La loro non è stata soltanto una storia di malattia. È stata una storia di amore, di resistenza e di una battaglia quotidiana per difendere il diritto a vivere con dignità. A Taurianova, la morte di Sergio Carrozza, 56 anni, lascia un vuoto profondo non solo tra chi lo conosceva, ma anche in quanti, negli ultimi mesi, avevano seguito il suo instancabile impegno per garantire un futuro alla moglie Sabina Radu, affetta da Sclerosi Laterale Amiotrofica (SLA).
Per Sergio la paura più grande non era il tumore che lo stava consumando. Era il pensiero di ciò che sarebbe accaduto a Sabina il giorno in cui lui non avrebbe più potuto assisterla. Quella paura, oggi, è diventata realtà.
Una doppia battaglia combattuta fino all’ultimo
Ex infermiere, Sergio combatteva da tempo contro un tumore al pancreas e al fegato, affrontando cure, ricoveri e viaggi della speranza. Eppure, nonostante la malattia, aveva scelto di mettere sempre al primo posto la moglie.
Sabina, 41 anni, è immobilizzata dalla SLA, necessita di ventilazione continua e comunica attraverso un puntatore oculare. Sergio era diventato tutto per lei: il marito, il caregiver, il sostegno quotidiano, la persona che le permetteva di restare nella loro casa e affrontare ogni giornata con dignità.
La lotta contro la burocrazia
Negli ultimi anni la coppia aveva raccontato pubblicamente le difficoltà incontrate per ottenere un’assistenza ritenuta adeguata. Sergio aveva denunciato ritardi, lungaggini amministrative e carenze nei servizi, sostenendo una battaglia che non riguardava privilegi, ma il diritto della moglie a essere curata senza dover affrontare ulteriori ostacoli.
La loro vicenda era diventata il simbolo di tante famiglie che convivono con la disabilità grave e che spesso si trovano costrette a trasformare il dolore in una continua richiesta di aiuto alle istituzioni.
Ora resta il dramma di Sabina
Con la scomparsa di Sergio, il problema che per mesi aveva tormentato la coppia si presenta oggi in tutta la sua drammaticità: chi garantirà a Sabina la continuità dell’assistenza e delle cure?
È una domanda che chiama in causa le istituzioni sanitarie e sociali, chiamate ora a dare risposte rapide e concrete per evitare che una donna già duramente segnata dalla malattia resti priva del sostegno indispensabile alla sua quotidianità.
L’appello di Vittoria Baldino
Tra i primi interventi dopo la scomparsa di Sergio c’è quello della vicepresidente del Movimento 5 Stelle alla Camera, Vittoria Baldino, che aveva seguito da vicino la vicenda della famiglia.
La parlamentare ha espresso il proprio cordoglio ricordando l’incontro con Sergio e Sabina e ha rivolto un appello alle istituzioni affinché venga garantita immediatamente un’assistenza domiciliare adeguata alla donna.
“A Sabina voglio dire che non è sola e che continuerò a battermi perché i suoi diritti siano rispettati“, ha dichiarato Baldino, sottolineando che uno Stato non può permettersi di abbandonare le persone più fragili proprio nel momento del loro maggiore bisogno.
La storia di Sergio e Sabina resta il racconto di un amore capace di resistere alla malattia, ma anche il monito di quanto sia fondamentale che i diritti all’assistenza e alla cura non dipendano mai dalla forza con cui una famiglia riesce a farsi ascoltare.














