La bara bianca, il leoncino di peluche stretto dalla mamma, le magliette con il nome di Alessio e un piccolo cuore azzurro. Intorno, il silenzio di un paese intero. Zungri si è fermata per accompagnare nell’ultimo viaggio Alessio Pio Coppolino, il bambino di appena 18 mesi morto mercoledì all’ospedale di Catanzaro dopo un improvviso e drammatico peggioramento delle sue condizioni.
Nel Santuario di Maria Santissima della Neve, centinaia di persone si sono strette attorno alla mamma Maria Savia e al papà Domenico. C’erano parenti arrivati dal Nord, amici, amministratori e sindaci. C’era il primo cittadino di Zungri, Serafino Fiamingo, con la fascia tricolore, nel giorno del lutto cittadino. Ma fuori dalla chiesa, oltre il cordoglio e i palloncini bianchi, restano i sigilli, le provette e le domande. Perché mentre una comunità piange, l’inchiesta cerca di stabilire dove sia iniziata l’infezione, come si sia diffusa e se Alessio avrebbe potuto essere salvato.
Il vescovo: “La fede darà loro la forza”
A presiedere le esequie è stato il vescovo della diocesi di Mileto-Nicotera-Tropea, monsignor Attilio Nostro, che prima della celebrazione aveva incontrato i genitori. “Ho parlato con loro. Sono persone di grande fede ed è proprio nella fede in Dio che dovranno trovare la forza per affrontare un dolore così immenso”, ha detto il presule. Durante l’omelia monsignor Nostro ha rivolto lo sguardo ai tanti bambini raccolti accanto all’altare, indicandoli come il segno di una speranza che resiste anche davanti alla morte. Sono loro, ha ricordato, a insegnare agli adulti il significato più autentico dell’amore e della fiducia.
Al termine della funzione è stata letta la lettera del cuginetto Samuel: “Tu rimarrai sempre il mio cuginetto, il compagno dei miei primi sorrisi”. Poi la preghiera che ha spezzato il silenzio della chiesa: “Da lassù continua a regalare il tuo sorriso e veglia sulla tua mamma, sul tuo papà e su tutti noi”. La famiglia ha chiesto che le eventuali offerte siano destinate all’Ospedale pediatrico Bambino Gesù di Roma, trasformando il ricordo di Alessio in un aiuto per altri bambini.
Il fascicolo per omicidio colposo contro ignoti
Il dolore, adesso, cammina accanto all’inchiesta. La Procura di Vibo Valentia, dopo la denuncia presentata dai genitori, ha aperto un fascicolo per omicidio colposo contro ignoti. Gli accertamenti sono affidati alla Squadra mobile della Questura di Vibo, affiancata da consulenti tecnici. Gli adempimenti iniziali hanno interessato anche la Procura di Catanzaro, competente per il luogo in cui è avvenuto il decesso. Il cuore delle indagini, tuttavia, è nel Vibonese, dove Alessio viveva, frequentava il nido ed era stato inizialmente ricoverato.
Gli investigatori hanno acquisito la cartella clinica e l’intera documentazione sanitaria relativa agli accessi, agli esami, alle terapie e al trasferimento del bambino. Sotto sequestro è finita anche la Family Baby School di Tropea, l’asilo privato frequentato da Alessio e dagli altri bambini che nei giorni scorsi hanno manifestato disturbi gastrointestinali. Il sequestro è finalizzato a preservare i luoghi e consentire gli accertamenti: non rappresenta un’attribuzione di responsabilità alla struttura o al personale.
Le analisi nell’asilo e l’attenzione sui fasciatoi
All’interno della scuola sono stati eseguiti campionamenti ambientali e verifiche igienico-sanitarie su locali, attrezzature e superfici. Uno dei punti sui quali si concentra l’attenzione è l’area destinata al cambio dei pannolini, compresi i fasciatoi, per verificare l’eventuale presenza di contaminazioni e una possibile trasmissione per via oro-fecale. Tra le ipotesi al vaglio c’è quella del Clostridioides difficile, conosciuto anche con la precedente denominazione di Clostridium difficile, un batterio capace di provocare gravi infezioni intestinali, soprattutto nei soggetti fragili o sottoposti a terapie antibiotiche.
