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16 Aprile 2026
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“Regia a Cirò, potere a Stoccarda”: la Dda di Catanzaro smaschera il sistema internazionale della ‘ndrangheta

Il procuratore antimafia Salvatore Curcio spiega: "Clan radicato in Germania dagli anni ’70. Colpiti i vertici storici e le nuove leve. Collaborazione storica con la Procura di Stoccarda"

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Boreas, il vento forte del settentrione. Una burrasca. La maxi operazione che ha portato all’arresto di venti persone tra Calabria e Germania è stata denominata in codice proprio così “Boreas. Un colpo alla ‘ndrangheta transnazionale il blitz scattato all’alba di oggi. Nel mirino, in particolare, la ‘ndrina di Cariati, ritenuta proiezione operativa in terra tedesca del locale di Cirò Marina, punto di riferimento mafioso da decenni.

“L’operazione di oggi riguarda una delle proiezioni del locale di Cirò, la ‘ndrina di Cariati, operativa in Germania e soprattutto a Stoccarda”, ha spiegato il procuratore della Dda di Catanzaro, Salvatore Curcio, nel corso della conferenza stampa che ha illustrato i dettagli dell’inchiesta. Tra gli arrestati figurano esponenti storici dell’organizzazione e nuove leve legate da vincoli familiari al clan originario di Cirò.

Una ‘ndrina trapiantata a Stoccarda dagli anni ‘70

Secondo quanto riferito da Curcio, le infiltrazioni della ‘ndrangheta calabrese in Germania risalgono a oltre quarant’anni fa. “Il locale di Cirò a fine anni ’70 mandò i suoi esponenti a Stoccarda per infiltrarsi nel territorio, e questi perpetrarono subito un omicidio contro una organizzazione slava. Furono arrestati e da lì partì la collaborazione di giustizia di uno di loro”, ha spiegato il procuratore.

Un radicamento antico, dunque, che oggi si conferma con modalità mafiose classiche: estorsioni, intimidazioni, armi e riciclaggio attraverso professionisti compiacenti e teste di legno.

“‘Ndrangheta nei cinque continenti. Fare una mappa è impossibile

Il procuratore Curcio ha ribadito l’impossibilità di contenere in un quadro organico la diffusione globale della ‘ndrangheta: “La ‘ndrangheta è presente nei cinque continenti, e ogni locale ha ormai sue proiezioni autonome all’estero. Fare una mappa completa è praticamente impossibile. Ma dobbiamo entrare in una logica nuova: questa è una mafia globale e come tale va combattuta”.

Capomolla: “Vessavano anche i propri concittadini emigrati”

In conferenza è intervenuto anche il prossimo procuratore capo di Cosenza, Vincenzo Capomolla, che ha sottolineato la crudeltà del clan nei confronti dei propri corregionali emigrati. “La ‘ndrina di Cariati esercitava la propria operatività in Germania, arrivando a vessare anche i propri concittadini con attività economiche perfettamente legali», ha sottolineato. Il gruppo, secondo gli inquirenti, era ben inserito in una rete criminale internazionale e intratteneva rapporti con altri gruppi mafiosi italiani, rafforzando la propria presenza e attrattività criminale.

Una joint venture giudiziaria tra Italia e Germania

Il blitz è stato reso possibile anche grazie alla stretta collaborazione tra la Dda di Catanzaro, la Polizia di Stato, lo Sco (Servizio Centrale Operativo), la Procura di Stoccarda e le autorità tedesche, con il coordinamento di Eurojust. “È una vera joint venture internazionale, sia sul piano giudiziario che investigativo”, ha detto Curcio, ricordando come la cooperazione con Stoccarda risalga al lontano ottobre 1993, quando furono acquisite le prime collaborazioni di giustizia sul locale di Cirò.

Nicolì (Sco): “Controllo mafioso classico del territorio anche all’estero”

Il direttore dello Sco, Vincenzo Nicolì, ha evidenziato come l’operazione abbia confermato la capacità espansiva della ‘ndrangheta all’estero: “Le propaggini della ‘ndrangheta all’estero evidenziano un controllo mafioso “classico” del territorio, tra estorsioni, azioni violente, intimidazioni, armi e riciclaggio. La collaborazione con la polizia tedesca è stata fondamentale per inquadrare episodi come danneggiamenti o estorsioni in un contesto mafioso pienamente riconoscibile“.

Linares: “Serve un diritto penale europeo unico”

Il questore di Catanzaro, Maurizio Linares, ha posto l’accento su una necessità urgente: “In Europa serve un unico diritto penale, perché non si tratta più di reati occasionali ma di un sistematico controllo del territorio all’estero da parte delle cosche, con infiltrazioni nel tessuto economico e il coinvolgimento dei cosiddetti colletti bianchi“.

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