6 Settembre 2026
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Era calabrese uno dei padri della canzone napoletana: la storia dimenticata di Vincenzo Valente

Nato a Corigliano Calabro, conquistò Napoli componendo centinaia di canzoni, macchiette e operette. Morì il 6 settembre 1921, alla vigilia della festa di Piedigrotta che lo aveva consacrato.

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Era calabrese uno degli uomini che contribuirono a costruire l’età d’oro della canzone napoletana. Si chiamava Vincenzo Valente, era nato a Corigliano Calabro e, prima che il suo nome scivolasse lentamente ai margini della memoria collettiva, aveva fatto cantare teatri, strade e salotti di Napoli.

Morì nel capoluogo campano il 6 settembre 1921, esattamente 105 anni fa. Se ne andò alla vigilia della festa di Piedigrotta, uno degli appuntamenti più importanti per la musica popolare napoletana e una manifestazione alla quale aveva legato molti dei propri successi.

Valente appartiene a quella schiera di calabresi capaci di lasciare la propria terra e incidere profondamente nella cultura italiana. La sua storia racconta anche quanto i confini tra Calabria e Campania siano stati attraversati, nei secoli, da artisti, parole e melodie capaci di mescolarsi fino a diventare patrimonio comune.

Da Corigliano a Napoli

Vincenzo Maria Francesco Emanuele Valente nacque a Corigliano Calabro il 21 febbraio 1855. Il padre, Nicola Fabio, coltivava gli studi umanistici e scriveva poesie; la madre era Maria Teresa Bovio. In quella famiglia sensibile alla cultura, il talento musicale del ragazzo si manifestò molto presto.

Ancora adolescente si trasferì a Napoli, dove studiò sotto la guida del maestro siciliano Salvatore Pappalardo. La sua formazione partì dalla musica sacra: compose due messe, una a due e una a quattro voci. Ma fu l’incontro con la lingua e con l’anima popolare napoletana a cambiare il corso della sua vita.

Aveva appena quindici anni quando compose “’Ntuniella”, pubblicata nel 1870. Il successo gli aprì le porte di un mondo artistico che stava trasformando la canzone napoletana in un fenomeno culturale destinato a superare i confini della città e dell’Italia. Il giovane arrivato dalla Calabria seppe entrare in quel linguaggio fino a diventarne uno degli interpreti più prolifici e riconosciuti.

Quattrocento canzoni e il successo nei teatri

Secondo la ricostruzione dell’Enciclopedia Treccani, Valente compose circa 400 canzoni, oltre a numerose macchiette teatrali e nove operette. Una produzione imponente, capace di attraversare generi e pubblici differenti.

Tra le sue composizioni più conosciute figurano “Comme te voglio amà!”, “Montevergone”, “’A Sirena” e “Tiempe belle”, brano pubblicato nel 1916 e rimasto tra le testimonianze più significative della sua produzione.

Valente collaborò con autori e protagonisti della scena culturale napoletana, tra i quali Giambattista De Curtis, che sarebbe diventato uno dei grandi nomi della canzone partenopea. Per lui musicò, tra gli altri brani, “’A pacchianella”. Una sua composizione, “Comm’ ’a vuot”, fu invece dedicata alla scrittrice e giornalista Matilde Serao.

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