Assolto per non aver commesso il fatto. Si è concluso così, davanti al Tribunale di Vibo Valentia, il processo a carico di Antonio Naso, 85 anni, accusato di inquinamento ambientale per i presunti sversamenti di reflui dal depuratore di località Silica nel torrente Sant’Anna e, da qui, nel Mar Tirreno. La sentenza è stata pronunciata dalla giudice Giulia Conti, al termine del giudizio con rito abbreviato. Anche la Procura aveva chiesto il proscioglimento. A rendere noto l’esito del procedimento è l’avvocato Carmelo Lo Bianco, che ha difeso Naso insieme all’avvocato Francesco Casuscelli.
Le accuse sui presunti scarichi del depuratore
Naso era imputato nella sua qualità di consulente tecnico della I-Energy Srl, società con sede a Jonadi che gestiva l’impianto di depurazione di Silica, nel territorio comunale di Vibo Valentia. Tre i reati contestati: inquinamento ambientale, getto pericoloso di cose e deturpamento di bellezze naturali. Secondo l’ipotesi formulata nell’avviso di conclusione delle indagini, dall’impianto sarebbero fuoriusciti ripetutamente reflui fognari non depurati, contenenti metalli pesanti ed elevate concentrazioni di Escherichia coli. Gli scarichi avrebbero raggiunto il torrente Sant’Anna e successivamente il mare, provocando una compromissione significativa e misurabile delle acque e un’alterazione dei luoghi sottoposti a protezione. Era questo il quadro accusatorio iniziale sul quale si è sviluppato il procedimento, concluso per Naso con la sentenza di assoluzione.
La contestazione limitata ai mesi dell’incarico
Prima della richiesta di giudizio abbreviato, i difensori hanno depositato una memoria per ricondurre le contestazioni al periodo in cui Naso aveva effettivamente svolto l’incarico di consulente. Nell’atto di chiusura delle indagini, le condotte erano indicate “dal mese di agosto 2024 e con condotta in atto“. L’intervento della difesa ha ottenuto la rideterminazione del periodo contestato, circoscritto dal 1° giugno al 30 settembre 2024, corrispondente alla durata dell’incarico.
Gli argomenti della difesa e l’assoluzione
Nel corso della discussione, la difesa ha posto al centro due elementi. Il primo riguarda il funzionamento del depuratore: secondo i legali, dagli stessi atti d’accusa emergeva che l’impianto aveva funzionato correttamente durante il periodo di gestione della società. Il secondo riguarda l’attribuzione della responsabilità a Naso. Gli avvocati hanno evidenziato che mancava un nesso causale tra la condotta dell’imputato e l’inquinamento del torrente Sant’Anna, sostenendo che gli elementi raccolti non consentissero una condanna. Anche la Procura ha concluso per il proscioglimento. Il giudizio si è quindi chiuso con l’assoluzione di Antonio Naso per non aver commesso il fatto.













