Il Mezzogiorno ha mostrato negli ultimi anni segnali positivi, ma la sfida ora è trasformare una fase favorevole in una crescita strutturale. È questa la prospettiva indicata da Natale Mazzuca, vicepresidente di Confindustria per le Politiche strategiche per lo Sviluppo del Mezzogiorno, che guarda ai dati economici recenti con fiducia, senza nascondere le criticità ancora presenti.
Secondo Mazzuca, il Sud ha dimostrato una capacità di recupero superiore rispetto al passato: tra il 2019 e il 2025 il Pil meridionale è cresciuto dell’8,3%, un dato superiore alla media nazionale del 6,3%. Anche gli investimenti hanno contribuito a rafforzare il tessuto economico, con segnali positivi sul fronte dell’occupazione, del fatturato e della crescita delle società di capitali.
Restano però alcuni nodi irrisolti, a partire dalla produttività, dall’export ancora insufficiente e dai divari occupazionali. Il tasso di occupazione nel Mezzogiorno, infatti, rimane fermo al 50%, contro il 62,5% registrato nel resto del Paese. “Prevale la fiducia, vigile e pragmatica”, spiega Mazzuca, evidenziando come le imprese vedano opportunità concrete, anche grazie agli strumenti messi in campo come la Zes Unica, ma chiedano condizioni più solide per programmare gli investimenti.
Dal “Fattore Mezzogiorno” alla “Piattaforma Mezzogiorno”
Per il vicepresidente di Confindustria la prossima fase dovrà segnare un cambio di passo: il Sud non può più basare la propria crescita esclusivamente su risorse straordinarie, ma deve costruire un sistema competitivo permanente.
La prospettiva indicata è quella di una vera “Piattaforma Mezzogiorno”, capace di integrare produzione, logistica, energia, infrastrutture e competenze. “Il salto da compiere è passare da una crescita sostenuta da risorse straordinarie a una fondata su condizioni competitive permanenti”, sottolinea Mazzuca.
In questa visione, gli incentivi restano strumenti utili, ma non sufficienti. La crescita passa dalla realizzazione di infrastrutture ferroviarie e stradali, dal potenziamento dei porti collegati a retroporti e interporti, dalla diffusione delle reti energetiche, idriche e digitali e dalla capacità della pubblica amministrazione di accompagnare rapidamente i progetti.
L’obiettivo è fare in modo che gli investimenti non si limitino ad arrivare sul territorio, ma siano in grado di generare innovazione, filiere locali, occupazione qualificata ed export.
Pnrr, l’eredità più importante è il metodo
Con la conclusione progressiva del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, la priorità secondo Mazzuca è evitare una frenata negli investimenti e valorizzare le competenze costruite negli ultimi anni. “Il Pnrr non può restare una parentesi. La sua eredità più importante è il metodo: non solo opere realizzate ma capacità di progettare, spendere, monitorare gli investimenti e rispettarne le tempistiche”, afferma il rappresentante di Confindustria.
La fase successiva dovrà quindi garantire continuità alla politica di coesione, programmando con chiarezza le risorse nazionali ed europee e concentrandole su interventi ad alto impatto. Secondo Mazzuca, sarà fondamentale non disperdere il patrimonio di competenze tecniche sviluppato nelle amministrazioni pubbliche, considerate una vera infrastruttura strategica per la competitività dei territori.
Ponte sullo Stretto e infrastrutture: “Una leva per cambiare la percezione del Sud”
Tra le opere considerate decisive per il futuro del Mezzogiorno c’è anche il Ponte sullo Stretto, indicato come elemento strategico per migliorare i collegamenti della Sicilia e rafforzare il ruolo del Sud nei corridoi europei. “Servono poche scelte, ma stabili”, evidenzia Mazzuca, spiegando che la continuità degli investimenti pubblici deve accompagnare le opere strategiche e migliorare l’accessibilità delle aree produttive.
Secondo il vicepresidente di Confindustria, il Ponte rappresenta anche un segnale istituzionale importante: trasformare l’immagine di un territorio considerato marginale in una piattaforma logistica capace di attrarre capitali e nuove opportunità.
Legge di Bilancio, la richiesta delle imprese: programmazione e stabilità
In vista delle prossime scelte economiche nazionali, la richiesta del mondo produttivo è quella di superare la logica degli interventi temporanei. Il credito d’imposta legato alla Zes può rappresentare un incentivo importante, ma deve essere accompagnato da regole certe e risorse adeguate per consentire alle aziende di programmare investimenti pluriennali.
Per Mazzuca occorre puntare sulla crescita dimensionale delle imprese meridionali, sulla loro patrimonializzazione e sulla capacità di competere sui mercati internazionali. “La manovra dovrebbe concentrare le risorse su strumenti capaci di generare investimenti aggiuntivi, produttività e occupazione. Non misure annuali, ma un quadro pluriennale e prevedibile”, conclude il vicepresidente di Confindustria.












