11 Ottobre 2026
11 Ottobre 2026
spot_img
spot_img

Lidi abusivi e demolizioni mai eseguite sulla Costa degli Dei, l’affondo del colonnello Parillo: “I Comuni restano inerti”

Il comandante provinciale dei Carabinieri di Vibo denuncia le criticità emerse nei controlli estivi e richiama gli enti locali alle proprie responsabilità. Dall’infiltrazione della ’ndrangheta negli affari turistici ai protocolli di legalità rimasti sulla carta

spot_img
spot_img
spot_img

Lidi senza autorizzazioni, chioschi abusivi, ordini di demolizione mai eseguiti. E amministrazioni che, secondo il comandante provinciale dei Carabinieri di Vibo Valentia, Antonio Parillo, in alcuni casi restano ferme anche dopo essere state sollecitate. La fotografia tracciata dal colonnello riguarda i controlli sulla Costa degli Dei, ma investe un problema più ampio: quanto funzionino davvero gli strumenti messi a disposizione dei Comuni per impedire che illegalità e interessi criminali trovino spazio nell’economia del territorio.

Parillo ne parla nel corso di “Pagina protetta”, il programma di Radio Onda Verde condotto da Nicolino La Gamba. Un’intervista che attraversa il contrasto alla ’ndrangheta, le attività turistiche, il lavoro sommerso e la sicurezza. Il richiamo più netto riguarda la distanza tra gli impegni dichiarati e le decisioni concrete: “Molti fanno della legalità anche un alibi”.

Lidi abusivi e demolizioni ferme: il richiamo agli enti locali

Il punto di partenza sono gli accertamenti svolti durante l’estate. Parillo riferisce di lidi abusivi, autorizzazioni mancanti, chioschi e bar privi delle licenze necessarie. In alcuni casi, aggiunge, le strutture erano interessate da ordini di demolizione rimasti ineseguiti. I Carabinieri, osserva, sono intervenuti “scoprendo ciò che in realtà era sotto gli occhi di tutti”. Poi precisa quali occhi: quelli poco attenti, quelli assuefatti e quelli degli enti che avrebbero dovuto vigilare. Parla di “enti locali che talvolta rimangono inerti nonostante le precise sollecitazioni”.

È una valutazione che il comandante accompagna con un chiarimento: le situazioni richiamate, dice, sono già note alle autorità competenti, autorità giudiziaria e Prefettura. Nel ragionamento entra anche il luogo in cui si nascondeva Vincenzo La Rosa, arrestato a Parghelia l’8 ottobre. Parillo anticipa che nella struttura potrebbe trovarsi un chiosco abusivo già destinatario di un ordine di demolizione. Usa espressamente le parole “con tutta probabilità” e “lo sto verificando”: il dettaglio è ancora oggetto di accertamenti. Il colonnello riferisce di avere incaricato il nuovo comandante della Compagnia di Tropea di verificare la circostanza e segnalarla alle autorità competenti.

“La legalità anche un alibi”: le firme sui protocolli non bastano

La Prefettura, spiega Parillo, ha promosso protocolli di legalità e strumenti di controllo che possono sostenere gli enti locali negli appalti, nelle autorizzazioni e nella vigilanza sulle attività economiche. Le informazioni raccolte per gli accertamenti antimafia possono inoltre aprire la strada a sviluppi investigativi. Il problema è l’attuazione degli impegni. “Dobbiamo poi vedere in concreto però cosa si è fatto affinché quel protocollo venga realmente attuato”, afferma.

Il comandante distingue anche le possibili cause delle criticità: una conoscenza insufficiente degli strumenti, l’iniziativa di un singolo dipendente, oppure condotte di altra natura da accertare. Alla componente politica, ricorda, restano comunque doveri di controllo sulla struttura amministrativa. Il richiamo torna parlando delle attività economiche che dovrebbero conservare nel tempo i requisiti antimafia. Parillo propone un esempio: se un maresciallo appena arrivato riesce a individuare criticità nella gestione di un bar, di un lido, di un ristorante o di un’impresa di pompe funebri, si domanda come possano sfuggire a chi conosce quel territorio da anni. “Non vedo come quel comandante di polizia locale, quell’agente di polizia locale, quel responsabile dell’ufficio SUAP, quel sindaco, quell’assessore non lo sappiano”.

