in esilio, ma la sua missione fallì poiché non trovò le migliaia di uomini promessi.
Dopo lo sbarco, Borjes tentò di organizzare bande di insorti e briganti locali. Precedentemente egli aveva incontrato il celebre brigante Carmine Crocco, detto Donatello. Dopo un primo affiatamento i due personaggi si divisero perché i loro obiettivi divergevano. Abbandonato dalle guide e braccato dai bersaglieri piemontesi, Borjes tentò invano di raggiungere Roma, ma fu catturato l’8 dicembre dello stesso anno assieme ai suoi uomini nei pressi di Tagliacozzo da un reparto di bersaglieri del Regio Esercito e fucilato.
Dal carlismo alla causa borbonica
José Borjes, che inizialmente era al servizio dell’esercito carlista, e per questo motivo esiliato in Francia, passò poi al servizio della regina Isabella II di Borbone. Guidò una spedizione di filo-borbonici spagnoli e italiani, nell’ambito del brigantaggio postunitario, per riconquistare il perduto Regno delle Due Sicilie in favore di Francesco II di Borbone.
Il generale era anche noto per le sue imprese con il capo brigante calabro-lucano Carmine Crocco. Ma i loro rapporti si deteriorarono lentamente per divergenze circa il comando delle operazioni.
Di educazione cattolica e tradizionalista, Borjes si dedicò proficuamente agli studi umanistici, in particolare a quelli di Cesare.
Formatosi presso l’accademia militare di Lleida, si arruolò nelle milizie carliste di Don Carlos, divenendone comandante di brigata nel 1840. Dopo la disfatta dei carlisti, Borjes esiliò in Francia, arrangiandosi come rilegatore, precettore e commerciante di vini. Successivamente tornò in Spagna e praticò azioni di guerriglia nel 1846-1848 e nel 1855, passando alla causa della regina Isabella II di Spagna. Nel 1860, si recò a Roma cercando di mettersi al servizio dello Stato Pontificio ma le autorità papali respinsero questo aiuto.
La missione affidata dagli agenti borbonici
Tornato in Francia, Borjes fu contattato dagli agenti borbonici inviati dal generale Tommaso Clary, ricevendo l’invito di servire il governo borbonico in esilio. Gli fu prospettata una situazione favorevole, in cui lo avrebbero atteso i comitati borbonici e numerosi ribelli, pronti a combattere per restaurare il regno. Borjes, di sinceri e profondi convincimenti legittimisti ed affascinato dalla proposta, accettò l’incarico.
Durante il fallimentare sbarco in Calabria Josè Borjes cominciò a dubitare delle promesse fatte da Clary, non trovando, come detto, nessuno ad attenderlo sulla spiaggia di Capo Spartivento.
La diffidenza delle popolazioni locali
Le popolazioni locali apparvero diffidenti se non ostili. Giunto sulle sponde della fiumara La Verde a Precacore (l’odierna Samo), il generale catalano venne accolto da un parroco, ma nessun rappresentante del comitato borbonico giunse a riceverlo; riuscì solamente ad arruolare una ventina di contadini. Incontrò, quindi, la banda di Ferdinando Mittiga, composta da 120 uomini, con la quale attaccò il comune di Platì senza successo.
Abbandonato da Mittiga, che verrà ucciso qualche giorno dopo in uno scontro, e inseguito dalle guardie nazionali che fucilavano chiunque gli fornisse aiuto, Borjes si diresse verso la Basilicata su indicazione di un delegato del principe di Bisignano, nella speranza di trovare una situazione più ottimale.
L’alleanza con Carmine Crocco
Qui nacque l’alleanza con Carmine Crocco che, però, durò poco.
I patti tra Crocco e Borjes prevedevano di trasformare la banda del brigante lucano in un esercito regolare, impiegando precise tattiche militari, conquistare più comuni possibile per arruolare nuovi combattenti e impossessarsi di Potenza, la più consistente roccaforte sabauda della regione.
Crocco, sebbene stipulò l’accordo, non si fidò di Borjes sin dall’inizio, temendo che costui volesse sottrargli le bande e i territori sotto il suo potere. Stipulata l’alleanza, il capobrigante, Borjes e l’armata dei briganti riuscirono ad ottenere numerose vittorie ma, contro il volere del generale, venne evitato il tentativo di conquistare Potenza e l’esercito era ormai ridotto allo stremo. Così Crocco decise di ritirarsi a Monticchio, rompendo la sua alleanza con Borjes, mosso anche dalla mancata promessa di un rinforzo militare da parte dell’esule governo borbonico.
Il tentativo di raggiungere Roma
Il generale, amareggiato dalla sua decisione, si mosse verso Roma per informare re Francesco II dell’accaduto e nel tentativo di organizzare un esercito di volontari per ripetere l’operazione. La morte di Borjes a Tagliacozzo mise fine a un’intricata vicenda.











