30 Luglio 2026
30 Luglio 2026
spot_img

Arrestato in blitz contro la ‘ndrangheta, assolto dopo 900 giorni di detenzione ma niente risarcimento: il caso Sorbara

La Corte d’Appello di Torino ha respinto la richiesta presentata dal commercialista ed consigliere regionale di Forza Italia in Valle d’Aosta: "E' infondata"

spot_img
spot_img

Era stato arrestato nel 2019, aveva trascorso 909 giorni in stato di detenzione ed era stato condannato in primo grado a dieci anni di reclusione. Poi l’assoluzione, diventata definitiva, dall’accusa di concorso esterno in associazione mafiosa. Per la Corte d’Appello di Torino, però, Marco Sorbara non ha diritto al risarcimento per ingiusta detenzione. La quarta sezione penale della Corte ha infatti rigettato l’istanza presentata dal commercialista aostano, oggi consigliere regionale di Forza Italia in Valle d’Aosta, coinvolto nel processo “Geenna” sulla presenza della ’ndrangheta nel Nord Italia.

La Corte: “La richiesta è infondata”

Secondo quanto anticipato dalla Tgr Valle d’Aosta, i giudici torinesi hanno ritenuto “infondata” la domanda di riparazione avanzata da Sorbara. Nell’ordinanza viene sottolineato che la sentenza di assoluzione pronunciata dalla Corte d’Appello il 19 luglio 2021 non avrebbe escluso il verificarsi di alcuni fatti emersi durante il procedimento. In particolare, secondo i giudici, la decisione assolutoria “non ha escluso il verificarsi di certi accadimenti storici e non ha smentito la portata di alcuni elementi di prova utilizzati dal giudice della cautela a sostegno del grave quadro indiziario”. Elementi rispetto ai quali, si legge ancora nel provvedimento, potrebbe essere mosso a Sorbara “un rimprovero a titolo di colpa grave”. Una valutazione che, secondo la Corte, impedirebbe il riconoscimento dell’indennizzo per l’ingiusta detenzione.

Dal blitz alla condanna, poi l’assoluzione definitiva

L’inchiesta “Geenna” era scattata il 23 gennaio 2019 con un blitz che aveva portato all’arresto di Sorbara e di altre 15 persone. Il procedimento riguardava la presunta presenza e operatività di una struttura della ’ndrangheta in Valle d’Aosta. Sorbara, inizialmente condannato a dieci anni di carcere, era stato successivamente assolto dall’accusa di concorso esterno in associazione mafiosa. L’assoluzione era poi diventata definitiva. Il proscioglimento, tuttavia, non ha portato automaticamente al riconoscimento della riparazione economica. La Corte d’Appello ha infatti distinto l’esito del processo penale dalla valutazione della condotta tenuta dall’interessato prima dell’applicazione della misura cautelare.

Il processo “Geenna” non è ancora concluso

La vicenda giudiziaria non è ancora definitivamente chiusa per tutti gli imputati. Resta aperto l’ultimo filone del procedimento, per il quale dovrà essere celebrato un terzo processo d’appello. Il nuovo giudizio riguarda il ristoratore aostano Antonio Raso, condannato a otto anni nell’appello bis di Torino, l’ex consigliere comunale di Aosta Nicola Prettico e Alessandro Giachino, condannati entrambi a sei anni e otto mesi. I tre sono accusati di associazione mafiosa. È stata inoltre annullata con rinvio l’assoluzione di Monica Carcea, già assessora comunale di Saint-Pierre. Anche la sua posizione dovrà quindi essere nuovamente esaminata.

Sorbara non commenta: “Attendo la conclusione della procedura”

Interpellato dall’Ansa, Marco Sorbara ha preferito non commentare nel merito l’ordinanza della Corte d’Appello. Il consigliere regionale ha spiegato di ritenere “corretto attendere la conclusione dell’intera procedura e l’esaurimento di tutti i possibili strumenti di ricorso previsti dall’ordinamento”. La decisione dei giudici torinesi potrebbe dunque essere impugnata attraverso gli ulteriori rimedi previsti dalla legge.

spot_img
spot_img
spot_img

ARTICOLI CORRELATI

spot_img

ULTIME NOTIZIE

spot_img
× Sponsor