29 Settembre 2026
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Stangata carburanti e sanità, l’attacco della Cgil Calabria: “Benzina a 2 euro, ticket record e caro vita. Non c’è nulla da festeggiare”

Il segretario regionale Gianfranco Trotta contesta le misure dell'esecutivo su extraprofitti ed energia: "Famiglie allo stremo e astensionismo alle suppletive segnale di grave scollamento"

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L’intesa temporanea sui prezzi dei carburanti non placa la protesta sociale in Calabria, dove il combinato disposto tra il rincaro dell’energia, i costi del trasporto su gomma e il peso delle prestazioni sanitarie stravolge i bilanci familiari. Alla vigilia di un autunno economico che si preannuncia complesso per l’intera regione, la Cgil Calabria traccia un quadro di forte sofferenza per il tessuto sociale ed economico del territorio, criticando apertamente la narrazione trionfalistica della maggioranza di governo e ponendo l’accento sulle croniche debolezze strutturali del Mezzogiorno.

L’impatto dei carburanti e l’accordo a termine con le compagnie

A provocare la presa di posizione del sindacato è la gestione della crisi energetica e la vertenza sul prezzo dei carburanti alla pompa, dove le recenti misure tampone vengono giudicate del tutto insufficienti a garantire un sollievo duraturo ai consumatori e ai settori produttivi.

“Il trionfo per un litro di benzina a 2 euro e di diesel a 2 euro e venti centesimi, le lunghe file ai distributori e il grido di aiuto degli agricoltori ieri in protesta, raccontano un Paese sull’orlo della crisi, mentre il governo per distrarre l’opinione pubblica punta al tetto massimo di alunni stranieri e al velo islamico. Peccato che le famiglie fatichino a mettere insieme il pranzo e la cena”, afferma il Segretario Generale della Cgil Calabria, Gianfranco Trotta.

Il dirigente sindacale esprime netta contrarietà rispetto alle valutazioni dell’esecutivo nazionale: “Si tratta di un primo passo, ma non è affatto qualcosa di strutturale. L’accordo raggiunto con le compagnie petrolifere evita loro la tassazione sugli extra profitti ed è limitato nel tempo”.

“I rincari energetici e le ricadute a cascata, stanno logorando il potere d’acquisto e la tenuta delle famiglie. In Calabria, con stipendi fermi e infrastrutture vetuste che costringono al trasporto su gomma, gli effetti di questa congiuntura stanno diventando drammatici”, osserva ancora Trotta.

I rincari della logistica e la stangata sui ticket sanitari

Il peso dell’isolamento infrastrutturale influisce direttamente sui costi finali delle merci destinate al mercato regionale. Stando all’ultima rilevazione condotta da Federconsumatori, gli aumenti applicati alla rete dei carburanti in territorio calabrese hanno registrato picchi superiori alla media nazionale. Tale divario ha provocato una pressione finanziaria più marcata sui nuclei familiari residenti rispetto allo standard italiano, che già conta una spesa media di 275 euro per ricaduta diretta e di 224,50 euro per i costi indiretti di trasporto dei beni di largo consumo.

A complicare il quadro generale interviene la revisione del sistema tariffario per le prestazioni sanitarie pubbliche, con la Calabria che registra la quota di rincaro più elevata a livello nazionale. “Se non ci fosse di mezzo la salute dei calabresi, si sarebbe potuto pensare ad una provocazione. E, invece, una delle regioni in cui è più difficile accedere alle prestazioni sanitarie con il servizio pubblico, è diventata anche quella a cui è stato applicato il maggior rincaro sui ticket sanitario previsto dal tariffario nazionale”, commenta il Segretario Generale.

L’astensionismo alle suppletive e il giudizio sulla politica

Il disagio economico trova riscontro anche nell’andamento della partecipazione democratica. Il recente esito delle urne per le elezioni suppletive nel collegio di Reggio Calabria rappresenta per il sindacato il campanello d’allarme di una disaffezione istituzionale senza precedenti. “La Calabria è stanca e sfiduciata. Ne è una dimostrazione la tornata elettorale delle suppletive di Reggio Calabria. Il centro destra gonfia il petto per una vittoria che certifica lo scollamento della politica dal territorio. Una percentuale di voto del 22 per cento – conclude Trotta – è una grave sconfitta per tutti”.

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