Soverato per una settimana si è trasformata in una piccola capitale del cinema, affacciata sullo Ionio ma con lo sguardo rivolto a Hollywood. La ventitreesima edizione del Magna Graecia Film Festival si è chiusa con un grande successo di pubblico e con una serata finale illuminata dalla presenza di Kevin Spacey, protagonista internazionale di una manifestazione che negli anni ha portato in Calabria Premi Oscar, registi, attori e volti simbolo dello spettacolo mondiale.
Ma il cuore del Festival resta quello delle origini: la scoperta delle opere prime e seconde, il coraggio degli esordi, il cinema che prova a raccontare il presente senza affidarsi soltanto ai nomi già consacrati. Ed è proprio da qui che arriva il verdetto più importante: “Tienimi presente” di Alberto Palmiero è la migliore opera italiana della ventitreesima edizione.
Accanto al film vincitore spiccano il premio per la migliore regia a Margherita Spampinato per “Gioia mia”, quelli per le interpretazioni assegnati a Valeria Golino e Francesco Colella, entrambi protagonisti de “La Gioia” di Nicolangelo Gelormini, e il successo internazionale di “Un Poeta” di Simón Mesa Soto. Tra i documentari si impone invece “Il Pilastro” di Roberto Beani.
“Tienimi presente”, il coraggio fragile di partire
La giuria del Concorso italiano Opere prime e seconde, presieduta da Renato De Maria e composta da Marco D’Amore, Aurora Giovinazzo e Matteo Oscar Giuggioli, ha premiato “Tienimi presente” per la capacità di trasformare una storia profondamente personale in un racconto nel quale tutti possono riconoscersi.
Nel debutto di Alberto Palmiero ci sono la famiglia, la città natale, gli amici, le strade dell’infanzia e quei piccoli rituali che legano una persona alla propria terra. Ma c’è soprattutto il momento in cui bisogna trovare il coraggio di partire, lasciandosi alle spalle le certezze per affrontare un futuro che non offre garanzie.
La giuria lo ha definito un film “sincero e onesto”, attraversato da fragilità, esitazioni e inciampi. Un’opera che non cerca la perfezione, ma la verità. E che riesce a raccontare la paura di ogni nuovo inizio: nel cinema, nella vita, nell’amore e nell’amicizia.
Margherita Spampinato conquista la migliore regia
Il premio per la migliore regia è andato a Margherita Spampinato per “Gioia mia”, definito dalla giuria un debutto folgorante.
La regista costruisce un universo sospeso tra memoria e realtà, luce e penombra, quotidianità e magia. Le sue immagini accompagnano lo spettatore dentro un racconto dalla forza ipnotica, popolato da personaggi autentici e attraversato da una poesia che non diventa mai artificio.
A “Gioia mia” è andato anche il Premio Giuseppe Petitto, assegnato ad Aurora Quattrocchi. L’attrice è stata premiata per avere dato vita a un personaggio intenso, ironico e commovente, mettendo al servizio del film esperienza, semplicità e verità interpretativa.
Valeria Golino e Francesco Colella migliori interpreti
“La Gioia” di Nicolangelo Gelormini domina i premi dedicati agli attori. Valeria Golino è stata proclamata migliore attrice per un’interpretazione capace di restituire la complessità emotiva della protagonista attraverso silenzi, sguardi e gesti.
La giuria ha sottolineato la sensibilità, il rigore e la presenza scenica dell’attrice, capace di tenere insieme la fragilità e la forza del personaggio senza mai cedere all’enfasi.
Il premio come migliore attore è stato assegnato al calabrese Francesco Colella, riconosciuto per avere dato spessore e motivazioni a un uomo capace di azioni brutali e vigliacche. Un’interpretazione che scava nell’origine del male, mostrandone le radici comuni e terribilmente umane.
Una menzione speciale è andata a Saul Nanni, sempre per “La Gioia”. La sua prova è stata descritta come rischiosa, magnetica e capace di andare oltre il semplice racconto di cronaca, evitando di trasformare il personaggio in un mostro senza volto.
La migliore sceneggiatura a Ludovica Rampoldi
Il premio per la migliore sceneggiatura è stato assegnato a Ludovica Rampoldi per “Breve storia d’amore”.
La giuria ha premiato la costruzione di un impianto narrativo complesso ma fluido, nel quale ogni certezza viene continuamente rimessa in discussione. I personaggi si muovono dentro una rete di passioni, malinconie, contraddizioni e improvvisi ribaltamenti di prospettiva, mantenendo sempre un legame profondo con la vita reale.
