11 Settembre 2026
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11 settembre, il dolore arriva fino a Satriano: la storia di Joe Riverso, morto nelle Torri Gemelle

Aveva 34 anni ed era figlio di emigrati calabresi. A venticinque anni dagli attentati, il ricordo dell’uomo che aveva costruito la sua vita in America conservando il legame con il paese della famiglia

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A Satriano, l’11 settembre ha anche il nome di Joe Riverso. Aveva 34 anni, viveva a White Plains, nello Stato di New York, e lavorava come operatore obbligazionario per Cantor Fitzgerald. La sua scheda nel memoriale del Voices Center for Resilience riporta quei pochi dati essenziali: l’età, la città, il lavoro, la presenza al World Trade Center. Dietro quelle informazioni c’è una vita interrotta dagli attentati del 2001, con affetti e radici che arrivavano fino alla Calabria.

Le radici a Satriano

I genitori, Domenico Riverso e Teresina Zangari, erano emigrati negli Stati Uniti negli anni Sessanta. Joe era tornato più volte a Satriano, mantenendo il rapporto con il paese della famiglia. La vita americana di Joe aveva un punto di riferimento nel football della Archbishop Stepinac High School. Prima giocatore, poi assistente allenatore, era rimasto legato alla squadra anche dopo gli studi. Nel 1999 era arrivata l’assunzione alla Cantor Fitzgerald, nella Torre Nord del World Trade Center. Continuava però a lavorare anche al pub Sports Page e ad aiutare sul campo. Nel ritratto pubblicato da The Examiner nel 2011, gli amici descrivono un uomo instancabile. Al centro delle sue giornate c’era la figlia Danielle: il desiderio di garantirle un futuro spiegava, nei loro ricordi, l’impegno con cui affrontava lavori e responsabilità.

L’ultima sera prima degli attentati

La stessa ricostruzione conserva un episodio della sera del 10 settembre 2001. Joe era allo Sports Page, dove l’amico Al Riccobono guardava una partita. Andò via verso mezzanotte: la mattina successiva doveva essere al lavoro alle sette. Dopo aver saputo degli aerei contro le torri, Riccobono provò a telefonargli. Rispose la segreteria. Un dettaglio quotidiano rimasto nella memoria dell’amico, consegnato al giornale dieci anni dopo la strage.

Una strada per custodire il suo nome

A Satriano gli è stata dedicata una via. A venticinque anni dagli attentati, quel nome tiene insieme la storia di una famiglia emigrata e quella del paese con cui Joe aveva conservato un rapporto. È il segno di una perdita che attraversò l’Atlantico e raggiunse anche la Calabria.

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