10 Settembre 2026
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Stranieri privi di assistenza dopo il pensionamento del medico: Codacons ed Emmaus diffidano l’Asp

Le due associazioni scrivono all'Azienda sanitaria provinciale, alla Regione Calabria e ad Azienda Zero chiedendo il ripristino del servizio per i cittadini temporaneamente presenti ed europei senza copertura

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La cessazione dal servizio per pensionamento del medico incaricato dell’assistenza sanitaria ai cittadini stranieri temporaneamente presenti e ai cittadini europei privi di copertura ha generato l’improvviso blocco di un presidio fondamentale per la salute pubblica a Catanzaro. Per far fronte all’interruzione delle prestazioni, il Codacons e la Comunità Emmaus Catanzaro hanno inviato una richiesta d’intervento urgente all’Asp di Catanzaro, alla Regione Calabria e ad Azienda Zero, sollecitando l’immediata individuazione di un sostituto o di una struttura idonea a garantire la continuità delle cure.

Per anni il presidio ha rappresentato un punto di riferimento concreto per persone prive di mezzi economici e di reti familiari, consentendo loro di ottenere prescrizioni, proseguire terapie e sottoporsi a visite ed esami specialistici senza gravare sulla sanità privata. Con l’uscita di scena dell’unico sanitario referente, la mancanza di un avvicendamento pianificato lascia centinaia di utenti fragili senza indicazioni operative, ponendoli davanti alla scelta tra la rinuncia ai trattamenti o il ricorso alle strutture d’emergenza. Questa dinamica rischia di generare l’effetto opposto rispetto alle politiche sanitarie di decongestionamento degli ospedali, aumentando la pressione sui reparti di Pronto Soccorso e allungando i tempi d’attesa per l’intera collettività.

Il richiamo all’articolo 32 della Costituzione e la tutela dei diritti

Nel loro sollecito, le organizzazioni promotrici sottolineano come l’interruzione di un servizio essenziale travalichi il mero intoppo burocratico per trasformarsi in una diretta lesione delle garanzie individuali. Le associazioni richiamano l’articolo 32 della Costituzione, evidenziando come il testo tuteli la salute come diritto fondamentale dell’ “individuo”, ponendo la dignità della persona al di sopra di qualsiasi status economico, di provenienza o di capacità di districarsi tra la burocrazia degli uffici.

La riflessione proposta da Codacons ed Emmaus punta il dito contro la tentazione di trasformare le marginalità sociali in terreno di scontro ideologico, ricordando che la tutela dei soggetti vulnerabili risponde a un preciso dovere civico e normativo del servizio pubblico. Le associazioni evidenziano che i tempi della burocrazia non possono sovrapporsi alle esigenze primarie della cura, sintetizzando la posizione assunta nella diffida con una posizione netta: “Un medico può andare in pensione. Il diritto alla salute no”.

La richiesta di risposte immediate alle istituzioni sanitarie

L’iniziativa legale e istituzionale punta a responsabilizzare la dirigenza dell’Azienda sanitaria provinciale affinché individui in tempi rapidi l’organico o il presidio territoriale preposto alla presa in carico degli utenti. Oltre al ripristino della funzionalità del servizio, viene richiesta una chiara ed esplicita campagna informativa rivolta alla cittadinanza e agli utenti interessati, al fine di comunicare le sedi e le modalità di accesso alle prestazioni mediche.

L’Azienda sanitaria dovrà definire il modello organizzativo più idoneo a ricoprire l’incarico, ma le organizzazioni ribadiscono che l’accesso alle cure di base non può essere subordinato alla casualità o a vuoti d’organico. Il rispetto dell’incolumità psicofisica delle persone rimane un pilastro inderogabile dell’amministrazione pubblica, la quale è chiamata a rispondere con celerità per evitare che le carenze strutturali finiscano per penalizzare chi dispone di minori strumenti di difesa.

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