A Reggio Calabria la tradizione religiosa si rinnova nel giorno della Madonna della Consolazione, ma quest’anno il rito porta con sé anche un significato politico e civile particolarmente evidente. Per la prima volta il sindaco Francesco Cannizzaro ha consegnato il cero votivo alla Patrona della città, davanti alla Vara e alla presenza del nunzio apostolico in Italia e nella Repubblica di San Marino, monsignor Edgar Peña Parra, e dell’arcivescovo metropolita monsignor Fortunato Morrone.
Un momento nel quale la dimensione religiosa si è intrecciata con quella istituzionale. Maggioranza e opposizione hanno partecipato insieme alla celebrazione, mentre la città affrontava una festività segnata dal lutto per la morte della giovane Anthea Ranieri, scomparsa tragicamente proprio nei giorni che precedevano le celebrazioni.
Nel suo intervento, il primo cittadino ha definito il cero un segno che i reggini rinnovano “da secoli, di generazione in generazione”, sottolineando l’emozione per averlo consegnato per la prima volta da sindaco. Cannizzaro ha poi insistito sul valore dell’unità, osservando come davanti alla Patrona non ci siano “una singola parte” o un singolo uomo, ma l’insieme della comunità cittadina.
Il dolore per Anthea e la preghiera per Giovanni
La celebrazione non ha potuto ignorare la tragedia che ha colpito la città. Nel suo discorso, Cannizzaro ha ricordato Anthea Ranieri, definendo la sua morte una ferita per l’intera comunità.
“Davanti a un dolore così, non ci sono parole che bastino”, ha detto il sindaco nel corso della celebrazione, rivolgendo alla famiglia e agli amici della ragazza la vicinanza della città. Il pensiero è andato anche a Giovanni, ricoverato in ospedale dopo il tragico incidente.
Il riferimento alla Madonna della Consolazione è diventato, nelle parole del primo cittadino, anche un richiamo alla capacità della comunità di stare accanto a chi attraversa una prova. “La consolazione non cancella il dolore, però impedisce che il dolore vinca sulla speranza, anche un auspicio destinato a guardare oltre la festa patronale”, ha affermato Cannizzaro.
Morrone: “Desideriamo che Papa Leone venga tra di noi”
Dalla Cattedrale è arrivato anche un auspicio destinato a guardare oltre la festa patronale. L’arcivescovo Fortunato Morrone ha infatti manifestato il desiderio di vedere Papa Leone in Calabria.
“Nel mio animo, in quello dei nostri presbiteri e di tutta la nostra Chiesa c’è questo desiderio», ha dichiarato l’arcivescovo ha legato l’auspicio alla storia cristiana della città dello Stretto e, Morrone durante la celebrazione, aggiungendo: “Noi desideriamo che Papa Leone venga tra di noi: potrebbe essere una bellissima occasione”.
L’arcivescovo ha legato l’auspicio alla storia cristiana della città dello Stretto e, in particolare, al passaggio di San Paolo, ricordato negli Atti degli Apostoli. Da qui l’idea che una eventuale visita del Pontefice possa partire proprio da Reggio per poi coinvolgere l’intera Calabria.
“Apostolicamente, partendo da Reggio, come sappiamo dagli Atti degli Apostoli, San Paolo si è fermato qui. La nostra origine è dunque apostolica”, ha affermato Morrone. E ha aggiunto l’auspicio che il Pontefice, richiamando anche la visita compiuta da Giovanni Paolo II, possa “fermarsi un po’ di più in questa terra calabra”.
Dalle periferie alla disabilità, le priorità indicate dal sindaco
La parte centrale del discorso di Cannizzaro ha riguardato però anche l’azione amministrativa. Il sindaco ha indicato nella cura delle periferie, nell’accessibilità per le persone con disabilità e nella promozione della legalità alcuni dei principali terreni sui quali intervenire.
Tra le aree citate c’è Arghillà, quartiere che lo stesso arcivescovo Morrone aveva scelto di visitare all’inizio del proprio ministero a Reggio Calabria, nel giugno 2021, incontrando i detenuti della casa circondariale e la comunità parrocchiale.
Cannizzaro ha presentato quella scelta come un esempio per l’amministrazione comunale, sostenendo che “una comunità si misura da come si prende cura dei suoi margini”. L’obiettivo indicato è quello di considerare il futuro della città non soltanto attraverso il centro storico, ma anche attraverso le zone periferiche.
