Non è una sconfitta della Regione. Non è una vittoria dei promotori del referendum. È, invece, una lezione di metodo istituzionale. Il Presidente del Tar Calabria ha detto una cosa molto semplice: una questione che tocca lo Statuto regionale, il rapporto tra gli organi della Regione e l’esercizio della democrazia diretta non può essere risolta con un provvedimento d’urgenza firmato da un solo giudice. Merita il confronto del collegio e una decisione ponderata. Eppure il dibattito politico ha già emesso le proprie sentenze, dividendosi tra chi parla di “stop alla Regione” e chi minimizza il provvedimento. Entrambe le letture sono parziali.
Le regole del gioco democratico
Quando si discute delle regole del gioco democratico, il problema non è chi vincerà questa partita, ma chi avrà la forza di accettarne il risultato. Le istituzioni si misurano proprio nei momenti in cui il diritto impone di fermarsi e attendere il giudizio del giudice. La vicenda dei sottosegretari dimostra anche un’altra cosa. Le modifiche agli Statuti regionali non possono essere considerate semplici atti di maggioranza. Sono interventi sull’architettura istituzionale e, proprio per questo, la Costituzione prevede strumenti di garanzia, tra cui il referendum confermativo quando ne ricorrono i presupposti.
Se la Regione ritiene che l’Ufficio centrale abbia oltrepassato i propri poteri, ha fatto bene a rivolgersi al TAR. Se, invece, l’Ufficio centrale ha applicato correttamente lo Statuto e la Costituzione, sarà altrettanto giusto prenderne atto. In uno Stato di diritto non è la politica a stabilire chi controlla le regole: sono le regole a limitare la politica.
Il vero banco di prova per le istituzioni
Il vero banco di prova, dunque, non sarà il titolo di un giornale, ma il comportamento delle istituzioni dopo la decisione del collegio. Perché la credibilità della politica non si misura quando le sentenze le danno ragione, ma quando le accetta anche se le sono sfavorevoli.
La Calabria ha bisogno di una politica capace di confrontarsi sul merito delle riforme e non soltanto sulla convenienza del momento. Se ogni controllo di legalità viene vissuto come un ostacolo e ogni decisione giudiziaria come una vittoria o una sconfitta di parte, si perde di vista l’essenziale: la forza delle istituzioni risiede nel rispetto reciproco dei ruoli.
Il passaggio decisivo del 2 settembre
Il 2 settembre non deciderà soltanto una controversia amministrativa. Sarà un passaggio importante per riaffermare un principio che dovrebbe essere patrimonio comune: nelle democrazie mature le regole vengono prima degli interessi contingenti della politica.











