11 Settembre 2026
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Morte di Denise Cosco, si indaga per istigazione al suicidio: sequestrato il cellulare e disposta l’autopsia

La Procura di Velletri ha aperto un fascicolo contro ignoti sulla morte della figlia di Lea Garofalo. Oggi l'esame autoptico: gli accertamenti dovranno chiarire le circostanze della tragedia e l’eventuale coinvolgimento di altre persone

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Un’inchiesta per istigazione al suicidio, il telefono sequestrato e gli accertamenti medico-legali. La Procura di Velletri indaga sulla morte di Denise Cosco, la figlia di Lea Garofalo che aveva testimoniato contro il padre nel processo per l’assassinio della madre. Il procedimento è stato aperto contro ignoti: un’indagine per ricostruire quanto accaduto e verificare eventuali responsabilità, sulle quali al momento non ci sono conclusioni.

Il telefono sequestrato e l’autopsia

A occuparsi degli accertamenti è il pubblico ministero Domenico Vicario, della Procura diretta da Carlo Villani. Secondo quanto riferisce Adnkronos, il magistrato ha disposto il sequestro del cellulare della trentacinquenne, che verrà sottoposto ad analisi. L’autopsia è prevista per oggi, venerdì 11 settembre. Denise è morta nella mattinata di giovedì 10 settembre all’ospedale San Camillo di Roma, dove era stata trasferita dopo i soccorsi prestati domenica 6 settembre ad Ariccia, il comune dei Castelli Romani in cui viveva. Sul posto erano intervenuti anche i carabinieri.

La testimonianza contro il padre

La storia di Denise è legata alla scelta di sua madre di denunciare l’ambiente mafioso dal quale voleva allontanarsi. Lea Garofalo, originaria di Petilia Policastro, fu uccisa a Milano il 24 novembre 2009 dall’ex compagno Carlo Cosco, padre di Denise, con il coinvolgimento di altri uomini. La testimonianza della figlia contribuì alla ricostruzione giudiziaria del delitto. Nel 2011 Denise depose in Corte d’assise protetta da un paravento e si costituì parte civile contro il padre. Aveva descritto quella decisione come una scelta di libertà, rivendicando il proprio ruolo di testimone di giustizia. Seguirono gli anni della protezione e della nuova identità. Il programma si era concluso nel 2018; Denise viveva ad Ariccia con il compagno e il loro bambino e lavorava in un ministero nella Capitale.

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