“Un Poeta” vince il concorso internazionale
La giuria del Concorso internazionale, composta da Caterina Murino, in qualità di presidente, Ivan Carlei e Valeria Bilello, ha assegnato il premio per la migliore opera a “Un Poeta” di Simón Mesa Soto.
Il film, attraversato da un’ironia sottile e tagliente, racconta il lento declino del protagonista attraverso una fotografia intensa e un linguaggio essenziale. Mesa Soto smonta il mito romantico del poeta maledetto, mettendo a confronto la nobiltà dell’arte con la miseria, le contraddizioni e le sconfitte della vita quotidiana.
Al centro dell’opera c’è la sorprendente interpretazione di Ubeimar Ríos, alla sua prima prova da attore, capace di restituire un ritratto doloroso e profondamente umano del fallimento, della solitudine e dell’ostinazione di chi continua a credere nella poesia.
“Il Pilastro” miglior documentario
Per la sezione Documentari, curata da Antonio Capellupo, la giuria composta da Domenico Vacca e Francesco Frangipane, insieme ai ragazzi dell’Associazione Jump, ha premiato “Il Pilastro” di Roberto Beani.
Partendo dall’omonimo quartiere di Bologna, il documentario riesce a costruire una riflessione universale sulle periferie, sull’abitare contemporaneo e sul rapporto tra spazio urbano, memoria e comunità. Uno sguardo che supera gli stereotipi per raccontare un’esperienza sociale e civile fondata sull’inclusione e sulla capacità di ridefinire collettivamente i luoghi.
La menzione speciale è stata attribuita a “Oceani” di Barbara Rosanò e Valentina Pellegrino, dedicato alla storia di Manuel Sirianni e della sua famiglia. Un racconto sull’ascolto, sull’identità e sul diritto di ogni persona a esprimere la propria voce.
Da Kevin Spacey a Can Yaman, la notte delle Colonne d’Oro
Il gran finale ha avuto il volto di Kevin Spacey, stella hollywoodiana arrivata a Soverato per l’ultima serata. A lui e a Isabella Ferrari sono stati consegnati i Premi Fondazione Calabria Film Commission dal presidente Anton Giulio Grande.
Le prestigiose Colonne d’Oro, realizzate dal brand GB Spadafora, sono state assegnate a Kevin Spacey, Can Yaman, Caterina Murino, Piero Ausilio, Lino Banfi, Rino Barillari, Carl Brave, Marco D’Amore, Isabella Ferrari, Irene Maiorino, Giulia Michelini, Pasquale Anselmo e alla Protezione Civile Calabria.
Gli Ippocampo d’Oro by Megna sono invece andati a Leonardo Metalli, Manuela Sain, Mariana Lancellotti, Darko Peric, Giulia Bevilacqua, Mariam Battistelli e Fotinì Peluso.
Proprio Fotinì Peluso è stata l’ambassador dell’edizione, mentre le serate sono state condotte da Carolina Di Domenico e Marco Maccarini. La sezione internazionale è stata curata da Silvia Bizio, da anni ponte privilegiato tra Hollywood e il cinema italiano.
Il cinema internazionale torna a parlare dalla Calabria
Sotto la direzione artistica di Gianvito Casadonte, il Magna Graecia Film Festival conferma così la propria doppia identità: grande vetrina internazionale e laboratorio per il cinema del futuro.
Soverato ha accolto star, autori emergenti, interpreti affermati e opere capaci di interrogare il presente. Il vero successo della manifestazione non si misura però soltanto nei nomi passati sul palco o nella folla delle grandi serate. Sta nella capacità di mettere sullo stesso tappeto rosso Kevin Spacey e un regista al suo esordio, la potenza dell’industria cinematografica e la fragilità di chi sta ancora cercando la propria voce.
È questa la scommessa del Festival: portare il mondo in Calabria e, allo stesso tempo, permettere alla Calabria di guardare il mondo senza sentirsi periferia. Perché il cinema, quando riesce davvero nel suo compito, può partire da una piccola storia e arrivare ovunque. Proprio come quel ragazzo raccontato in “Tienimi presente”, fermo davanti a una strada lunga, con il sorriso tra le lacrime e il coraggio ancora incerto di cominciare.












