13 Ottobre 2026
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Povertà dei trasporti in Calabria: il 47,7% delle famiglie vulnerabili è al Sud, a Crotone meno di un’auto elettrica ogni mille abitanti

Il report di Transport & Environment scatta la fotografia della crisi della mobilità in Italia: costi insostenibili, mezzo privato forzato per carenza di bus e treni e divari territoriali sempre più profondi

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I costi della mobilità strozzano le famiglie italiane, con la Calabria e il Mezzogiorno che pagano il prezzo più alto. In Italia quasi una famiglia su cinque (il 18,46%, pari a circa 4,9 milioni) destina ai trasporti una quota di budget almeno doppia rispetto alla mediana nazionale. A scattare la fotografia è lo studio commissionato da Transport & Environment (T&E) all’agenzia Tessa dell’Università della Tuscia, che evidenzia la drammaticità del “possesso forzato dell’auto”: laddove i mezzi pubblici scarseggiano, la macchina diventa un obbligo insostituibile anche per i più poveri.
Il dato più allarmante riguarda le fasce sociali più vulnerabili (i primi tre decili di reddito) per le quali il peso del carburante è critico: la Calabria, insieme a Sicilia, Puglia e Campania, concentra quasi la metà (47,7%) delle 643.189 famiglie italiane a rischio. Nei piccoli comuni e nelle aree interne del Sud, inoltre, la probabilità di sommare la povertà dei trasporti a quella energetica domestica è oltre cinque volte superiore rispetto alle città metropolitane.

Abisso elettrico: a Crotone meno di un’auto a zero emissioni ogni mille abitanti

Il divario territoriale si riflette inevitabilmente anche sulla transizione ecologica e sul rinnovo del parco veicoli. Se nei comuni più ricchi e nel Nord si registrano numeri importanti – fino alla quota record della provincia di Trento con 53 auto elettriche ogni 1.000 abitanti –, la Calabria maglia nera certifica la distanza dal resto del Paese: la provincia di Crotone registra meno di un’auto elettrica ogni 1.000 abitanti, segnando il livello più basso d’Italia.
Questo divario nasce dall’impossibilità economica di accedere al mercato del nuovo per le famiglie a basso reddito e dalla scarsità di infrastrutture di ricarica sui territori periferici.
“In Italia la mobilità non è un terreno neutro: multiplies disuguaglianze economiche e territoriali che già esistono. Milioni di famiglie non usano l’auto per scelta ma perché non hanno alternative, e pagano il conto degli shock di costo dell’energia, che non controlliamo. Due crisi in quattro anni dimostrano una fragilità strutturale, quella di un modello di mobilità fossile, che pesa sui bilanci delle famiglie, sul clima e sulla salute di tutti. Le risorse pubbliche andrebbero utilizzate per superare la dipendenza dal petrolio, non per tagli temporanei alle accise, costosi e poco mirati”, ha dichiarato Esther Marchetti, Clean Transport Advocacy Manager di T&E Italia”.

L’Italia della mobilità a due velocità: spesa media di 297 euro al mese

A livello nazionale, la stangata sui bilanci familiari è evidente: nel 2024 le famiglie italiane hanno speso in media 297 euro al mese per i trasporti (il 10,78% del bilancio familiare, in crescita rispetto al 9,32% del 2020).
L’Italia vanta il tasso di motorizzazione più alto dell’UE (701 auto ogni 1.000 abitanti), ma l’acquisto di vetture nuove è ormai un privilegio per pochi: nei primi quattro decili di spesa è quasi inesistente, mentre oltre il 15,5% delle famiglie più benestanti ha comprato un’auto nuova nell’ultimo anno.
A pesare è anche l’enorme divario nell’offerta di trasporto pubblico: nei capoluoghi delle città metropolitane si contano 6.695 posti-chilometro per abitante l’anno, contro i soli 2.318 degli altri capoluoghi.
Quasi un comune italiano su dieci (9,7%) presenta criticità severe per mancanza di treni, bus e collegamenti viari, penalizzando in modo particolare l’Appennino e le aree interne del Mezzogiorno.

Le ricette per una transizione equa: leasing sociale e trasporti locali

Per evitare che la transizione ecologica si trasformi nell’ennesimo fattore di discriminazione sociale, T&E individua precise priorità per i prossimi anni, sfruttando le risorse europee del Fondo Sociale per il Clima e dell’Ets2. Tra le proposte avanzate figurano un piano di leasing sociale per rendere accessibili le auto elettriche, incentivi per l’usato a zero emissioni, il potenziamento strutturale del trasporto pubblico locale (in particolare nei territori scoperti) e la diffusione di servizi di mobilità condivisa e a chiamata nelle aree interne.
“La transizione della mobilità può essere anche una politica sociale, ma solo se rendiamo le soluzioni pulite accessibili a chi oggi ne è escluso. La risposta non è indebolire le regole europee, che stanno funzionando bene: i target di emissione sulle auto nuove stanno portando sul mercato elettriche più accessibili in termini di costo. Queste regole vanno accompagnate con interventi nazionali strutturali, calibrati sui territori e sui diversi profili di vulnerabilità, per ridurre costi e proteggere le famiglie più povere dai ricatti dei mercati petroliferi”, ha aggiunto Marchetti”.

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