Al momento, però, non esiste una conferma definitiva che quel microrganismo sia la causa della morte di Alessio, né è stato accertato un collegamento causale tra l’asilo e il decesso. Gli inquirenti dovranno stabilire se il batterio fosse effettivamente presente nella struttura, se i bambini siano stati colpiti dallo stesso agente patogeno e quale sia stata l’origine della catena di contagio.
L’autopsia e i campioni per isolare l’agente patogeno
L’esame autoptico è stato eseguito venerdì all’Azienda ospedaliero-universitaria “Renato Dulbecco” di Catanzaro dalla professoressa Isabella Aquila, direttrice dell’Unità di Medicina legale. Alle operazioni ha partecipato anche un consulente nominato dalla famiglia. Durante l’autopsia sono stati prelevati numerosi campioni biologici e microbiologici, che saranno esaminati con il supporto dell’Unità di Microbiologia e Virologia dell’Aou. L’obiettivo è isolare l’agente patogeno, accertare la causa precisa della morte e verificare l’eventuale presenza di altre patologie o concause.
I primi riscontri sono attesi in queste ore e saranno trasmessi alla Procura di Vibo Valentia e al Dipartimento di Igiene pubblica dell’Asp, che dovrà valutare l’adozione di ulteriori misure preventive. Per il quadro definitivo, compresi gli esami istologici, potrebbero invece essere necessarie diverse settimane.
Dal ricovero allo Jazzolino al trasferimento in condizioni critiche
Secondo la ricostruzione finora emersa, Alessio era stato ricoverato il 17 luglio nel reparto di Pediatria dello Jazzolino di Vibo Valentia, dopo avere manifestato inappetenza e disturbi gastrointestinali. Nei giorni successivi il quadro clinico sarebbe rapidamente peggiorato. Il 21 luglio il bambino era stato trasferito d’urgenza al Pugliese-Ciaccio di Catanzaro con un sospetto stato di sepsi. Ricoverato in Terapia intensiva, è morto il giorno seguente nonostante i tentativi dei sanitari di salvarlo.
La cartella clinica dovrà consentire agli investigatori di ricostruire ogni passaggio: la comparsa dei primi sintomi, gli esami effettuati, le terapie somministrate, i tempi del peggioramento e la decisione di trasferirlo. Si dovrà stabilire se l’infezione sia stata riconosciuta tempestivamente e se l’assistenza sia stata adeguata. Allo stato nessuna responsabilità è stata accertata.
Trentotto bambini monitorati, stabile il piccolo trasferito a Catanzaro
L’Asp di Vibo Valentia continua a sorvegliare i 38 bambini che nell’ultimo mese hanno frequentato il nido. Il quadro epidemiologico resta in aggiornamento: oltre dieci piccoli avrebbero manifestato disturbi gastrointestinali e, secondo l’ultima ricostruzione, sei avrebbero avuto bisogno di cure ospedaliere. Tre sono già stati dimessi. Un altro bambino è stato trasferito in elisoccorso da Tropea a Catanzaro per consentire un monitoraggio clinico continuo. Le sue condizioni sono indicate come stabili e non gravi, ma l’attenzione dei sanitari resta altissima.
Zungri, intanto, prova a sostenere Maria Savia e Domenico, che avevano atteso a lungo quel figlio arrivato come un dono e perduto dopo appena un anno e mezzo. L’ultimo saluto è finito tra applausi e palloncini bianchi. Adesso resta il compito più difficile: trasformare il dolore in verità e comprendere se questa tragedia potesse essere evitata.











