Sorpresa, dolore e amarezza nelle parole di Francesca Macrì dopo i funerali del padre Antonio, celebrati ieri a Soriano Calabro in forma strettamente privata. Il questore di Vibo Valentia, Rodolfo Ruperti, aveva disposto il divieto di svolgimento in forma pubblica delle esequie. Il provvedimento, secondo quanto riportato, non è stato accompagnato da una motivazione resa pubblica. Antonio Macrì era incensurato e non risultavano suoi legami con la criminalità organizzata.
La vicenda è stata collegata ai rapporti familiari di Macrì con Aurora Simoncini, sua nipote e moglie di Marco Ferdico, ex esponente di vertice della Curva Nord dell’Inter e oggi collaboratore di giustizia. Ferdico è coinvolto nelle indagini sull’omicidio di Vittorio Boiocchi e nelle sue dichiarazioni ha chiamato in causa anche Pietro Andrea Simoncini, padre di Aurora.
“Mio papà non ha commesso alcun reato”
È proprio sul peso che queste vicende avrebbero avuto sull’ultimo saluto al padre che si concentra la dichiarazione di Francesca Macrì. “Ieri si è svolto il funerale di mio papà. Un momento che avrebbe dovuto essere soltanto nostro, della nostra famiglia, un momento di dolore, di silenzio e di rispetto”.
Secondo il racconto della figlia, la cerimonia sarebbe stata bloccata e modificata rispetto a quanto programmato, dopo la richiesta della Questura di procedere con modalità strettamente riservate. “Mio papà non ha commesso alcun reato. Non è mai stato arrestato, non è mai stato condannato. È sempre stato un uomo in gamba, un uomo onesto, un padre e un nonno che meritava di essere salutato con dignità”.
Macrì contesta quindi l’accostamento tra il provvedimento adottato per le esequie e le vicende che riguardano altri componenti della famiglia. “Eppure, per le scelte di vita di altre persone, mio papà ha dovuto subire un funerale che, per modalità e trattamento, è sembrato quello riservato a un criminale”.
“Ma che colpa ne aveva lui?”
È una domanda che Francesca Macrì ripete nel suo messaggio, chiedendo di separare la figura del padre dalle vicende personali e giudiziarie che hanno coinvolto altri familiari. “Ma che colpa ne aveva lui? Che colpa ha un padre se le proprie figlie hanno fatto le loro scelte di vita? Che colpa ha un nonno se una nipote ha fatto una scelta strettamente personale e riservata?”.
Il riferimento è dunque alle conseguenze subite dalla famiglia nel giorno dell’ultimo saluto ad Antonio Macrì. “Perché a dover pagare le conseguenze di decisioni altrui è stato proprio lui, nel giorno in cui avrebbe dovuto essere accompagnato per l’ultima volta con amore, dignità e rispetto?”.
Una domanda alla quale, ammette la figlia, “non c’è una risposta che possa rendere tutto questo meno doloroso”.
“Il dolore non è uno spettacolo”
Nella sua dichiarazione, Francesca Macrì rivolge poi parole molto dure anche nei confronti di alcuni giornalisti presenti durante i funerali. “Mentre una famiglia affrontava un dolore immenso, avrebbe dovuto esserci soltanto silenzio. Avremmo avuto bisogno di forza, di raccoglimento e soprattutto di rispetto”.
Secondo il suo racconto, invece, “anche alcuni giornalisti hanno continuato a fare domande, a cercare immagini e risposte in un momento in cui avrebbero dovuto comprendere che c’era una famiglia che stava vivendo uno dei giorni più dolorosi della propria vita”.
Macrì contesta inoltre la successiva narrazione di alcuni operatori dell’informazione, sostenendo che siano state pubblicate foto e video e che siano state riferite presunte minacce. “E poi vedere quelle stesse persone raccontarsi come vittime, pubblicando foto e video e sostenendo di essere state minacciate, fa ancora più male”.
“Prima di essere giornalisti si dovrebbe essere esseri umani”
Il passaggio più netto della dichiarazione riguarda il rapporto tra diritto di cronaca e rispetto del dolore privato. “Perché il dolore non è uno spettacolo. Il dolore degli altri non è una notizia da conquistare a tutti i costi”.
E ancora: “Prima di essere giornalisti, prima di voler raccontare una storia, si dovrebbe essere esseri umani. E ieri, in alcuni momenti, questo rispetto è venuto meno”.
Parole che arrivano all’indomani di una giornata segnata dal provvedimento del questore e da una cerimonia celebrata senza partecipazione pubblica. Sul piano formale, resta al momento senza una motivazione resa pubblica la decisione che ha impedito lo svolgimento delle esequie in forma pubblica.
“A mio papà voglio dire soltanto questo”
Nel finale, Francesca Macrì torna però alla dimensione più intima della vicenda, quella del rapporto con il padre. “Mio papà meritava un ultimo saluto diverso. Meritava serenità, dignità e rispetto. Meritava di essere ricordato per l’uomo che era, non per le scelte o le vicende di altre persone”.
E conclude con un messaggio rivolto direttamente ad Antonio Macrì: “A mio papà voglio dire soltanto questo: nonostante tutto, noi sappiamo chi eri. E nessuno potrà mai cambiare l’uomo che sei stato per noi”.












