11 Settembre 2026
11 Settembre 2026
spot_img

Operazione “Millenium”, il gup concede i domiciliari a Francesco Paolo Alvaro: lascia il carcere dopo oltre un anno

Accolta l'istanza della difesa: il 32enne di Sinopoli esce dal carcere di Vicenza e passa agli arresti domiciliari con braccialetto elettronico

spot_img
spot_img

Reggio Calabria, 11 settembre 2026 — Il Giudice per l’udienza preliminare del Tribunale di Reggio Calabria ha disposto la sostituzione della custodia cautelare in carcere con gli arresti domiciliari, con applicazione del braccialetto elettronico, nei confronti di Francesco Paolo Alvaro, 32 anni, di Sinopoli, imputato nel procedimento scaturito dall’operazione “Millenium”.

L’imputazione e il processo con rito abbreviato

Alvaro, incensurato, era detenuto da oltre un anno presso la Casa circondariale di Vicenza. Deve rispondere, in concorso, di una tentata estorsione aggravata, contestata come commessa con metodo mafioso, relativa a fatti risalenti al dicembre 2021. Il giudizio è attualmente pendente con rito abbreviato.

Accolta l’istanza della difesa: attenuate le esigenze cautelari

Il provvedimento odierno accoglie l’istanza presentata dai difensori di fiducia, avv. Antonino Curatola, del Foro di Reggio Calabria, e avv. Davide Vigna, del Foro di Palmi, nonostante il parere contrario espresso dalla Procura distrettuale.

Sul punto, il Gup ha ritenuto ormai venuta meno l’esigenza di tutela della prova, essendo il quadro probatorio cristallizzato per effetto della fase processuale raggiunta, e ha considerato fortemente attenuato il pericolo di reiterazione.

Decisivi, sul punto, gli argomenti sostenuti dalla difesa in merito alla risalenza e all’episodicità dei fatti contestati, al “tempo silente” trascorso senza che all’imputato siano state addebitate ulteriori condotte e all’assenza di precedenti penali.

L’ordinanza richiama altresì l’orientamento della Corte di Cassazione, secondo cui, alla luce della riforma delle misure cautelari del 2015, un rilevante arco temporale privo di condotte sintomatiche di perdurante pericolosità deve essere espressamente valutato dal giudice anche quando opera la presunzione prevista per i reati di criminalità organizzata.

La posizione dei difensori

«La decisione — osservano gli avv.ti Curatola e Vignariconosce che la custodia in carcere non può essere un automatismo nemmeno quando la contestazione è aggravata dal metodo mafioso e che il tempo trascorso dai fatti, se non accompagnato da alcun elemento di perdurante pericolosità, va valutato dal giudice in concreto. Confidiamo ora nell’esito del giudizio di merito».

Il processo prosegue

Il provvedimento riguarda esclusivamente il piano cautelare e non contiene alcuna valutazione sulla fondatezza dell’accusa. Il processo è in corso e l’imputato è da ritenersi presunto innocente fino a sentenza definitiva.

spot_img
spot_img
spot_img

ARTICOLI CORRELATI

spot_img
spot_img

ULTIME NOTIZIE

spot_img
× Sponsor