10 Settembre 2026
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“Il Pd non è il partito degli eletti”: Alimena apre la nuova battaglia della sinistra a Cosenza

Il presidente di "PD Cosenza" accusa il gruppo dirigente, difende Franz Caruso e lancia la sua idea di sinistra: "Non una corrente personale, ma uno spazio di partecipazione e militanza"

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Il 10 agosto scorso nasce ufficialmente “PD Cosenza”, nuovo gruppo consiliare che raccoglie quattro dei consiglieri comunali del Partito Democratico a Cosenza. Alla presidenza viene designato Francesco Alimena, già delegato al Centro storico; con lui il presidente del Consiglio comunale Giuseppe Mazzuca e i consiglieri Assunta Mascaro e Massimiliano D’Antonio.

Nella nota costitutiva, i firmatari denunciano un’attività del gruppo “da mesi fortemente condizionata e risucchiata dalla grave crisi politica ed organizzativa che investe la federazione provinciale del PD di Cosenza”, parlano di posizionamenti “di gruppi e correnti che da tempo stanno impaludando il PD della provincia cosentina per meri interessi di potere ed ambizioni personali”, e annunciano la sfiducia al capogruppo uscente Francesco Graziadio, accusato di essersi “disimpegnato” dai temi sociali e occupazionali nonostante non fosse “più espressione della maggioranza del gruppo consiliare”. Nel mirino anche il segretario regionale Nicola Irto, il cui silenzio viene definito “more solito”.

È questo lo sfondo su cui si innesta l’intervista che Alimena ha rilasciato a Calabria7, in cui il neopresidente ricostruisce nel dettaglio le ragioni politiche della scissione e apre diversi fronti, dai rapporti con la segreteria regionale alle prospettive per le comunali 2027.

“Il Gruppo non riusciva più a riunirsi”

Alla domanda sul perché non si sia tentato di ricomporre le fratture interne, Alimena riconduce la vicenda a una questione di funzionalità istituzionale più che di persone. “Il nucleo originario del gruppo consiliare del PD – i quattro consiglieri più rappresentativi per cifra elettorale e anzianità di tessera, compreso il Presidente del Consiglio – è rimasto sempre lo stesso”, spiega; “a cambiare sono stati altri componenti, usciti e rientrati seguendo logiche e convenienze che, a mio avviso, poco o nulla hanno a che fare con la politica del Partito”. Il punto di non ritorno, dice, è stato raggiunto quando il gruppo è entrato “in una condizione di sostanziale paralisi, al punto da non riuscire più neppure a convocare le proprie riunioni”, una situazione “che non poteva essere ulteriormente tollerata, soprattutto perché riguardava il Gruppo consiliare del principale partito della maggioranza e la funzionalità dell’ente stesso”.

Per Alimena la questione resta squisitamente politica: “Un partito che assume la responsabilità di governo deve essere in grado di discutere al proprio interno, assumere decisioni e rappresentarle con chiarezza nelle istituzioni. Non può diventare ostaggio di una minoranza interna rumorosa, che pretende di condizionare il Partito senza però assumersi fino in fondo la responsabilità politica delle proprie posizioni”. E aggiunge, con un affondo polemico, di trovare “particolarmente significativo che questa presunta opposizione interna, così rumorosa dentro il Partito, sia stata invece sostanzialmente silente sulla stampa e in città: non mi pare di ricordare, in questi anni, un solo comizio o un solo comunicato pubblico a sostegno del sindaco o della maggioranza”.

La nuova configurazione, conclude su questo punto, “non rappresenta una rottura con la storia del Partito, né tantomeno una sua riscrittura a posteriori. È, al contrario, una scelta politica necessaria per restituire al Gruppo funzionalità, autorevolezza e capacità di iniziativa”.

Una federazione “tra le più grandi d’Italia” ma “impaludata”

Interrogato su quanto la crisi riguardi Cosenza o rifletta invece un malessere più ampio del centrosinistra calabrese, Alimena allarga il ragionamento all’intera federazione provinciale, “tra le più grandi d’Italia”, ricostruendone una parabola discendente. C’è stata un’epoca, dice, in cui la classe politica locale ha espresso “un’egemonia nelle scelte politiche anche a carattere nazionale: si pensi al Reddito Minimo Garantito, nato qui prima di arrivare a Roma”. Poi la segreteria di Matteo Lettieri, arrivata su basi che definisce “contraddittorie”, tanto da non essere “mai riuscita a governare il Partito”: Lettieri, dice, “che voleva rappresentare un presunto rinnovamento, è stato imprigionato dall’espressione più vecchia del gruppo dirigente”. Il risultato, oggi, è un “commissariamento” mancato o un “limbo del non-commissariamento, così che di notte tutti i gatti siano bigi”.

