11 Ottobre 2026
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Malattie renali, l’allarme degli esperti: “Con l’invecchiamento aumentano i casi”. L’intelligenza artificiale cambia la medicina

A Reggio Calabria il confronto tra nefrologi sulle nuove terapie, la diagnosi precoce e il futuro dell'assistenza. Il professor Zoccali: “Il problema grosso rimane l'invecchiamento della popolazione”. Veneziano avverte: “La tecnologia non deve cancellare il rapporto tra medico e paziente”

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La malattia renale cronica rappresenta una delle sfide più impegnative per la sanità dei prossimi anni. Una popolazione che invecchia, un numero crescente di persone esposte al rischio di insufficienza renale e la necessità di intervenire prima che la patologia raggiunga stadi tali da rendere indispensabile la dialisi. Ma anche nuove terapie, progressi nei trapianti e un’intelligenza artificiale destinata a trasformare profondamente la professione medica.

Sono questi i temi affrontati a Reggio Calabria, nell’Auditorium dell’Ordine dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri, durante il corso di aggiornamento integrato in Nefrologia dal titolo “Novità e sfide nella gestione della malattia renale cronica”. Un appuntamento che ha riunito specialisti e professionisti sanitari per discutere delle nuove prospettive di prevenzione, diagnosi e cura di una patologia spesso silenziosa nelle fasi iniziali, ma potenzialmente capace di compromettere in maniera significativa la qualità della vita. Tra i protagonisti il professor Carmine Zoccali, nefrologo di fama internazionale, la dottoressa Francesca Mallamaci e il presidente dell’Ordine dei Medici di Reggio Calabria, Pasquale Veneziano.

L’allarme di Zoccali: “Il problema grosso rimane l’invecchiamento della popolazione”

Il nodo principale riguarda il futuro dell’assistenza sanitaria. L’aumento dell’età media della popolazione porta con sé una maggiore diffusione delle malattie croniche, comprese quelle che compromettono la funzionalità dei reni. “Il futuro è complesso”, ha osservato il professor Carmine Zoccali, richiamando l’attenzione sulle conseguenze dell’invecchiamento demografico e sull’aumento dei pazienti che potrebbero avere bisogno di cure nefrologiche. “Il problema grosso rimane l’invecchiamento globale della popolazione”, ha sottolineato lo specialista.

Una parte dei pazienti affetti da malattia renale cronica può andare incontro a un progressivo peggioramento della funzionalità renale, fino alla necessità di ricorrere alla dialisi, un trattamento indispensabile nelle forme più avanzate di insufficienza renale, ma che comporta un notevole impegno assistenziale ed economico. Per questo, secondo Zoccali, diventa fondamentale rafforzare le strategie di prevenzione e diagnosi precoce, evitando, quando possibile, che la malattia progredisca verso gli stadi più gravi.

Diagnosi precoce, Mallamaci: “Non basta conoscere la creatinina”

Uno dei messaggi più importanti emersi dal corso riguarda la possibilità di riconoscere tempestivamente la malattia renale cronica attraverso valutazioni cliniche appropriate. A richiamare l’attenzione su questo aspetto è stata la dottoressa Francesca Mallamaci, che ha illustrato le principali novità diagnostiche e terapeutiche disponibili in nefrologia. “Abbiamo l’opportunità di parlare a largo raggio di tutto quello che c’è di nuovo in nefrologia”, ha spiegato.

Il punto centrale riguarda gli strumenti utilizzati per valutare la salute dei reni. La sola misurazione della creatinina nel sangue, infatti, non è sufficiente per una corretta interpretazione della funzionalità renale. “Vedremo come si fa oggi la diagnosi di malattia renale cronica e perché è importante non conoscere soltanto la creatininemia, ma anche il filtrato glomerulare”, ha affermato Mallamaci.

Il filtrato glomerulare stimato consente di valutare la capacità dei reni di filtrare il sangue. La sua interpretazione, insieme alla ricerca di altri indicatori di danno renale, come l’albuminuria, è fondamentale per identificare le persone a rischio e stabilire gli approfondimenti necessari. Un passaggio decisivo soprattutto per i pazienti affetti da diabete, ipertensione arteriosa e malattie cardiovascolari, condizioni frequentemente associate al danno renale.

Nuovi farmaci e trapianti: i progressi nella cura dell’insufficienza renale

Il confronto scientifico ha riservato ampio spazio anche alle nuove possibilità terapeutiche. Negli ultimi anni la disponibilità di nuove classi di farmaci ha ampliato le opportunità di trattamento della malattia renale cronica, rendendo sempre più importante una diagnosi tempestiva e la scelta di percorsi terapeutici personalizzati. “Oggi ci sono tante novità e tanti piccoli accorgimenti per portare dalla nostra parte i medici di medicina generale e gli altri specialisti”, ha evidenziato Mallamaci.

La collaborazione tra nefrologi, medici di famiglia e altri specialisti può infatti consentire di individuare più rapidamente i pazienti a rischio e avviare le cure appropriate. Particolare attenzione è stata dedicata al trapianto di rene, affrontato anche attraverso la testimonianza diretta di un paziente trapiantato.

