Oltre 700 morti sul lavoro dall’inizio del 2026, quasi 405 denunce di infortunio e poco meno di 75.000 denunce di malattia professionale. Sono i dati richiamati dall’Anmil, l’Associazione nazionale fra lavoratori mutilati e invalidi del lavoro, sulla base delle più recenti rilevazioni dell’Inail. Numeri che riportano al centro del dibattito pubblico il tema della sicurezza nei luoghi di lavoro, in occasione della 76ª Giornata nazionale per le vittime degli incidenti sul lavoro. Secondo l’associazione, nonostante gli interventi adottati nel corso degli anni, il fenomeno continua a rappresentare una grave emergenza, alimentata anche da un sistema di tutela che, nella sua valutazione, non sempre riesce a garantire risposte efficaci. Da qui la richiesta di rafforzare gli strumenti di prevenzione e di giustizia, affinché la protezione della vita dei lavoratori non resti soltanto un principio formale.
Mattarella: “Intervenire sui rischi prima degli incidenti”
Nel giorno dedicato alle vittime degli incidenti sul lavoro è intervenuto anche il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, che ha richiamato il valore costituzionale della tutela della salute e della sicurezza. “Il suo fondamento” risiede nei principi della Costituzione, ha ricordato il capo dello Stato, sottolineando la necessità di tradurre questi principi in azioni concrete.
“Da essi discende un dovere concreto: intervenire sui rischi prima che si traducano in incidenti, attraverso una prevenzione efficace, una formazione adeguata e misure di protezione capaci di ottimizzare, a questo scopo, i cambiamenti tecnologici e organizzativi del lavoro”, ha dichiarato Mattarella. Il messaggio richiama quindi la necessità di agire prima che si verifichino gli infortuni, attraverso una combinazione di prevenzione, formazione e adeguate misure di protezione, tenendo conto anche delle trasformazioni tecnologiche e organizzative che interessano il mondo del lavoro.
Calderone: “La prevenzione tutela la vita e la dignità”
Sulla stessa linea la ministra del Lavoro Marina Calderone, che ha ribadito il ruolo centrale delle attività preventive per ridurre il rischio di incidenti e proteggere i lavoratori. “La prevenzione rappresenta la prima e più importante forma di tutela della vita e della dignità delle persone. La sicurezza sul lavoro si costruisce intervenendo prima che si verifichi un incidente, prima che un rischio si trasformi in una tragedia”, ha affermato. Le celebrazioni nazionali promosse dall’Anmil si svolgono quest’anno a Longarone, in provincia di Belluno, luogo legato alla memoria del disastro del Vajont. Una scelta che accompagna il richiamo dell’associazione alla necessità di rendere più incisivi gli strumenti di tutela e di accertamento delle responsabilità in caso di incidenti mortali.
La proposta dell’Anmil: introdurre il reato di omicidio sul lavoro
Tra le richieste avanzate dall’associazione figura l’introduzione nell’ordinamento italiano del reato autonomo di omicidio sul lavoro. La proposta di legge richiamata dall’Anmil è attualmente all’esame della Commissione Giustizia della Camera dei deputati. Il presidente dell’associazione, Amedeo Bozzer, ha chiarito che l’iniziativa non nasce da una volontà punitiva fine a sé stessa, ma dalla richiesta di rafforzare la tutela dei lavoratori e la fiducia dei cittadini nella capacità delle istituzioni di garantire giustizia. “Non si tratta di giustizialismo, bensì di inaugurare una nuova era di giustizia sociale che merita basi solide volte a ritrovare la perduta fiducia nella capacità dello Stato di tutelare la sicurezza dei lavoratori”, ha dichiarato Bozzer. L’obiettivo, nella prospettiva dell’Anmil, è introdurre uno strumento giuridico specifico che contribuisca a dare maggiore centralità alle morti legate all’attività lavorativa e alle responsabilità che possono emergere dalle indagini.
L’altra richiesta: una Procura nazionale del Lavoro
Accanto alla proposta di introdurre il reato di omicidio sul lavoro, l’associazione sollecita anche l’istituzione di una Procura nazionale del Lavoro. La struttura dovrebbe accentrare e uniformare le indagini in materia di sicurezza, superando le differenze e la frammentazione legate alla distribuzione territoriale delle competenze. Secondo l’Anmil, un organismo nazionale composto da magistrati con competenze specifiche potrebbe favorire un approccio più omogeneo nell’accertamento delle responsabilità e nella gestione di procedimenti spesso caratterizzati da una notevole complessità tecnica.