Il bilancio che ne trae è severo: “Quello stesso gruppo dirigente è lo stesso che ha perso tutti gli ultimi appuntamenti elettorali. Eppure, non pare in grado di fare autocritica né di farsi da parte”. E cita il caso di un accumulo di incarichi che, a suo avviso, soffoca il ricambio generazionale: “Ci sono persone che occupano più ruoli contemporaneamente senza alcun risultato apprezzabile: pensiamo alla presidente dell’Assemblea regionale Maria Locanto che è anche componente della Direzione nazionale e vicesindaca a Cosenza. In questo modo, come fanno a farsi avanti nuovi dirigenti politici?”.

Il progetto politico: welfare, casa, lavoro

Sul progetto concreto che il gruppo intende portare avanti, Alimena rivendica anzitutto la paternità del programma amministrativo del sindaco: i componenti di “PD Cosenza”, dice, “sono quelli che, sin dall’inizio, si sono spesi nella costruzione del programma Cosenza2050 del Sindaco Caruso”, mentre altri, aggiunge, “cercavano un posto al sole nelle liste elettorali del PD: alcuni senza avere nemmeno la tessera del Partito all’epoca, qualcun altro persino tra coloro che il PD nazionale non riteneva candidabili (e che oggi assume il ruolo di assessore plenipotenziario in nome del PD)”. Il mandato che si attribuisce per l’ultimo scorcio di consiliatura, dice, è uno solo: “vigilare affinché quel programma venga realizzato. Ed è quello che continueremo a fare”.

Sulla tenuta della maggioranza e sulle cose ancora da fare, il giudizio non risparmia neppure la Giunta di cui il gruppo è parte integrante: “È grave che dall’assessorato ai Lavori Pubblici vengano sempre annunci ma mai quello di un cantiere terminato, che il Trasporto Pubblico Locale sia allo stadio terminale mentre si pensa a privatizzare i parcheggi, che sullo Stadio sia andata come è andata, che ancora non abbiamo trasferito a Sorical la completa gestione del sistema idrico e che decoro e pulizia in città siano allo stato in cui sono”. E indica il welfare come priorità assoluta: “Il primo obiettivo di Cosenza deve dare una risposta alle persone fragilizzate dalla politica: il reddito e la casa devono essere un diritto per tutte e tutti”.

La delega ritirata e lo scontro personale con Irto

Il capitolo più aspro riguarda proprio il rapporto con la segreteria regionale. Alla domanda su come giudichi l’atteggiamento di Irto, Alimena non nasconde l’amarezza: “Mi dispiace che Nicola non abbia preso posizione sul ritiro della mia delega al centro storico: era stata una richiesta del PD in base al mio forte impegno territoriale ed era parte dell’accordo elettorale del mio sostegno a Franz. Mi ero candidato per quello, quando tanti mi dicevano di non farlo perché eravamo perdenti. Ma io ci credevo davvero”. Rivendica i risultati ottenuti in quel ruolo: “Con la squadra del personale impegnato nell’innovativo Settore Centro Storico, che per colpa delle decisioni della giunta oggi non esiste più, abbiamo salvato e messo a terra a Cosenza Vecchia: CIS, Agenda Urbana e Contratto di Quartiere Santa Lucia, avviato 22 cantieri e terminandone già 15, finanziata la nascita di 12 nuove imprese e sostenute 20 associazioni di volontariato. Persino la città di Rende ha una sua Agenda Urbana oggi beneficiando di quell’attività”.

Lamenta poi lo stesso silenzio sul tentativo di sfiducia nei propri confronti come capogruppo, nonostante fosse lui il delegato a portare la mozione di Irto in Assemblea regionale: “Ho la tessera del Pd dal 2007, ho militato nei GD prima e nel PD poi. Mi aspetto che il rinnovamento nel Partito venga sostenuto in primis da chi di quel rinnovamento ne ha fatto parte contro chi ha sempre tentato di fare male al PD dall’esterno. Alcuni non si schiodano da poltrone che bene o male occupano da quarant’anni. Altri fanno carte false per averne una. Esercitare il potere significa anche sapervi rinunciare, è quello il vero potere”.