Analogo rilievo è stato attribuito all’accessibilità. Nel suo discorso il sindaco ha sostenuto che una città possa dirsi realmente di tutti soltanto quando le persone con disabilità non siano costrette a chiedere permessi o affrontare ostacoli per viverne gli spazi, incontrarsi e partecipare alla vita collettiva.
Legalità e istituzioni: il richiamo alle forze dell’ordine
Un altro passaggio significativo ha riguardato la legalità, descritta non soltanto come rispetto delle norme, ma come elemento della convivenza civile.
Cannizzaro ha richiamato la responsabilità delle istituzioni nel costruire fiducia attraverso presenza, trasparenza e senso del dovere. Nel suo intervento ha rivolto un ringraziamento alle forze dell’ordine e a tutti gli operatori impegnati quotidianamente nella sicurezza del territorio.
Ma la legalità, nella prospettiva illustrata dal sindaco, passa anche dalla rete sociale. Da qui il riconoscimento rivolto ai sacerdoti, ai volontari, alle associazioni e alle comunità parrocchiali, indicati come presidi di assistenza soprattutto nei luoghi nei quali i servizi pubblici possono incontrare maggiori difficoltà.
Il ricordo di Iachino e Curatola
Nel corso della celebrazione Cannizzaro ha ricordato anche due sacerdoti recentemente scomparsi, monsignor Antonino Iachino e monsignor Filippo Curatola.
Iachino, vicario generale e per molti anni alla guida della Caritas diocesana, è stato ricordato per il suo impegno accanto alle persone più fragili. Curatola, conosciuto da tutti come don Pippo, è stato invece rettore del Seminario, parroco della Cattolica e per 35 anni direttore di Avvenire di Calabria.
Proprio l’esperienza di Curatola ha offerto al sindaco lo spunto per parlare del ruolo della cultura nella vita cittadina. Cannizzaro ha espresso l’auspicio che l’Auditorium San Paolo, per anni luogo di confronto culturale e politico, possa tornare operativo, assicurando la disponibilità del Comune a collaborare con l’Arcidiocesi.
La Cattedrale e la memoria della ricostruzione
Il discorso ha poi incrociato la storia della città. La Cattedrale di Reggio Calabria si prepara a celebrare, il 2 settembre 2028, il centenario della consacrazione. Cannizzaro ha ricordato come l’edificio sia sorto dopo il terremoto del 1908, diventando anche un simbolo della ricostruzione della città.
Da quella vicenda il sindaco ha ricavato il tema di una ricostruzione che continua nel tempo, non limitata agli edifici e alle infrastrutture ma estesa al tessuto sociale.
Nel suo intervento ha richiamato due figure particolarmente legate alla storia della Chiesa reggina: monsignor Giovanni Ferro e don Italo Calabrò. Il primo fu arcivescovo di Reggio Calabria per 27 anni e dedicò particolare attenzione alle persone povere; il secondo è ricordato per il suo impegno sociale accanto agli ultimi.
Cannizzaro ha collegato la loro eredità anche al tema della legalità, intesa come possibilità di sottrarre le persone alla marginalità e restituire loro dignità e opportunità.
Il futuro affidato alla Patrona
Nella parte conclusiva del suo intervento, il sindaco ha affidato simbolicamente alla Madonna della Consolazione le istituzioni, i giovani, gli anziani, le persone senza lavoro, i detenuti, le famiglie di Arghillà e quelle delle altre periferie.
Il discorso ha toccato anche le prospettive economiche e sociali della città, citando università, infrastrutture, turismo e capacità di attrarre investimenti come alcuni degli ambiti sui quali costruire nuove opportunità.
Il riferimento finale è stato alla necessità di creare condizioni che permettano ai giovani di restare, tornare o scegliere Reggio Calabria per il proprio futuro. Un tema che il sindaco ha inserito nel più ampio quadro dell’affidamento alla Patrona della città e dell’impegno amministrativo.
La celebrazione si è così conclusa mantenendo insieme i diversi elementi emersi durante la giornata: tradizione religiosa, presenza istituzionale, attenzione alle fragilità, legalità e prospettive per la città. Al centro è rimasto il rito della consegna del cero votivo, rinnovato quest’anno in una giornata segnata anche dal lutto cittadino per la morte di Anthea Ranieri.












