Ripercorrendo la tragica scomparsa di una figura simbolo del riscatto dalla criminalità organizzata, don Luigi Ciotti ha affidato alle pagine del Corriere della Sera un toccante e profondo ricordo di Denise Cosco.
La giovane donna, figlia della testimone di giustizia Lea Garofalo, si è spenta dopo un’esistenza segnata da ostacoli inenarrabili e ferite profonde. La sua è stata una vita vissuta costantemente sul filo di un equilibrio precario tra il dolore per le tragedie familiari e la forza morale di opporsi alla violenza. Don Ciotti ne descrive il percorso con parole cariche di commozione, ricordando che “il coraggio e la sofferenza hanno rappresentato i due estremi dentro ai quali si è mossa l’intera vita di Denise, i due piani della bilancia che a lungo ha provato, con tutte le sue forze, a tenere in equilibrio”.
Nel suo intervento sul quotidiano di Via Solferino, il sacerdote esprime la sofferenza di una comunità intera che ha cercato di proteggerla e accoglierla, evidenziando come qualcosa si sia spezzato nell’anima di Denise e nell’intero corpo sociale che la sosteneva.
“Denise era una giovane ragazza quando l’abbiamo incontrata per la prima volta, insieme alla mamma Lea Garofalo, che ci aveva chiesto aiuto”, sottolinea don Ciotti, rievocando gli anni difficili caratterizzati da minacce, trasferimenti e dalla costante sensazione di essere “contesa fra due mondi: quello infantile degli affetti e quello adulto delle responsabilità e delle scelte”. La scelta di Lea Garofalo di sottrarre la figlia a un ambiente tossico e mafioso per regalarle un futuro libero si è scontrata con la spietatezza dei clan, che non hanno perdonato quella ribellione.
La scelta della verità, l’omicidio della madre e il riscatto a Milano
Dopo il barbaro assassinio di Lea Garofalo, la famiglia criminale ha tentato l’affronto più cupo: riavvicinare la ragazza per riassoggettarla al codice d’onore del clan.
Tuttavia, Denise ha mostrato un coraggio smisurato scegliendo la via della verità, pur dovendo affrontare lo strazio indicibile di scoprire che l’assassinio della madre era stato pianificato da suo padre. Don Ciotti rievoca sul Corriere della Sera la forza di quel gesto pubblico durante le esequie dell’anziana madre: “Ha scelto di essere in piazza a Milano il giorno del funerale di Lea: le sue parole cariche d’affetto e riconoscenza, mescolate al pianto, si sono incise nella coscienza di molti”.
La sua testimonianza ha impresso una svolta profonda, dando la forza di ribellarsi a tante altre donne vittime di contesti analoghi. Per rimanere fedele al cammino di liberazione tracciato dalla madre, Denise ha dovuto vivere per anni nell’ombra e sotto protezione, affrontando il peso dell’isolamento senza mai rinunciare al sogno di un’esistenza normale. Pur avendo conosciuto la gioia di diventare madre e la responsabilità di una nuova famiglia, la sua grande sete di vita, di libertà e di amore è rimasta una ferita difficile da placare.
La richiesta di perdono di Libera e il ricordo il 21 marzo
Nel suo scritto, don Luigi Ciotti esprime una richiesta di perdono colma di umanità e priva di retorica, a nome di tutte le realtà che le sono state accanto.
“Vorremmo dirle: scusa per non essere riusciti a tenerti qui con noi, ma grazie per il tempo insieme”, scrive il sacerdote, rendendo omaggio a una donna che ha attraversato la brutalità della violenza patriarcale e mafiosa, la tenerezza dell’accoglienza e la fatica quotidiana della ricerca della libertà.
Don Ciotti invita a non giudicare né compatire la figura di Denise, ma a custodirne la lezione di dignità e la memoria attiva. Il suo nome verrà iscritto accanto a quello della madre tra i simboli del riscatto antimafia: “Scriveremo il tuo nome, accanto a quello della tua mamma, nel lungo elenco del 21 marzo: perché non c’è dubbio che siete state entrambe vittime della stessa violenza, ma anche protagoniste della stessa ribellione. Insieme, vi ricorderemo vive”.