Gli interessi della Piana sulla Costa degli Dei

L’arresto di La Rosa, ritenuto dagli investigatori appartenente alla cosca Piromalli di Gioia Tauro, offre al colonnello l’occasione per affrontare il rapporto tra la costa vibonese e gli interessi provenienti dalla Piana. Secondo Parillo, una parte consistente della Costa degli Dei, fino a Parghelia, “è a tutti gli effetti stata colonizzata negli anni da soggetti e interessi” della Piana di Gioia Tauro. Il comandante richiama la riconducibilità economica di alcune strutture turistiche a soggetti provenienti da quell’area e cita l’esistenza di sequestri e confische definitive che, nella sua ricostruzione, documentano questi insediamenti. È anche per aggiornare questo patrimonio di conoscenze, spiega, che sono stati svolti i controlli estivi: raccogliere informazioni attuali sulle attività e valutarne le conseguenze sui diversi piani previsti dall’ordinamento. La premessa è che la criminalità organizzata non riconosce i confini amministrativi. Per contrastarla occorre quindi coordinare reparti, competenze e informazioni.

Bibite e gelati: cosa possono raccontare le forniture ai lidi

Uno dei passaggi più significativi riguarda il metodo dei controlli. Entrare in un’attività commerciale significa verificare le condizioni dei lavoratori, gli aspetti sanitari e la tracciabilità delle forniture, ma anche raccogliere elementi sulle relazioni economiche. Parillo fa l’esempio delle bibite e dei gelati destinati agli stabilimenti balneari: sapere se lungo la costa operi lo stesso fornitore può diventare un dato da approfondire.

La domanda, spiega, è se una concentrazione delle forniture dipenda da prezzi competitivi e normali dinamiche di mercato oppure da rapporti di altra natura. È un esempio del percorso investigativo, che richiede ulteriori verifiche prima di trarre conclusioni. Il colonnello riassume il rischio richiamando una capacità della criminalità organizzata: “alterare il regime della libera concorrenza”. Lo stesso metodo può essere applicato ai mezzi e ai lavoratori di un’impresa colpita da interdittiva antimafia. Seguirne i successivi impieghi, osserva, può aiutare a comprendere i rapporti tra l’attività interdetta e un nuovo soggetto imprenditoriale.

I “quattro storti” e il rifiuto del mito mafioso

La Gamba torna poi sull’espressione “quattro storti”, utilizzata dal comandante a proposito delle intimidazioni contro alcuni imprenditori. Parillo ne chiarisce l’origine: una definizione ripresa da intercettazioni del ROS, nell’ambito dell’operazione “Purgatorio”. La spiegazione distingue il livello della ’ndrangheta che investe e si infiltra nell’economia legale dalla sua componente militare. Quest’ultima, nella lettura del comandante, può ricorrere agli atti intimidatori per tentare di recuperare il controllo del territorio.

Parillo sottolinea la solidarietà manifestata dalla città agli imprenditori e richiama gli strumenti di sostegno antiracket per chi subisce danni, attraverso le procedure previste. Ma quella formula risponde anche a una scelta culturale: sottrarre prestigio ai criminali. “Non bisogna osannare, non bisogna idolatrare, non bisogna enfatizzare determinate figure”, afferma. Il rischio è contribuire a costruirne il mito. “Non sono nessuno”, insiste.

Lavoro sommerso, droga e controlli sul territorio

Sul lavoro irregolare, Parillo segnala un sommerso difficile da misurare. Molti lavoratori, osserva, non denunciano le condizioni sfavorevoli nelle quali operano: la scarsità di opportunità può spingerli ad accettarle pur di conservare un impiego. I controlli coinvolgono il Nucleo Carabinieri Ispettorato del Lavoro, con il sostegno dei reparti territoriali. Lo scopo è affrontare insieme i diversi aspetti delle attività sottoposte a verifica. Sul fronte degli stupefacenti, il comandante richiama i sequestri di piantagioni nelle aree montane e boschive delle Serre e il contributo dello Squadrone Eliportato Cacciatori di Calabria. Individuare una coltivazione, spiega, richiede poi osservazioni prolungate e documentazione delle condotte di chi la gestisce. Il supporto aereo serve anche a individuare abusivismo e discariche. Un’attività che collega la tutela delle aree interne a quella del mare: i problemi ambientali della costa, osserva Parillo, vanno affrontati anche guardando a ciò che accade nell’entroterra.

Sicurezza stradale: la responsabilità verso gli altri

L’intervista affronta anche la movida e la distribuzione dei controlli durante la stagione turistica. Parillo insiste sul coordinamento tra le forze di polizia, necessario per coprire le diverse aree senza lasciare scoperto il capoluogo. Sulla sicurezza stradale, riferisce che nel corso dell’anno i Carabinieri hanno proceduto per l’87% dei casi di incidenti mortali verificatisi nella provincia. Il dato riguarda i sinistri seguiti dall’Arma; le cause richiamate dal comandante sono diverse, dall’alcol e dagli stupefacenti alle condotte irresponsabili e alle distrazioni. Il messaggio che intende portare nelle scuole è diretto: “Noi dobbiamo essere responsabili non solo per noi, ma anche e soprattutto per gli altri”.

spot_img
spot_img

ARTICOLI CORRELATI

spot_img
spot_img
spot_img

ULTIME NOTIZIE

spot_img
× Sponsor