20 Ottobre 2026
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“Questa sarà la nostra fine”: una bara su una balla di fieno al presidio dei tir. A Vibo serrande giù contro il caro vita (VIDEO)

Commercianti e imprese del legname affiancano agricoltori e autotrasportatori. Aumentano le difficoltà nei rifornimenti, mentre in Prefettura si riunisce il Comitato per l’ordine e la sicurezza pubblica

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Una bara su una balla di fieno. Davanti, un tir con lo striscione: “Questa sarà la nostra fine”. Allo svincolo di Sant’Onofrio la protesta di camionisti e agricoltori mette in scena la paura di chiudere le aziende, perdere il lavoro, non riuscire più a pagare le spese. Intanto, a Vibo Valentia, sono i commercianti ad abbassare le serrande e a raggiungere il presidio. La mobilitazione contro il caro gasolio si allarga. Coinvolge chi trasporta le merci, chi le produce e chi le vende. A tenere insieme queste attività sono costi che, denunciano i manifestanti, stanno rendendo sempre più difficile continuare a lavorare.

Vibo abbassa le serrande, i negozianti raggiungono Sant’Onofrio

Questa mattina sul corso Vittorio Emanuele III le attività aperte erano poche. Quasi tutti hanno lasciato chiuse le serrande. Titolari e dipendenti hanno raggiunto il presidio di Sant’Onofrio. L’adesione si è costruita rapidamente, attraverso contatti diretti e gruppi WhatsApp. Antonio Santamaria, titolare dell’Etoile, aveva spiegato che l’iniziativa era nata spontaneamente tra gli esercenti, senza l’intervento delle rappresentanze di categoria. Nelle ore precedenti era stato ipotizzato anche un corteo di auto e mezzi aziendali. Un’iniziativa alla quale i commercianti hanno rinunciato dopo le indicazioni della Questura sulla necessità del preavviso. La partecipazione al presidio è avvenuta quindi con spostamenti autonomi.

Il caro vita sulle vetrine, accanto all’articolo 1

Sui negozi chiusi sono comparsi i volantini della mobilitazione: “Tutti uniti contro il caro vita e il caro gasolio”, con l’annuncio di mezza giornata di stop per solidarietà e protesta.Altri esercenti hanno scelto le parole dell’articolo 1 della Costituzione: “L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro”. La serrata ha coinvolto anche attività di altre strade di Vibo Valentia e di diversi comuni della provincia. Il costo del carburante resta una delle ragioni centrali della mobilitazione, ma tra i commercianti la protesta raccoglie un disagio più ampio, legato alle spese necessarie per tenere aperte le attività.

Chi resta aperto e le difficoltà nei supermercati

La partecipazione alla serrata è stata ampia, ma alcuni esercizi hanno continuato a lavorare: farmacie, tabaccherie, attività alimentari e negozi alle prese con impegni non rinviabili. Tra loro c’è chi ha comunque espresso solidarietà ai manifestanti, spiegando di non poter sospendere il servizio. Intanto, le difficoltà nei rifornimenti entrano nelle preoccupazioni dei cittadini. Le segnalazioni di prodotti mancanti restituiscono una delle ricadute della mobilitazione: mentre cresce il sostegno alle ragioni di chi protesta, famiglie e attività devono fare i conti anche con i disagi.

I presidi e il tavolo in Prefettura

Gli svincoli di Sant’Onofrio, Pizzo e Vazzano restano i punti di riferimento della protesta nel Vibonese. Nelle stesse ore della serrata, in Prefettura si è riunito il Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica, anche in relazione alla mobilitazione in corso.

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