“Procuratore Guarascio, Crotone è con te”. Non è una frase uscita da un convegno sulla legalità e nemmeno il passaggio più enfatico di un comunicato stampa istituzionale. È uno striscione, grande e inequivocabile, comparso sulla facciata dell’edicola chiusa di piazza Delfi, a pochi metri dall’ingresso del Palazzo di giustizia di Crotone.
Ha il linguaggio delle curve, ma racconta qualcosa di molto più serio di una partita. Dice che la città ha scelto da che parte stare mentre il futuro del procuratore Domenico Guarascio è tornato nelle mani del Consiglio superiore della magistratura. Uno striscione che ribadisce che la nomina del procuratore capo non viene percepita come una faccenda interna alle correnti della magistratura, un incastro di anzianità, titoli e punteggi, ma come una decisione capace di incidere sulla sicurezza e sulla credibilità delle istituzioni in uno dei territori più difficili del Paese.
Lo striscione che rompe il silenzio
Intorno alle nomine giudiziarie la sobrietà è necessaria. I procuratori non si scelgono per acclamazione popolare e il consenso di una piazza non può sostituire le regole. Ma sarebbe altrettanto miope liquidare quello striscione come una manifestazione da tifoseria. A Crotone il sostegno a Guarascio non nasce da una simpatia personale improvvisa. Arriva dopo mesi di inchieste, presenza sul territorio e apertura della Procura ai cittadini. Ed era stato preceduto dalle prese di posizione di associazioni e istituzioni locali. Il messaggio di piazza Delfi è semplice: la città ha riconosciuto nel suo procuratore un punto di riferimento e teme di perderlo proprio mentre l’Ufficio è stato rivoluzionato ritrovando slancio. Non è una sentenza e non pretende di esserlo. È però un fatto politico e civile che il Csm non può fingere di non vedere.
Un curriculum costruito sul campo
Qui l’anzianità centra poco perché Guarascio, benché abbia appena 46 anni, è arrivato alla guida della Procura di Crotone con un curriculum che di giovane non ha nulla. Per oltre dieci anni ha lavorato alla Procura di Catanzaro: prima nel settore ordinario, occupandosi anche di reati contro la pubblica amministrazione, poi nella Direzione distrettuale antimafia. Lì è diventato una delle punte di diamante del gruppo coordinato da Nicola Gratteri. Applicato proprio sul territorio di Crotone e della sua provincia, ha potuto studiarne in profondità famiglie criminali, alleanze, conflitti, interessi economici e relazioni con la zona grigia. Non una conoscenza appresa sui dossier, dunque, ma costruita attraverso anni di indagini, interrogatori, udienze e processi.
I nomi delle operazioni riassumono una stagione giudiziaria: Kyterion, contro la cosca Grande Aracri di Cutro; Jonny, sulle cosche Arena e Nicoscia e sugli interessi attorno al centro di accoglienza di Sant’Anna; Stige, contro la consorteria Farao-Marincola; Malapianta, sulle pressioni criminali ai danni degli operatori turistici; fino a Glicine-Acheronte, l’inchiesta che ha ricostruito l’ipotesi di un intreccio tra ’ndrangheta, politica, affari e pubblica amministrazione. Ma l’elenco delle sue inchieste sarebbe troppo lungo per menzionarle tutte.
Procedimenti diversi, accomunati dalla capacità di colpire non soltanto boss e gregari, ma anche sodali e colletti bianchi, ferma restando per ogni imputato la presunzione di innocenza fino a sentenza definitiva. È questo il patrimonio professionale che il Csm aveva ritenuto decisivo. Non un generico bollino antimafia, ma la conoscenza concreta di una realtà nella quale dirigere una Procura significa comprendere ciò che si muove dietro un appalto, una concessione, un affidamento e perfino dietro un silenzio.
Il Consiglio di Stato non ha scelto Tridico
Il 4 giugno 2026 il Consiglio di Stato ha accolto il ricorso del magistrato Antonio Bruno Tridico, sostituto procuratore a Cosenza e candidato con maggiore anzianità di servizio. La decisione ha annullato la delibera con la quale il Csm aveva nominato Guarascio, ribaltando il precedente verdetto del Tar del Lazio.
Palazzo Spada ha ritenuto che l’esperienza maturata da Guarascio alla Dda fosse stata valorizzata in modo eccessivamente polarizzante e che il percorso più lungo e articolato di Tridico, sviluppato in diversi settori della giurisdizione, non fosse stato sottoposto a una comparazione adeguata. Ma quale sarebbe questo percorso più articolato di Tridico? Resta un mistero visto che, a giudicare dal suo stesso curriculum, non sembra avere questo bagaglio esperienziale sbandierato dal Consiglio di Stato.
