21 Settembre 2026
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Crotone, messa per Denise Cosco. Don Ciotti: “Potrebbero esserci altre ragazze al limite, la violenza mafiosa è un veleno lungo 17 anni”

Commozione nella chiesa dell'Immacolata alla presenza delle istituzioni: il vescovo Torriani invita alla preghiera e il fondatore di Libera chiede un impegno profondo per non lasciare soli i testimoni di giustizia

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Si è svolta nella chiesa dell’Immacolata a Crotone la cerimonia religiosa in memoria di Denise Cosco, la giovane figlia di Lea Garofalo, la testimone di giustizia uccisa dalla ‘ndrangheta nel 2009. Un momento di profondo raccoglimento e commozione che ha visto la partecipazione di numerose autorità istituzionali e civili, riunite per ricordare il sacrificio e la sofferenza della ragazza.

L’allarme di Don Ciotti e il dramma della solitudine

A margine della funzione voluta dalla Diocesi di Crotone-Santa Severina, il fondatore di Libera, don Luigi Ciotti, ha lanciato un forte e doloroso monito sul vissuto di chi sceglie la strada della legalità contro la criminalità organizzata. Don Ciotti ha sottolineato come “in Italia potrebbero esserci altre Denise, sono testimone di alcuni messaggi che cerchiamo di gestire, di persone che chiedono, che non ce la fanno più”.
Nel ripercorrere il travaglio interiore vissuto dalla giovane, il sacerdote ha evidenziato la natura subdola dei soprusi subiti nel tempo. Secondo il fondatore di Libera “esiste una violenza mafiosa ‘differita’ che agisce sottotraccia per anni, insinuandosi come un veleno nei meandri dell’anima. E per questo possiamo forse spingerci a definire il suicidio di Denise come un omicidio lungo 17 anni: il tempo che è passato dal delitto della madre”.
Pur riconoscendo l’operato delle istituzioni, don Ciotti ha ricordato la necessità di un sostegno umano che vada oltre le sole tutele formali: “non voglio accusare nessuno, perché nella storia di Denise lo Stato è intervenuto senza esitazioni, con competenza e spesso anche con umanità. Si è fatto vicino, ha messo persone di valore al suo fianco. Denise non è stata abbandonata. Eppure a un certo punto si dev’essere sentita comunque incredibilmente sola, incapace di reggere ancora. Non possiamo chiedere ai testimoni di giustizia di sacrificare la propria vita per il bene comune, e poi lasciarli soli a fare i conti con i propri fantasmi, che spesso li ammalano, nel corpo e nello spirito”.

L’omelia del Vescovo Torriani: la luce della verità e la preghiera

Nel corso della celebrazione eucaristica, il vescovo Alberto Torriani ha incentrato la sua omelia sul coraggio dimostrato da Denise nell’opporsi al buio dell’omertà. Il presule ha ricordato come “ci sono uomini e donne che a un certo punto della loro vita prendono quella luce e invece di nasconderla scelgono di metterla sul candelabro: Denise l’ha fatto. L’ha fatto quando giovanissima ha avuto il coraggio di testimoniare sulla morte di sua madre Lea”.
Di fronte al tragico epilogo della vita della giovane, Monsignor Torriani ha invitato tutti i fedeli al rispetto e alla misericordia, affermando che “davanti a questo mistero noi cristiani non giudichiamo e non presumiamo di sapere ciò che è accaduto nel cuore di Denise, ma preghiamo”.

L’appello alla collettività e la presenza delle istituzioni

La tragica vicenda impone oggi un cambio di passo nella vicinanza ai testimoni di giustizia, superando la retorica dei simboli. Don Ciotti ha concluso ribadendo che “bisogna chiedere alla politica che faccia la propria parte ma anche noi come cittadini, movimenti, associazioni, chiese, dobbiamo fare di più. Abbiamo celebrato il suo coraggio, l’abbiamo trasformata in un’eroina. Dimenticandoci però che dietro il simbolo, si nascondeva l’anima fragile di una ragazza costretta a caricarsi una croce così gravosa”.
Alla funzione hanno preso parte diverse personalità del mondo politico e giudiziario, tra cui la presidente della Commissione parlamentare Antimafia Chiara Colosimo, la sottosegretaria all’Interno Wanda Ferro, il procuratore della DDA di Catanzaro Salvatore Curcio, il procuratore di Crotone Domenico Guarascio e la senatrice Enza Rando, storico legale di Denise Cosco nel processo contro il padre.

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