“Rappresentiamo l’80% del Circolo”

Sulla domanda più politica – chi rappresenti oggi realmente il PD a Cosenza – Alimena rivendica una legittimità di base: “Questo non è il Partito degli eletti, questo è il Partito dei militanti. Gli eletti rispondono al Circolo che li ha scelti e alla segretaria. Che da noi è giovane e donna: Rosi Caligiuri, e forse è questo che pesa”. E fornisce i numeri su cui poggia la rivendicazione: “Il nostro Gruppo PD Cosenza, dati alla mano, rappresenta l’80% del Circolo e la grande maggioranza dei voti del PD in città”. Riconosce che al consigliere Alessandro Grandinetti, esponente della mozione di minoranza, “è stata offerta, non dovuta, la vicepresidenza del Circolo”, ma registra “con dispiacere” che Grandinetti “ha persino lasciato il PD anche in polemica con tali personaggi” che “dichiarano di non essere più iscritti al Circolo di Cosenza”. Da qui la domanda retorica: “E allora perché dovrebbero rappresentare il PD a Cosenza?”. E un affondo finale rivolto agli assessori dem: “Forse è il momento che gli attuali assessori del PD si facciano un esame di coscienza e lascino, dopo il Circolo, anche la Giunta, dando spazio ad energie nuove e fresche. Non c’è mica la colla sulla loro poltrona”.

Dal 2021 a oggi: la genesi di una cultura politica

Interrogato sul rischio che la nascita di “PD Cosenza” venga letta come l’ennesima frammentazione del centrosinistra, Alimena rivendica invece una continuità con un percorso avviato anni fa. Ricorda la campagna elettorale persa contro Mario Occhiuto — “da quella campagna perduta per noi non nacque soltanto un certo consenso elettorale, ma una militanza destinata a produrre organizzazione, quadri e nuovi leader” — e la candidatura di Caruso nel 2021, “scelta dalla base giovane del PD locale che sfidò uno dei dirigenti più potenti del Partito Democratico romano”. Quella vittoria, sostiene, ha dimostrato che “una base organizzata poteva protestare contro l’establishment, selezionando e imponendo una propria classe dirigente: la militanza smetteva di essere testimonianza e diventava strumento di conquista del potere politico”.

Verso le comunali: alleanze aperte, nessun nome

Guardando alle prossime elezioni comunali, Alimena parla di un dialogo già avviato: “Con AVS, PSI, + Europa il dialogo è in corso. In fondo, fu questa alleanza a condurci alla vittoria nel 2021″. Indica poi in Rifondazione Comunista e Italia Viva due alleati “naturali per noi ma magari non tra di loro”, precisando di non voler entrare nel merito di nomi e liste: “Non compete a me indicare nomi e designazioni; occorre prima di tutto ritrovarsi in una alleanza elettorale sulla base di un progetto di amministrazione della città”. La parola passa, dice, “alla coalizione che intende rappresentare i progressisti”, “a partire dalla valutazione della ipotesi di ricandidatura di Franz Caruso“.

“Dentro il PD, ma con uno spazio politico riconoscibile”

Alla domanda diretta sulla collocazione del nuovo gruppo – dentro il partito o fuori, verso un nuovo soggetto – Alimena rifiuta la dicotomia: “Non vediamo le due prospettive come alternative. Facciamo entrambe le cose: stare pienamente dentro il Partito Democratico e, allo stesso tempo, ricostruire uno spazio politico riconoscibile, radicato nella città, capace di riportare al centro del dibattito le ragioni e le battaglie della sinistra e del campo progressista”. Un percorso che, precisa, parte dai contenuti: “dal lavoro e dalla lotta al lavoro povero e precario, da salari dignitosi e dal rafforzamento dei diritti di chi lavora; dalla difesa della sanità pubblica e dei servizi territoriali; dal diritto alla casa; dalla scuola, dall’università e dalla ricerca pubblica; dalla lotta alle disuguaglianze sociali e territoriali; dalla crisi climatica […]; dai diritti civili e sociali, dalla parità e dalla piena inclusione; dalle politiche per le periferie, per i giovani e per il Mezzogiorno”.

Quello che il gruppo sta costruendo, conclude Alimena, “è, quindi, uno spazio politico che non è una corrente personale, né un contenitore elettorale, ma un luogo di elaborazione, partecipazione e militanza”, capace eventualmente di assumere “una dimensione più strutturata in vista delle prossime elezioni comunali”. Ma, avverte, “non è questo il punto di partenza. Il punto di partenza è ricostruire una politica di sinistra dentro il PD, nella città e tra le persone”.

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