Occorre evitare una forzatura che rischia di trasformarsi in una falsa notizia: il Consiglio di Stato non ha nominato Tridico procuratore di Crotone e non ha stabilito che Guarascio sia privo dei titoli necessari. Ha annullato la motivazione del Csm e ha ordinato una nuova valutazione comparativa. La differenza è enorme. Il Csm deve rispettare integralmente la sentenza, riesaminare i profili e dare conto con precisione delle esperienze di entrambi. Ma, all’esito di quella comparazione, può ancora concludere che Guarascio sia il candidato più adatto. Purché lo spieghi senza scorciatoie, senza formule precostituite e senza trasformare il merito professionale in una guerra fra correnti.
La prova della Procura diretta da Guarascio
Nel frattempo Guarascio non è rimasto fermo ad aspettare il verdetto sul proprio futuro. Dal suo insediamento, il 24 gennaio 2025, ha trasferito nell’attività ordinaria della Procura la conoscenza accumulata negli anni trascorsi a Catanzaro. Crotone e la sua provincia sono tornate al centro della cronaca giudiziaria con fascicoli su ambiente, acqua, pubblica amministrazione, truffe e gestione del denaro pubblico.
L’inchiesta “Teorema”, con tutte le garanzie dovute agli indagati e senza anticipare giudizi che spettano ai tribunali, ha acceso i riflettori su un presunto sistema di affidamenti, movimentazioni di denaro e rapporti tra pubblici ufficiali, professionisti e politica. Non è l’unico procedimento avviato dall’Ufficio da lui diretto, ma è il simbolo di una Procura che non si è limitata a gestire l’esistente.
L’attivismo non prova da solo la fondatezza delle accuse, che dovranno superare il vaglio dei giudici. Prova però qualcosa di rilevante nella scelta di un dirigente: la capacità di leggere il territorio, organizzare l’ufficio, individuare priorità e imprimere una direzione. È difficile sostenere che questi risultati concreti debbano valere meno di una pluralità astratta di esperienze professionali.
Il precedente Bombardieri indica la strada
Il Csm ha già affrontato un caso che, senza essere identico, offre un precedente politico-istituzionale chiarissimo. La nomina di Giovanni Bombardieri a procuratore di Reggio Calabria fu annullata due volte dal Consiglio di Stato dopo il ricorso di Domenico Seccia. Anche allora al candidato scelto venivano contrapposti la maggiore anzianità e il possesso di esperienze direttive dell’altro aspirante; anche allora il nodo era il peso attribuito alla conoscenza della criminalità organizzata e della ’ndrangheta. Palazzo dei Marescialli non ignorò le sentenze, ma tornò a comparare i curricula e motivò nuovamente la scelta. Nel maggio 2023 il plenum confermò Bombardieri con 20 voti contro 7, valorizzando la sua esperienza lunga e diversificata nel contrasto alla criminalità organizzata.
Crotone non è una Procura qualunque
La scelta di un capo dell’Ufficio non può ridursi a una gara aritmetica nella quale vince automaticamente chi ha più anni di servizio o ha attraversato più settori. L’anzianità conta, la pluralità delle funzioni conta, la capacità organizzativa conta. Ma conta anche la destinazione dell’incarico. Crotone non è una Procura qualunque. È una trincea in cui la ’ndrangheta non vive soltanto di armi e traffici, ma cerca relazioni, consenso, imprese, appalti e pezzi di amministrazione. A quel territorio serve un procuratore che sappia distinguere subito un episodio isolato da un segnale sistemico, che conosca gli uomini e i linguaggi delle cosche, che abbia credibilità presso la polizia giudiziaria e che sappia tenere insieme antimafia e reati ordinari. Soprattutto che abbia il coraggio di firmare.
Guarascio questa competenza non la promette: l’ha già dimostrata. Prima da sostituto della Dda, poi da capo dell’ufficio. Per questo lo striscione di piazza Delfi pesa più delle sue poche parole esposte: non chiede un favore e non pretende di cancellare una sentenza, chiede che il merito non venga sacrificato sull’altare degli automatismi, delle appartenenze o delle carriere misurate soltanto in lunghezza.
Il Csm ha davanti una possibilità e una responsabilità: rifare la comparazione come ordinato dal Consiglio di Stato e spiegare, punto per punto, perché il procuratore più adatto a Crotone può essere ancora Domenico Guarascio. Come fece con Bombardieri a Reggio Calabria. Perché rispettare una sentenza non significa rinunciare a scegliere. Significa scegliere meglio e motivare meglio. E questa volta non c’è soltanto un curriculum sul tavolo. C’è una città che, con un lenzuolo bianco e una frase nera, ha deciso di farsi sentire.