Zoccali ha ricordato i progressi compiuti nel corso degli ultimi decenni, evidenziando come i risultati clinici siano migliorati sensibilmente. Secondo i dati richiamati dal professore, la sopravvivenza del trapianto renale da donatore vivente a dieci anni può raggiungere percentuali comprese tra l’80% e il 90%. Un risultato che testimonia i progressi della medicina dei trapianti, pur con differenze legate alle condizioni del paziente e alle caratteristiche del percorso clinico.Miglioramenti sono stati registrati anche nella sopravvivenza dei pazienti sottoposti a dialisi, ma la priorità resta quella di intervenire prima che la funzionalità renale risulti gravemente compromessa.

Intelligenza artificiale, Veneziano: “Il futuro della medicina ci impone di adeguarci”

Non soltanto nefrologia. Il corso ha affrontato anche uno dei temi destinati a incidere maggiormente sull’organizzazione della sanità: l’intelligenza artificiale e le nuove tecnologie digitali. Il presidente dell’Ordine dei Medici, Pasquale Veneziano, ha sottolineato il valore scientifico della presenza del professor Zoccali. “Oggi abbiamo avuto l’opportunità di avere il professor Zoccali qui da noi, che è veramente un’autorità internazionale della nefrologia. È un personaggio che ha scritto tantissimo e ha avuto numerosi riconoscimenti. Ascoltarlo è stato un piacere”, ha dichiarato.

La relazione magistrale ha però aperto anche interrogativi sul futuro delle professioni sanitarie e sulle trasformazioni che potrebbero interessare alcune specialità. “Ci ha dato informazioni molto importanti, ma per noi medici anche per certi aspetti preoccupanti, parlando della possibile riduzione del numero dei medici nei prossimi decenni e del ruolo che l’intelligenza artificiale potrà assumere in specialità come la radiologia e l’anatomia patologica”, ha osservato Veneziano.

Il presidente ha quindi evidenziato la necessità di accompagnare l’innovazione con una preparazione adeguata. “È evidente che dobbiamo adeguarci a queste nuove realtà, perché rappresentano il futuro”. Si tratta di prospettive sulle quali il mondo medico è chiamato a confrontarsi, senza considerare inevitabile la sostituzione dei professionisti da parte delle tecnologie.

Telemedicina e metaverso: come potrebbe cambiare l’assistenza ai pazienti

Tra le prospettive affrontate dal professor Zoccali anche il possibile sviluppo di nuove modalità di assistenza attraverso la telemedicina, gli strumenti digitali e gli ambienti virtuali interattivi.L’obiettivo è rendere più semplice e continuativo il rapporto tra pazienti e strutture sanitarie, soprattutto nella gestione di malattie croniche che richiedono controlli periodici e un monitoraggio prolungato.

Le tecnologie potrebbero favorire consulti a distanza, formazione specialistica e nuove modalità di comunicazione, contribuendo a migliorare l’accessibilità dei servizi. Il riferimento al metaversoriguarda possibili sviluppi futuri della medicina digitale, ancora da valutare in termini di efficacia clinica, sicurezza e concreta applicabilità. Il principio resta quello di utilizzare l’innovazione come supporto alle cure, senza trasformarla in un ostacolo alla relazione personale tra medico e paziente.

Il richiamo del presidente Veneziano: “Il rapporto umano non deve andare perduto”

Proprio sul rapporto umano si è concentrata una delle riflessioni più significative del presidente dell’Ordine dei Medici. In una sanità sempre più orientata verso algoritmi, strumenti automatizzati e tecnologie digitali, Veneziano ha invitato a non dimenticare il valore della relazione terapeutica.“Le terapie sono fondamentali, ma anche il rapporto umano costituisce una base essenziale per migliorare la situazione patologica del paziente”, ha dichiarato. “Questo è un aspetto che non dovrà andare perduto, neppure con l’intervento dell’intelligenza artificiale”.

Un richiamo che assume particolare importanza nella gestione delle patologie croniche, nelle quali la continuità dell’assistenza, la fiducia e il dialogo con il medico rappresentano elementi fondamentali del percorso di cura.

La prevenzione comincia dalle abitudini quotidiane

Accanto all’innovazione terapeutica e tecnologica, il messaggio degli specialisti riguarda anche comportamenti quotidiani che possono contribuire a proteggere la salute renale. Ridurre il consumo di sale, seguire un’alimentazione equilibrata, mantenere uno stile di vita sano e controllare i principali fattori di rischio sono alcune delle indicazioni richiamate dal professor Zoccali.

Particolare attenzione deve essere riservata a chi soffre di diabete, ipertensione o malattie cardiovascolari, condizioni che possono aumentare il rischio di sviluppare una malattia renale. La diagnosi precoce consente di riconoscere eventuali alterazioni prima della comparsa di conseguenze più gravi e di individuare, quando necessario, trattamenti capaci di rallentare la progressione della patologia.

Il corso organizzato a Reggio Calabria ha così messo al centro una sfida destinata a diventare sempre più rilevante per il sistema sanitario: curare meglio, diagnosticare prima e utilizzare le nuove tecnologie senza perdere la dimensione umana della medicina. Perché il progresso scientifico può offrire strumenti sempre più efficaci, ma la tutela della salute continua a richiedere prevenzione, competenze professionali e un rapporto di fiducia tra chi cura e chi viene curato.

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